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Il professore Renato Seracchioli ricorda Carlo Flamigni

5 Luglio 2020
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‘Ognuno penserà ai suoi, di maestri, a quelli che hanno acceso le stelle filanti del desiderio’

Incontrai casualmente il Prof. Carlo Flamigni nel 1983, in ospedale. Mi ero da pochi giorni laureato con una tesi in Pediatria ed era quella la strada che avevo intenzione di percorrere.

Nei pochi minuti di colloquio durante il quale parlammo di cose comuni e apparentemente senza troppa importanza non mi accorsi che Lui aveva gettato un seme nella mia mente che poi non si sarebbe più seccato.  Dopo pochi giorni mi presentai nel suo studio chiedendogli di poter lavorare nel suo gruppo. Mi disse che stava iniziando il progetto della Fecondazione in Vitro e che, se la cosa mi interessava, potevo farvi parte. Allora non sapevo nulla di questo argomento, ma qualcosa dentro di me, mi diceva che avrei dovuto accettare.

Nacque così, per un incontro fortuito, la scintilla che ha acceso il mio amore per la Ginecologia la Fisiopatologia della Riproduzione e che, come una reazione atomica si è autoalimentata nel tempo. Ripensando ora a quell’episodio, il ricordo più presente è quello della sua voce, dei modi e dei toni e della capacità di tramettere agli altri le sue convinzioni.

Ho voluto iniziare con un piccolo episodio personale che tuttavia dice tanto di Carlo Flamigni, un maestro nel vero senso del termine.

Ma cosa possiamo ricordare di lui.

Senz’altro i suoi innumerevoli successi come medico e cattedratico, la sua capacità di precorrere i tempi, il primo laboratorio Italiano di Endocrinologia Ginecologica, le lotte per l’istituzione dei consultori, le battaglie affinché alla sterilità venisse data la dignità di malattia e l’avventura della fecondazione assistita. Ma anche i veri e propri conflitti per l’affermazione della legge 194, per l’interruzione di gravidanza farmacologica e contro la legge 40 sulle Procreazioni Medicalmente Aassistite, di cui indicò fino dall’inizio le iniquità e le incongruenze che poi nel vennero nel tempo corrette dalle sentenze dei giudici. Tutto questo supportato da centinaia di pubblicazioni scientifiche che ne hanno sugellato l’eccellenza come scienziato e nella seconda parte della sua vita da innumerevoli pubblicazioni e saggi che ne hanno dimostrato la capacità di penetrare a fondo problemi complessi come l’origine della vita o la dignità della morte. In aggiunta a tutto questo una cultura senza confini che rendeva ogni colloquio un momento importante (ricordo gli affollatissimi appuntamenti col caffè mattutino, in reparto dopo la visita, imperdibili per il suo saper trarre da una semplice notizia del giorno una piccola lezione magistrale o collegamenti culturali per noi troppo arditi). E da qui, dalla sua necessità di spaziare in terreni più ampi rimanendo al contempo legato alla sua terra d’origine (la Romagna) sono nate le sue pubblicazioni letterarie dove aveva lasciato da parte la scienza e si era concentrato sulla natura umana, altra sua grande passione. Nei suoi romanzi si evince chiaramente la necessità di stare dalla parte dei deboli. E questa è stata la sua altra grande caratteristica. Tutte le sue battaglie per le donne e soprattutto per le loro scelte difficili e dolorose, per la difesa dei loro diritti, le ha portate avanti senza mai pensare alle difficoltà, alla disparità di forze in campo, alle conseguenze, ma semplicemente perché le riteneva giuste.

E’ difficile quindi racchiudere una persona così ‘vasta’ nel recinto di poche parole. La cosa migliore sarebbe quella, a mio avviso, di evitare di considerare ogni sua singola capacità e di guardarlo un po’ da lontano nella sua enorme totalità. Se devo proprio riassumere il suo insegnamento in poche parole penso che avrebbe piacere se riportassi questo suo pensiero: ‘La natura umana è complessa, va studiata, ma soprattutto, va capita’.

Vorrei finire citando un noto libro di Massimo Recalcati ‘L’ora di lezione’: ‘Ognuno penserà ai suoi, di maestri, a quelli che hanno acceso le stelle filanti del desiderio. Ne ricorderà la voce, quel peculiare timbro, le inflessioni, la particolarità. Perché è vero, della figura dei maestri possiamo avere dei ricordi che perdono fuoco col tempo ma non della loro voce. La voce che è corpo, espressione materiale e spirituale del desiderio di insegnare’.

                                                                                  Grazie Professore

                                                                                  Renato Seracchioli