La terapia
L’obbiettivo della terapia è quello di raggiungere e/o
mantenere:
- la miglior funzione intestinale
- il miglior stato di nutrizione
- la miglior qualità di vita possibile nel singolo
caso
La terapia può essere sia medica che chirurgica, e può
essere spesso attuata in associazione.
La terapia medica consiste in:
- farmaci che regolano la secrezione, la motilità
intestinale e la crescita batterica intestinale;
- agenti trofici per la mucosa intestinale;
- soluzioni reidratanti orali;
- diete speciali, compresa la nutrizione
artificiale di tipo enterale (attraverso l’apparato
digerente);
- nutrizione artificiale di parenterale domiciliare
(per via venosa effettuata a domicilio).
La terapia chirurgica consiste in:
- interventi chirurgici mirati ad aumentare la superficie intestinale assorbente o a modificare il transito intestinale;
- trapianto di intestino.
Scelta della terapia
Quando il recupero della funzione intestinale non avviene, le
uniche possibilità terapeutiche sono la Nutrizione Parenterale
Domiciliare e il Trapianto di Intestino, le quali sono quindi
due terapie salvavita.
La Nutrizione Parenterale Domiciliare consente al
paziente di nutrirsi adeguatamente, attraverso l’infusione
delle sostanze nutritive direttamente nelle vene, per mezzo
di speciali cateteri (intestino artificiale). Il paziente
impara ad effettuarla da solo a domicilio, di solito durante
le ore notturne, mentre di giorno può condurre una vita
normale. La NPD è una terapia sostitutiva della funzione
d’organo persa, paragonabile alla dialisi per i pazienti con
insufficienza renale (rene artificiale). Il trapianto
d’intestino, consiste nella sostituzione dell’intestino
malato con un intestino sano prelevato da donatore; il
trapianto di intestino è definito isolato, quando viene
trapiantato solo l’intestino tenue, oppure multi viscerale
quando vengono trapiantati contemporaneamente anche altri
organi come il fegato, il pancreas, lo stomaco). Il trpianto
di intestino è la terapia curativa dell’insufficienza
intestinale.
La scelta tra trattamento sostitutivo (la nutrizione
parenterale domiciliare) e trattamento definitivo (trapianto
di intestino) della IICB irreversibile si basa sul confronto
tra l’efficacia e la sicurezza di ciascuna delle due
terapie. Per efficacia si intende la sopravvivenza, il grado
di recupero e mantenimento dello stato di nutrizione, il
grado di riabilitazione socio-lavorativa e di qualità di
vita e per sicurezza si intende il rischio di complicanze.
Attualmente, a livello internazionale, la nutrizione
parenterale domiciliare, condotta attraverso appropriati
protocolli clinico-organizzativi, viene considerata la prima
opzione terapeutica per i pazienti con IICB irreversibile.
Il trapianto di intestino è indicato quando non è più
possibile continuare la nutrizione parenterale oppure quando
la malattia gastrointestinale mette a rischio la vita del
paziente.
Poiché l'esito del trapianto di intestino è migliore nei
pazienti che vengono sottoposti ad intervento mentre sono
ancora in buone condizioni generali, è ritenuta fondamentale
la precoce individuazione dei pazienti candidati
all’intervento.
Va tenuto conto che nella scelta tra nutrizione
parenterale domiciliare e trapianto di intestino hanno un
ruolo decisivo le controindicazioni che ciascun trattamento
può avere. Mentre non esistono praticamente
controindicazioni assolute alla nutrizione parenterale
domiciliare, per cui è sempre possibile fare questa
terapia. Al contrario, esistono diverse controindicazioni
al trapianto di intestino, per cui anche in presenza di
precise indicazioni, non sempre è possibile fare
l’intervento.
Prognosi dei pazienti con insufficienza intestinale
cronica benigna senza controindicazioni al trapianto di
intestino
Sopravvivenza
Nei pazienti in nutrizione parenterale domiciliare,
la prognosi dipende essenzialmente da fattori relativi al
paziente e alla malattia di base, mentre sono rari i decessi
dovuti a complicanze della terapia. La sopravvivenza a 5
anni è risultata del 87%, con una riduzione al 83% in
caso di complicanze gravi dovute al catetere venoso centrale
e al 56% sin caso di sviluppo di insufficienza epatica.
La prognosi post-trapianto di intestino dipende
essenzialmente dal tipo di protocollo immunosoppressivo
utilizzato e dalle condizioni generali del paziente al
momento del trapianto. Quasi tutti i decessi
post-trapianto sono dovuti a rigetto o a complicanze della
terapia immunosoppressiva. La sopravvivenza a 5 anni è
risultata del 54%, con un aumento fino al 78% (miglior
dato ottenuto in letteratura) in coloro che sono stati
sottoposti a trapianto di intestino isolato e che erano in
buone condizioni al momento del trapianto. Efficacia
nutrizionale
La maggior parte dei pazienti in nutrizione parenterale
domiciliare raggiunge e mantiene uno stato di nutrizione di
grado discreto/buono.
Il 75% dei dei pazienti che si sottopongono a trapianto
di intestino raggiunge la piena sufficienza intestinale,
mentre circa il 25% continua ad avere necessità di
nutrizione o idratazione parenterale domiciliare.
Qualità di vita
Nei pazienti in nutrizione parenterale domiciliare è
stata osservata una riduzione della qualità di vita legata
alla componente fisica mentre la qualità di vita legata alla
componente emotiva era uguale a quella dei soggetti sani.
Nel complesso, i risultati sono simili a quelli ottenuti
in pazienti in dialisi per insufficienza renale.
Confrontando poi la qualità di vita dei pazienti in
nutrizione parenterale domiciliare con quelli sottoposti a
trapianto di intestino, senza complicanze in atto e senza
necessità di catetere venoso centrale, il punteggio della
qualità di vita è risultato migliore nei trapiantati. |