Campagne di comunicazione/informazione
3 Dicembre 2009
Influenza da virus A/H1N1 - Le risposte alle domande più frequenti
Come si trasmette la nuova influenza? Quali sono i comportamenti più appropriati per bambini, anziani e donne in gravidanza?
Pubblichiamo qui le domande e le risposte costantemente aggiornate agli interrogativi più frequenti, redatte dalla prof.ssa Maria Paola Landini , Direttore dell'Unità Operativa di Microbiologia.
È inoltre possibile visionare le immagini del video dedicato.
Caratteristiche generali sulla pandemia e sul nuovo virus influenzale
Cos'è il virus dell’influenza?
I virus responsabili dell'influenza appartengono alla famiglia Orthomixoviridae (dal greco orto : dritto e myxa : muco) e si dividono in tre tipi: A, B e C . I primi due sono responsabili della classica forma di influenza, mentre il tipo C, che causa infezioni generalmente asintomatiche, può, a volte, provocare un' infezione simile al raffreddore. I virus di tipo B sono presenti solo nell'uomo e non esistono sottotipi distinti. I virus di tipo A, invece, circolano sia nell'uomo che in varie specie animali (uccelli, maiali, cavalli) e sono a loro volta suddivisi in sottotipi. Di solito il virus si trasmette dagli uccelli al maiale e da quest'ultimo all'uomo.
Sulla superficie dei virus influenzali sono presenti due proteine molto importanti poiché sono quelle che permettono al virus di agganciare e penetrare nelle cellule delle mucose delle vie aeree ed iniziare il processo infettivo. Si tratta dell’ Emoagglutinina (HA) di cui se ne conoscono 16 diverse sottotipi (H1-H16) e della Neuraminidasi (NA) di cui se ne conoscono 9 diversi sottotipi (N1-N9). Tutti i sottotipi sono stati trovati negli uccelli selvatici, che rappresentano il reservoir naturale di tutti i virus dell’ influenza di tipo A e sono la fonte di infezione per tutti gli altri animali.
Cos'è una pandemia influenzale?
Le infezioni da virus influenzali possono avere le seguenti diverse tipologie di diffusione:
• stagionale: collegata alla stagione fredda, si verifica in autunno-inverno nell’ emisfero settentrionale, in primavera-estate in quello meridionale. • endemica: casi sporadici che si verificano tutto l'anno • epidemica: un cluster di infezioni a livello locale • pandemica (dal greco antico pan-demos, "tutto il popolo"): è un’epidemia con rapida diffusione a tutto il mondo e un elevato numero di casi anche gravi appartenenti a tutti i gruppi di età. Perché ciò avvenga non è sufficiente che compaia un nuovo virus ma occorre anche che questo sia capace di trasmettersi da uomo a uomo in modo molto efficiente.
Quante pandemie influenzali ci sono state nell’ultimo secolo?
L'influenza A/H1N1 è la prima pandemia del XXI secolo. Nel secolo scorso ne sono avvenute tre: l'influenza Spagnola (A/H1N1) del 1918-19, l'Asiatica (A/H2N2) del 1957-58 e quella di Hong Kong (A/H3N2) del 1968-69. Veramente grave fu la Spagnola con 50 milioni di persone decedute che rappresentavano il 2.5% della popolazione di allora. Molti dei decessi, comunque, furono da attribuire a complicanze batteriche oggi curabili con gli antibiotici.
Quante sono le fasi e i livelli di rischio di una pandemia?
Nel 2009 l’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità, ha rivisto le fasi di una eventuale pandemia e ha deciso di utilizzare come metodo di misurazione una scala da 1 a 6. Lo schema seguente sintetizza le fasi e i livelli di rischio di una eventuale pandemia.
FASE 1-2: INFEZIONI PREVALENTEMENTE NELL’ ANIMALE FASE 3: INFEZIONE NELL'UOMO MA ASSENZA DI TRASMISSIONE INTERUMANA FASE 4: POCHI CASI UMANI CON LIMITATA TRASMISSIONE INTERUMANA ( IL VIRUS NON E' BEN ADATTATO ALL'UOMO) FASE 5: DIFFUSIONE INTERUMANA LOCALIZZATA ( IL VIRUS MIGLIORA IL SUO ADATTAMENTO ALL'UOMO, MA NON E' ANCORA PIENAMENTE TRASMISSIBILE) FASE 6: AUMENTATA E PROLUNGATA TRASMISSIONE NELLA POPOLAZIONE GENERALE: PERIODO PANDEMICO
Nel corso della diffusione del nuovo virus A/H1N1, l’ OMS l’11 giugno 2009 ha annunciato la fase 6, che, di fatto, sancisce che è in corso una vera e propria pandemia.
Oltre all’influenza pandemica stanno circolando altri virus respiratori?
Un dato che sta emergendo è l’attuale insorgenza di un elevato numero di infezioni respiratorie causate da batteri e da virus diversi da quello pandemico. Si tratta soprattutto di virus para-influenzale, Rhinovirus e Adenovirus che si trovano sia in pazienti con A/H1N1 che in pazienti negativi per A/H1N1. Quindi è molto probabile che il numero di soggetti oggi realmente coinvolti nell’evento pandemico sia minore di coloro che presentano sintomatologia respiratoria.
Cos'è la nuova influenza provocata dal virus A/H1N1?
La nuova influenza A/H1N1 è una infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi fondamentalmente simili a quelli classici dell’influenza stagionale. Come per l’influenza stagionale sono possibili complicazioni gravi, quali la polmonite. Come l’influenza stagionale, può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti e sono stati segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite ed insufficienza respiratoria) e decessi associati ad infezione da virus A/H1N1. I primi casi della nuova influenza umana da virus A/H1N1 sono state riscontrate occasionalmente fin dagli anni '50 e sono legate ad esposizione e contatti ravvicinati tra maiali e uomo; il nuovo virus A/H1N1 è infatti di derivazione suina nel senso che almeno due diversi virus del suino (uno deriva dal virus che ha causato la pandemia del 1918) si sono ricombinati con un virus umani e un virus aviario dando origine ad un nuovo ceppo di virus capace di infettare l’ uomo e trasmettersi a livello interumano con grande efficienza.
Come è nata la nuova influenza?
Quando virus influenzali di differenti specie animali infettano i suini, i virus possono andare incontro a fenomeni di "riassortimento" e possono emergere nuovi virus che sono un mix di virus umani/aviari/suini. Nel corso degli anni, sono emerse diverse varianti di virus influenzali suini; al momento, nei maiali sono stati identificati 4 sottotipi principali di virus influenzali di tipo A: H1N1, H1N2, H3N2, and H3N1. Comunque, la maggior parte dei virus isolati recentemente nei maiali sono stati H1N1. Il nuovo virus A/H1N1 è diverso da quelli circolati nei suini dagli anni 50 in poi, infatti, pur essendo di derivazione suina, è ricombinato con virus umani e aviari. Questo ricombinante si è ben adattato all’uomo ed è diventato trasmissibile da persona a persona con grande efficienza. Non c’è alcuna prova che questo riassortimento sia avvenuto in Messico.
Il nuovo virus è veramente di origine suina?
Fermo restando che l’origine di tutti i virus influenzali sta negli uccelli acquatici, il patrimonio genetico del nuovo virus è alquanto complesso. Infatti è composto da 8 geni che hanno diversa provenienza:
- 2 originano da virus aviari, ma sono passati nei suini e hanno circolato in Europa e in Asia
- altri 3 derivano dal mondo aviario ma sono passati attraverso la popolazione suina e circolano comunemente negli allevamenti suinicoli in nordamericani
- altri 2 geni sono passati dai virus aviari al suino in Nord America
- 1 gene e’ passato dagli uccelli direttamente ad infettare l’uomo, poi dall’ uomo al suino
Che differenza c’è tra l’influenza da nuovo virus influenzale A/H1N1 e l'influenza suina?
La tipica influenza suina è un’infezione virale acuta delle vie respiratorie dei maiali causata da virus influenzali di tipo A. Il tasso di mortalità tra i maiali è basso e la guarigione avviene in circa 7-10 giorni. Le infezioni influenzali di origine suina, possono colpire anche uccelli selvatici, pollame, cavalli ed esseri umani, ma la trasmissione interspecie è considerata un evento raro. Ad oggi, nei maiali sono stati identificati 3 sottotipi principali di virus influenzali di tipo A: H1N1, H1N2, H3N2. Infezioni zoonotiche umane con virus di influenza suina sono state individuate occasionalmente sin dalla fine degli anni 50, tra persone con alle spalle un’esposizione diretta ai maiali (per esempio, chi lavora negli allevamenti di suini). In Europa, fin dal 1958 sono stati registrati un totale di 17 casi. Al contrario del tipico virus dell’influenza suina, il nuovo virus influenzale di tipo A/H1N1 può trasmettersi da uomo a uomo.
Perché la pandemia da virus A/H1N1 è diversa dall’ influenza che ritorna ogni anno?
Le epidemie stagionali si hanno in autunno-inverno e, poiché nell'emisfero boreale e in quello australe la stagione fredda giunge in periodi dell'anno opposti, il nostro pianeta soffre di due stagioni influenzali ogni anno che possono essere causate da una moltitudine di sottotipi e varianti. Ogni anno alcuni ceppi non si propagano, altri possono causare epidemie ed altri ancora pandemie. Questo è dovuto alla tendenza di tutti i virus influenzali a variare e a ricombinarsi tra loro, acquisendo la capacità di aggirare l’immunità presente nella popolazione dovuta a pregresse infezioni.
Gli studi epidemiologici condotti dalla rete di laboratori sentinella coordinati dall’ OMS, fanno ritenere che i ceppi di virus influenzale della stagione invernale 2009/2010 saranno:
1) virus simili al ceppo A/Brisbane/59/2007 (H1N1),
2) virus simili al ceppo A/Brisbane/10/2007 (H3N2),
3) virus simili al ceppo B/Brisbane/60/2008.
Le pandemie, invece, sono causate (ogni 20-30 anni) da sottotipi virali del tutto nuovi o che non circolano nella popolazione da moltissimo tempo. Il ceppo pandemico attuale (A/H1N1) è un ricombinante tra ceppi suini, un ceppo aviario e un ceppo umano che, non esistendo prima, ha trovato tutta la popolazione mondiale suscettibile.
Come è progredita l’infezione da virus A/H1N1 a livello mondiale?
Nell’aprile di quest’anno casi di influenza causati da un virus di tipo A non tipizzabile sono stati riscontrati in Messico e nel Sud California e, grazie all’analisi della sequenza genomica del primo virus identificato, si è stabilito che si trattava di un virus influenzale di tipo A/H1N1 nuovo, ovvero un ricombinante tra un virus umano, uno aviario e due virus dei suini, uno dei quali direttamente derivante dal virus che causò l’ epidemia del 1918. L’origine geografica del nuovo virus resta ancora sconosciuta, ma sembra molto improbabile che sia messicana.
Poiché il virus è nuovo, la popolazione non ha immunità specifica e ciò ha permesso la diffusione rapida dell’infezione, nonostante tutte le misure di contenimento adottate dai primi paesi colpiti e dagli organismi internazionali. Durante i mesi di luglio e agosto il propagarsi della infezione ha subito un rallentamento nei paesi dell’emisfero boreale, che hanno attraversato la stagione calda, mentre ha continuato la sua strada nei paesi dell’altro emisfero dove vi era la stagione fredda. Particolarmente rapida la diffusione in Australia e in Sud America dove il contagio è diventato rapidamente così esteso che le autorità sanitarie hanno smesso presto di contare i casi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), vista l’estensione della infezione, già a giugno ha dichiarato lo stadio di allerta massimo che è quello di vera e propria pandemia in corso (livello 6). Oggi il virus è già diffuso in tutti i continenti e si sta assistendo al fenomeno inverso della diffusione. Infatti, la diffusione sta rallentando nell’ emisfero australe e sta accellerando nell’emisfero boreale, che sta –adesso- entrando nella stagione fredda.
Perché il freddo favorisce la diffusione?
Ci sono almeno due fattori che svolgono un ruolo importante. Il primo è che respirando aria fredda si ha una congestione dei vasi delle mucose respiratorie e ciò porta ad un rallentamento del flusso ematico in quel distretto e quindi ad una minor protezione (meno transito di globuli bianchi).
La seconda è di tipo comportamentale in quanto nella stagione fredda si tende a stare più frequentemente negli interni, spesso affollati.
Com’è la situazione in Europa e in Italia?
Mentre nei primi mesi della pandemia la trasmissione interumana avveniva solamente negli USA, in Messico ed in Inghilterra, da luglio in poi il virus ha incominciato a circolare nella popolazione di molti Paesi (anche europei), senza collegamenti diretti con viaggiatori provenienti dalle aree più a rischio.
In Europa tutti gli Stati membri hanno segnalato un forte aumento dei casi con l’inizio della stagione fredda. In Italia la diffusione dell’infezione è stata abbastanza lenta durante i mesi di aprile-giugno, grazie alle misure di sorveglianza e controllo nazionali e regionali, ma anche grazie alla stagione calda e al minor traffico di passeggeri con gli USA rispetto ad altri Paesi. Un aumento dei casi si è avuto dalla fine di luglio in poi per il ritorno dei turisti e degli studenti dai paesi più colpiti. Rilevante è stato il rientro in Italia di centinaia di ragazzi che avevano passato il mese di luglio in Inghilterra e in Irlanda a studiare l’inglese. Con l’arrivo del freddo autunnale i casi sono aumentati velocemente anche in Italia e alla fine di ottobre-inizio novembre se ne contano ormai varie centinaia di migliaia. I pazienti deceduti sono, in larga maggioranza, soggetti appartenenti a gruppi a rischio.
Quanto durerà la pandemia?
L’OMS stima che oltre due bilioni di persone si infetteranno nei prossimi due anni (2010-2011). La fase acuta, il cosiddetto picco pandemico, dovrebbe durare dalle 6 alle 10 settimane. Alla fase pandemica seguirà la circolazione del virus nel circuito delle influenze stagionali.
Siamo all'inizio di dicembre. È vero che il picco pandemico sta calando?
In realtà in Italia è osservata una flessione nell’andamento della curva di crescita della pandemia e ora è in corso un evidente calo nel numero dei soggetti ammalati.
COMUNICATO STAMPA dell’Organizzazione Mondiale della Sanità - 3 dicembre 2009
L'OMS è consapevole di alcune preoccupazioni, espresse dai media, che i legami con l’industria farmaceutica, tra esperti in materia degli organi consultivi e l’Organizzazione può influenzare le decisioni politiche, in particolare quelle relative alla pandemia influenzale.
L’OMS storicamente collabora con l’industria farmaceutica, per motivi legittimi. Gli sforzi per migliorare la salute dipendono da un migliore accesso di alta qualità e di farmaci a prezzi accessibili, vaccini e diagnostica. Interventi medici, tra cui farmaci antivirali, vaccini e test diagnostici, sono da tempo riconosciuti per il loro ruolo nel mitigare l’impatto sulla salute di una pandemia influenzale. Le aziende farmaceutiche hanno un ruolo essenziale in questo senso e l’OMS si è impegnata con loro per perseguire i suoi obiettivi di salute pubblica.
I potenziali conflitti di interesse e profitto, sono inerenti a qualsiasi rapporto tra normativa e l’agenzia di sviluppo della salute. Considerazioni analoghe si applicano quando gli esperti consigliano l’Organizzazione di avere legami professionali con le aziende farmaceutiche. A questo proposito numerose clausole di salvaguardia sono in atto per gestire eventuali conflitti di interesse o la loro percezione.
Gli esperti esterni che forniscono consulenza sono tenuti a presentare una dichiarazione di interessi, i dettagli professionali o interessi finanziari che possano compromettere l’imparzialità dei loro consigli. Sono attuate procedure per individuare, indagare e valutare potenziali conflitti di interesse, rivelandoli, e prendere opportune misure quali l’esclusione di un esperto alla partecipazione a una riunione.
La pandemia influenzale sta fornendo la prima grande prova del nuovo regolamento sanitario internazionale, che è stato approvato dall’OMS e dagli Stati membri nel 2005 ed entrato in vigore legale nel 2007. I regolamenti prevedono un ordinato meccanismo basato su regole per coordinare la risposta alle emergenze di sanità pubblica di rilevanza internazionale, come quella provocata dal virus H1N1.
Oltre a proteggere la salute pubblica contro la diffusione internazionale delle malattie, i regolamenti contengono disposizioni per evitare inutili interferenze con i viaggi e gli scambi internazionali.
Ai sensi delle disposizioni dei regolamenti di revisione, un comitato d’emergenza consiglia il Direttore Generale dell’OMS in materia, come dichiarare una emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale, la necessità di aumentare il livello di allerta pandemia dopo la diffusione del virus H1N1, e la necessità di introdurre misure temporanee, come ad esempio le restrizioni sui viaggi e gli scambi. Le decisioni definitive sono prese dal direttore generale, guidato dai consigli del Comitato.
Tutti i membri del comitato di emergenza firmano un accordo di riservatezza, forniscono una dichiarazione di interessi, e decidono di dare il loro tempo consultivo liberamente, senza alcun compenso. I membri del comitato sono tratti da un elenco di circa 160 esperti che coprono una vasta gamma di settori della salute pubblica. Il quadro per l’adesione è fissato nel regolamento sanitario internazionale. Ogni Stato parte dello Statuto ha il diritto di nominare un membro del registro ed esperti supplementari sono nominati dal direttore generale. Le raccomandazioni del comitato di emergenza sono immediatamente rese pubbliche sul sito web dell’OMS insieme con le relative decisioni del direttore generale.
In risposta alla pandemia, l’OMS ha anche richiamato il parere di un organismo permanente di esperti, il Consiglio consultivo strategico del Gruppo di esperti sulla Immunizzazione (SAGE), che consiglia l’OMS per l’uso di vaccini. I membri del SAGE sono altresì tenuti a dichiarare tutti gli interessi professionali e finanziari, compresi i finanziamenti ricevuti da società farmaceutiche o di consulenza o di altre forme di impegno professionale con le aziende farmaceutiche. I nomi e le affiliazioni dei membri del SAGE sono pubblicate sul sito web dell’OMS, unitamente alle relazioni degli incontri e di dichiarazioni di interesse presentate da parte degli esperti.
Accuse di conflitto di interessi non dichiarate sono prese molto sul serio dall’OMS, e vengono immediatamente esaminate.
La percezione pubblica circa la pandemia di influenza H1N1, così come i piani nazionali di preparazione, sono stati fortemente influenzati da una stretta sorveglianza nel corso degli anni del virus H5N1 altamente letale, dell’influenza aviaria, che è stato ampiamente riconosciuto come il virus più probabile a causare la prossima pandemia influenzale. Una pandemia causata da un virus che uccide oltre il 60% delle persone infettate, è sorprendente, e per fortuna, molto diverso dalla realtà attuale della pandemia.
Regolare la percezione del pubblico per far comprendere che l’H1N1 è un virus molto meno letale, è stato problematico. Tenuto conto della discrepanza tra ciò che era previsto e quanto è successo, una ricerca di secondi fini da parte di OMS e dei suoi consulenti scientifici è comprensibile, ma senza alcuna giustificazione.
L’OMS ha sempre valutato l’impatto della pandemia di influenza, come moderato. L’OMS ha sempre ricordato alla comunità medica, ai servizi pubblici e ai mezzi di comunicazione che la stragrande maggioranza dei pazienti avrebbe avuto un’esperienza influenzale lieve e avrebbe recuperato completamente entro una settimana, anche senza alcuna forma di trattamento medico. L’OMS ha sempre sconsigliato tutte le restrizioni sui viaggi e gli scambi. Sebbene i virus dell’influenza sono notoriamente imprevedibili, si spera che questa incidenza moderata continuerà per tutta la durata della pandemia.
Trasmissione, incubazione, sintomi
Come si trasmette la nuova influenza?
Le modalità di trasmissione da uomo a uomo del nuovo virus influenzale non differiscono dalle modalità con le quali si trasmette l’influenza ogni anno, cioè:
1. per via diretta : attraverso le goccioline di secrezioni respiratorie e di saliva emesse con la tosse, lo starnuto, ma anche con la parola e il respiro. Ci si può infettare a 15-20 centimetri dal soggetto ammalato attraverso il respiro, a un metro se chi è infettato starnutisce, a circa tre metri dopo un colpo di tosse.
2. per via indiretta : attraverso le mani, che vengono in contatto con oggetti e superfici contaminate da secrezioni di persone infette (maniglie, corrimani, piani di tavoli e banchi di lavoro, rubinetti, attrezzature sportive, etc) e poi portando le mani non lavate agli occhi, al naso o alla bocca.
Quanto è lungo il periodo di incubazione?
Le ricerche in corso suggeriscono che il periodo di incubazione sia di 2-7 giorni a seconda delle quantità di virus con il quale un soggetto è venuto a contatto, nonchè delle sue condizioni fisiche.
Quali sono i sintomi della nuova influenza umana da virus A/H1N1?
L'influenza A/H1N1 viene definita un'affezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di circa 38 gradi o superiore accompagnata da uno dei seguenti sintomi:
o cefalea o malessere generalizzato o sensazione di febbre (sudorazione brividi) o astenia (debolezza)
e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori:
o tosse o mal di gola (faringodinia) o congestione nasale
Per quanto riguarda i bambini , è importante considerare quanto indicato per gli adulti tenendo conto che:
• i bambini più piccoli non sono in grado di descrivere i sintomi generali, che invece si possono manifestare con irritabilità, pianto, inappetenza • nel lattante l'influenza è spesso accompagnata da vomito e diarrea e solo eccezionalmente da febbre • occhi arrossati e congiuntivite sono caratteristici dell'influenza nei bambini in età prescolare, in caso di febbre elevata • nel bambino di 1-5 anni la sindrome influenzale si associa frequentemente a laringotracheite e bronchite e febbre elevata.
Quando devo interpellare il medico?
Come per una qualsiasi influenza, è il caso di interpellare il medico curante solo se compaiono sintomi di allarme, che nel caso di un
bambino sono:
• respiro frequente e difficoltoso • colorito cutaneo bluastro • scarsa assunzione di liquidi • forte sonnolenza e scarsa interazione con le altre persone • forte irritabilità, al punto da non voler essere toccato • iniziale miglioramento dei sintomi influenzali, seguito da nuovo peggioramenti con febbre e peggioramento della tosse • febbre accompagnata da eruzione cutanea
Nell'adulto , invece, i sintomi di emergenza sono:
• difficoltà di respiro o respiro corto • dolore o senso di compressione al torace o all'addome • improvvisa vertigine • confusione mentale • vomito persistente o severo
Come si diagnostica l'infezione da virus influenzale A/H1N1 nell'uomo?
Con il passaggio alla fase pandemica e l'incremento progressivo dei casi in Europa e in Italia, sono stati rafforzati i sistemi di sorveglianza, ma non si ritiene più indispensabile la conferma di laboratorio dei casi sospetti e pertanto la diagnosi è basata principalmente sul criterio clinico (sintomi) e sull’anamnesi. I pazienti non sono più tenuti a informare il medico di un viaggio all'estero nei sette giorni prima dell'insorgenza della malattia, o di contatti con soggetti che siano stati nei paesi più a rischio, poiché ormai il numero dei casi è talmente aumentato ovunque nel mondo che il sospetto di influenza A/H1N1 deve essere preso in considerazione anche in assenza di viaggi all'estero o di contatti con soggetti che siano stati all’estero.
La conferma di laboratorio, quando richiesta per soggetti ricoverati o per cluster da definire con certezza, si basa sull’analisi mediante PCR del materiale faringeo prelevato mediante tampone. Il tampone deve essere fatto nei primi 4-5 giorni dall’insorgenza dei sintomi ed inviato ad un laboratorio di riferimento (rete INFLUNET).
Quanto è grave l'influenza da virus A/H1N1 nell'uomo?
Come l'influenza stagionale, l'influenza da virus influenzale A/H1N1 nell'uomo può presentarsi in forma lieve o grave e può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti che possono anche portare a complicazioni gravi (polmonite ed insufficienza respiratoria) e decessi.
L’OMS definisce questa nuova influenza come “moderata” e ciò riflette il fatto che:
- la maggior parte delle persone si riprende dall’infezione senza avere bisogno di essere ricoverata o di ricevere cure mediche - complessivamente, i livelli di gravità dell’influenza A/H1N1 sembrano simili a quelli registrati nel periodo delle influenze stagionali - complessivamente, gli ospedali e i sistemi sanitari nella maggior parte dei Paesi sono stati in grado di far fronte al numero di persone che hanno avuto bisogno di assistenza.
Rispetto all’influenza stagionale, però, il ceppo A/H1N1(2009) sembra essere maggiormente in grado di replicarsi nelle mucose delle profonde vie respiratorie e causare polmonite.
Ma se la nuova influenza non è poi tanto grave perché c'è tanto allarme?
Nell’emisfero australe, che ha appena passato la stagione fredda, la pandemia ha colpito duramente e in Argentina si è avuta una incidenza di 2 volte superiore rispetto a quella delle influenze stagionali, in Cile di 3 volte. L’OMS stima che complessivamente oltre 2 bilioni di persone prenderanno la nuova influenza nel corso di quest’anno e l’anno prossimo, e che dal 10 al 20% di queste richiederanno assistenza. Grandi numeri, quindi, in tempi brevi. Ciò comporta che, se non ci sarà un adeguato controllo della diffusione dell’infezione, mirato a diluirla nel tempo in modo da non avere milioni di persone a letto nelle stesse settimane, la struttura sociale di vari Paesi potrebbe non reggere.
Prendiamo ad esempio i servizi sanitari. Se il 25-30 % degli addetti si ammalerà nel periodo in cui il 25-30% della popolazione sarà ammalato, sarà impossibile dare assistenza a chi ne ha bisogno (malati di influenza ma anche di patologie molto più serie). Alcuni esempi di ciò si sono già verificati. In America latina il servizio sanitario è collassato e a Buenos Aires in luglio hanno dovuto montare 28 ospedali da campo gestiti dall’esercito per far fronte alla drammatica situazione.
Altro punto da sottolineare è che l’infezione da virus pandemico, proprio a causa della sua grande diffusione, si sovrappone a situazioni cliniche pre-esistenti. Chi ci sta andando e ci andrà di mezzo sono soprattutto le persone più deboli, i bambini piccoli, gli anziani, i soggetti debilitati per malattie, malnutrizione, altre infezioni.
E poi c’è un problema di costi. Non si pensi solamente ai profitti delle ditte produttrici di farmaci e vaccini (tra l’altro parte dei quali reinvestiti in Ricerca e sviluppo), ma si rifletta sui costi legati all’influenza. Essi sono enormi e comprendono non solo i costi diretti per l’assistenza sanitaria, ma anche i costi indiretti legati alla perdita di produttività nell’ambito della forza lavoro, nonché i costi intangibili dovuti alla sofferenza fisica, al patimento e al disagio sociale. Gli Svedesi hanno calcolato che, se riusciranno a vaccinare contro la nuova influenza il 60% della popolazione, risparmieranno 2,5 bilioni di corone. Gli Inglesi hanno determinato che ogni dose di vaccino fatta farà risparmiare allo stato 12 Sterline!
In Italia si stima che verranno spesi circa 400 milioni di euro (10-15 a dose di vaccino) per comprare i vaccini, distribuirli e attuare la campagna vaccinale, ma si risparmieranno 3,6 miliardi perché si eviteranno spese derivanti dai molti costi sociali della malattia.
La gravità della nuova influenza può cambiare nel corso del tempo?
I virus con un genoma ad RNA (come il virus dell’influenza) sono quelli che presentano il più alto tasso di mutazioni. L’immunità che viene prodotta contro di essi nel corso della infezione, seleziona le varianti (l’immunità elimina i virus che riconosce, mentre quelli non riconosciuti si propagano). Questo fa si che la gravità della malattia possa cambiare nel corso del tempo e possa manifestarsi con intensità diversa in diverse località e in diverse popolazioni. Inoltre in alcuni paesi (soprattutto Vietnam, Thailandia, Indonesia, Egitto) circola nella popolazione avicola il virus della cosiddetta influenza aviaria (A/H5N1) che occasionalmente è stato trasmesso all’uomo con una mortalità di oltre il 50%. Se il virus dell’attuale pandemia dovesse ricombinarsi con quello dell’ influenza aviaria, potrebbero nascere delle varianti dell’A/H1N1 che hanno la stessa capacità di diffusione, ma sono patogeni come l’A/H5N1. L’attuale pandemia è ancora all’inizio della sua evoluzione (ottobre 2009) e nessuno è in grado di prevederne l’andamento. È certo, però, che essa vada tenuta sotto stretto controllo sanitario e scientifico.
Per quanto tempo una persona infetta può trasmettere il virus dell’influenza ad altre persone?
Le persone con l'Influenza sono molto contagiose tra il secondo e il terzo giorno dopo l'inizio della infezione e cioè per tutto il periodo in cui manifestano sintomi, generalmente per 7 giorni dall’inizio della sintomatologia. I bambini, specialmente quelli più piccoli, possono potenzialmente diffondere il virus per periodi più lunghi In ogni caso, è comunque prudente considerare infetta una persona fino a quando manifesta sintomi.
Diagnosi di laboratorio
Come si esegue il test diagnostico di laboratorio?
Il protocollo per la ricerca del virus A/H1N1 pandemico, accettato a livello delle autorità sanitarie nazionali ed internazionali, si basa sulle istruzioni emanate dal CDC in data 28 Aprile 2009. Questo protocollo prevede l’esecuzione di 4 One-STEP RT-PCR che vengono eseguite nella medesima seduta. Il materiale del tampone nasale e/o faringeo diluito in terreno UTM viene sottoposto ad estrazione degli acidi nucleici e amplificazione con 4 set di primers per identificare, in sequenza, il tipo A, il tipo A suino, H1 e RNasiP. Il test viene ritenuto valido in presenza di una curva di amplificazione per il target RNAse P. Il campione viene ritenuto positivo se amplifica i target H1 e di conferma i target A e A suino.
A cosa serve il test diagnostico?
1) Nei mesi di aprile-agosto il test veniva eseguito per identificare precocemente i casi di infezione e provvedere al loro isolamento con l’obiettivo di ritardare il più possibile il diffondersi massiccio della infezione e parallelamente permettere al servizio sanitario di organizzarsi e alle ditte di preparare dosi sufficienti di vaccino. Si trattava, nei mesi di maggio-agosto, di casi di soggetti che rientravano in Italia dai Paesi colpiti per primi (nell’ordine Messico, USA, Inghilterra, Spagna). L’obiettivo è stato, in buona parte, raggiunto.
2) In un secondo momento, quando, cioè, il virus ha iniziato a diffondersi anche localmente (settembre-ottobre), il target dell’utilizzo del protocollo CDC è stato modificato e la diagnosi di laboratorio è diventata lo strumento per avere contezza della velocità di diffusione della infezione nella popolazione. Anche questo obiettivo è stato raggiunto.
3) Nella terza fase (quella attuale di novembre-dicembre), quando la diffusione ha raggiunto livelli difficilmente controllabili, la diagnosi di laboratorio ha perso di essenzialità immediata, ma è diventata strumento di conferma di casi gravi o particolarmente critici, casi che clinicamente si discostano dalla norma, casi per i quali si sospetta una farmaco-resistenza o, infine, di soluzione di problemi medico-legali.
I Test rapidi che vendono in farmacia sono affidabili?
Si tratta di test che non distinguono tra i diversi tipi di influenza A e che, nonostante vengano indicate sensibilità che si aggirano attorno al 60%, risultati recenti depongono per sensibilità inferiori. Molti di questi, inoltre, non riconoscono il ceppo virale pandemico.
Il risultato ottenibile con questi test rapidi è da considerare solo se, ben eseguita la metodica, il risultato che si ottiene è positivo. In caso di negatività è come non aver fatto il test.
Vaccino
Esiste un vaccino contro il nuovo virus influenzale di tipo A/H1N1?
Un vaccino ad uso animale contro l’influenza suina è disponibile da tempo, mentre il vaccino ad uso umano contro il nuovo virus A/H1N1 è stato ultimato da circa tre mesi da cinque diverse ditte produttrici. L’ Italia ha acquistato 28 milioni di dosi di un vaccino denominato FOCETRIA, dalla Novartis. I test su 6000 soggetti (soggetti adulti in Gran Bretagna, Germania e Svizzera, bambini negli Stati Uniti) sono terminati e l’EMEA (Ente di controllo Europeo) dopo aver controllato i risultati ha dato l’autorizzazione. Ricevuta l’ autorizzazione, il Ministero ha iniziato la distribuzione alle regioni delle prime 500.000 dosi. Altre dosi di vaccino (circa un milione e mezzo) saranno distribuite verso la metà di novembre.
Alcuni paesi hanno già deciso la vaccinazione di massa della popolazione, altri (tra cui il nostro Paese) hanno deciso di vaccinare solamente determinati gruppi di soggetti. Coloro a cui in Italia si è deciso di dare la precedenza nella vaccinazione sono gli addetti alla sanità e ai pubblici servizi, in modo da salvaguardare il servizio sanitario e l’integrità delle infrastrutture critiche del Paese, le donne in gravidanza e le puerpere (poiché si è notato una loro maggior fragilità), i bambini e gli adolescenti appartenenti a gruppi a rischio di complicanze, i soggetti affetti da patologie debilitanti, anch’essi a rischio di complicanze gravi e mortalità, i giovani perché completamente sprovvisti di protezione.
Si spera di vaccinare circa il 40% della popolazione del nostro Paese, elemento importante per contenere gli effetti della pandemia.
Il vaccino contro l’influenza stagionale è efficace anche contro il nuovo virus A/H1N1?
I ceppi virali contenuti nel vaccino per la prevenzione della influenza stagionale 2009/2010 nell’emisfero Nord, sono stati stabiliti dall’OMS e sono:
• ceppo simile al virus A/Brisbane/59/2007 (H1N1) • ceppo simile al virus A/Brisbane/10/2007 (H3N2) • ceppo simile al virus B/Brisbane/60/2008 Ci sono alcune somiglianze tra i virus influenzali H1N1 umani coperti dal vaccino stagionale e il nuovo virus influenzale pandemico A/H1N1, ma le evidenze attualmente non suggeriscono una protezione crociata significativa. Nella stagione invernale 2009/20010 i vaccini anti-influenzali, quindi, saranno due, il trivalente con i ceppi di cui sopra contro l’ epidemia stagionale e il monovalente A/H1N1 contro il ceppo pandemico. Alcuni giornali hanno riportato dubbi sulla sicurezza dei vaccini contro il virus pandemico, visto che sono stati preparati così in fretta. E’ importante sottolineare che l’OMS assicura la completa regolarità e sicurezza di tutte le procedure utilizzate.
Ho visto che il vaccino stagionale contiene un ceppo di virus che si chiama H1N1. È quello pandemico?
No è un altro ceppo che ha già dato luogo ad alcune epidemie stagionali nel corso degli ultimi 30 anni, ma che ha una omologia con il ceppo pandemico solamente del 10% circa.
Mi devo vaccinare?
La vaccinazione contro il virus pandemico non è obbligatoria come non è obbligatoria quella contro i virus stagionali.
Quest’anno è sicuramente auspicabile che il maggior numero di soggetti di età superiore ai 65 anni si sottopongano alla vaccinazione contro l’influenza stagionale (vaccino trivalente contenente i ceppi: A/Brisbane/59/2007 (H1N1)-like virus, A/Brisbane/10/2007 (H3N2)-like virus, B/Brisbane/60/2008-like virus) e che il maggior numero delle persone dei servizi essenziali e delle categorie a rischio di complicanze per l’influenza pandemica si facciano vaccinare contro il nuovo virus pandemico (vaccino monovalente).
Non vi sono controindicazioni alla vaccinazione per entrambe le influenze sempre che si usino un paio di accorgimenti: 1) Si inoculi il vaccino nelle due braccia 2) Si usi un vaccino adiuvato e uno non adiuvato
La vaccinazione è l’intervento medico più importante per ridurre la malattia e i decessi durante una pandemia influenzale. Essa aumenta il livello di protezione individuale e, anche qualora si dovesse contrarre l’infezione, questa sarebbe più lieve e di minor durata. Certamente per avere un impatto forte sull’andamento della pandemia il vaccino dovrebbe essere disponibile in fretta e in larghe quantità.
Chi si deve vaccinare?
Il Ministero e le Regioni hanno deciso che è giusto offrire la vaccinazione alle seguenti categorie di persone:
- Personale sanitario e socio-sanitario, personale delle forze di pubblica sicurezza e della protezione civile, personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco, personale delle forze armate, personale che assicura i servizi pubblici essenziali di cui alla legge 12 giugno 1990 n. 146 e successive modificazioni secondo piani di continuità predisposti dai datori di lavoro o per i soggetti autonomi delle amministrazioni competenti, donatori di sangue periodici. - Donne al secondo o terzo trimestre di gravidanza, donne che hanno partorito da meno di 6 mesi o, in loro assenza, la persona che accudisce il neonato in modo continuativo. - Portatori di almeno una delle condizioni di rischio, di cui al comma 2 dell’art. 1 dell’ordinanza dell 11 settembre 2009*, nonché i soggetti fino a 24 mesi nati gravemente pretermine. - Bambini di età superiore ai 6 mesi che frequentano l’asilo nido, minori che vivono in comunità o istituzionalizzati. - Bambini e adolescenti compresi tra 6 mesi e 17 anni, non inclusi nei precedenti punti - Persone tra i 18 e 27 anni non incluse nei precedenti punti
* A questo fine, si intende per rischio almeno una delle seguenti condizioni: malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio, inclusa asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e BPCO; gravi malattie dell'apparato cardiocircolatorio, comprese le cardiopatie congenite ed acquisite; diabete mellito e altre malattie metaboliche; gravi epatopatie e cirrosi epatica; malattie renali con insufficienza renale; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; neoplasie; malattie congenite ed acquisite che comportino carente produzione di anticorpi; immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV; malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale; patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie, ad esempio malattie neuromuscolari; obesità con Indice di massa corporea (BMI) >30 e gravi patologie concomitanti; condizione di familiare o di contatto stretto di soggetti ad alto rischio che, per controindicazioni temporanee o permanenti, non possono essere vaccinati.
Ho una malattia autoimmune. Mi devo vaccinare lo stesso?
Il panorama delle patologie autoimmuni è molto complesso e variegato. Non è a priori consigliabile la vaccinazione ai soggetti che soffrono di malattie autoimmuni. È bene che venga valutato il rischio/beneficio su ciascun paziente.
Questi pazienti devono, invece, mettere in campo misure di profilassi igienico-comportamentali più stringenti.
Sono trapiantato/trapiantando, mi devo vaccinare?
a. I pazienti candidati a trapianto d’organo vanno vaccinati con 2 dosi di vaccino distanziate di 4 settimane una dall’altra.
b. I pazienti trapiantati da almeno 6 mesi vanno vaccinati con 2 dosi di vaccino distanziate di 4 settimane una dall’altra. Poiché la risposta agli stimoli vaccinali nei soggetti in terapia immunosoppressiva è generalmente modesta, è fortemente raccomandata la vaccinazione dei familiari conviventi.
c. I soggetti trapiantati da meno di 6 mesi, in considerazione della scarsa possibilità di indurre una immunità vaccinale nel corso dei primi 6 mesi post-trapianto, dovrebbero essere vaccinati ed è fortemente raccomandata anche la vaccinazione dei familiari conviventi.
Sono in chemioterapia, mi devo vaccinare?
I pazienti oncologici ed oncoematologici in chemioterapia è bene si vaccinino possibilmente due settimane prima di iniziare la terapia, altrimenti anche nel corso della terapia, ma nell’intervallo tra un ciclo e l’altro quando il numero dei leucociti rientra nei limiti di normalità.
Sono HIV-positivo. Mi devo vaccinare?
Sì, si raccomanda la vaccinazione, unica dose.
Sono in dialisi, mi devo vaccinare?
Sì, si raccomanda la vaccinazione con la somministrazione di due dosi distanziate di almeno tre settimane.
Perché mi devo vaccinare?
Nell’emisfero australe, che ha appena passato la stagione fredda, la pandemia ha colpito duramente e in Argentina si è avuta una incidenza di 2 volte superiore rispetto a quella delle influenze stagionali, in Cile di 3 volte. L’OMS stima che complessivamente oltre 2 bilioni di persone prenderanno la nuova influenza nel corso di quest’anno e l’anno prossimo e che dal 10 al 20% di queste richiederanno assistenza. Ciò comporta che, se non ci sarà un adeguato controllo della diffusione dell’infezione, mirato a diluirla nel tempo in modo da non avere milioni di persone a letto nelle stesse settimane, la struttura sociale di vari Paesi potrebbe non reggere. Altro punto da sottolineare è che l’infezione da virus pandemico, proprio a causa della sua grande diffusione, si può sovrapporre a situazioni cliniche pre-esistenti. Chi ci andrà di mezzo sono soprattutto le persone più deboli, i bambini piccoli, gli anziani, le donne in gravidanza, i soggetti debilitati per malattie, malnutrizione, altre infezioni. E poi c’è un problema di costi. Essi sono enormi e comprendono non solo i costi diretti per l’assistenza sanitaria, ma anche i costi indiretti legati alla perdita di produttività nell’ambito della forza lavoro, nonché i costi intangibili dovuti alla sofferenza fisica, al patimento e al disagio sociale.
Un individuo è bene si vaccini non solo per proteggere se stesso, ma anche per responsabilità sociale.
Che tipo di vaccino mi faranno?
L’Italia ha comprato 28 milioni di dosi di un vaccino prodotto dalla Novartis, il cui nome commerciale è FOCETRIA. Questo vaccino contiene le proteine di superficie del virus pandemico, cresciuto in uova di pollo embrionale, purificate attraverso procedure utilizzate in precedenza per la produzione di altri vaccini. Il vaccino Focetria contiene anche un adiuvante ( composto contenente olio) che serve per aumentare la risposta del nostro sistema immunitario al vaccino. Il vaccino è stato sperimentato e alla fine di settembre ha ricevuto l’approvazione dell’EMEA (ente autorizzativo europeo). Una sola dose induce una buona protezione in oltre il 70% dei soggetti vaccinati.
Il vaccino contro la nuova influenza sarà gratuito?
Sì, il vaccino contro la nuova influenza sarà gratuito e non sarà disponibile in Farmacia come, invece, sarà quello contro l’influenza stagionale. Il vaccino contro la nuova influenza sarà fatto negli ambulatori dai medici, dai pediatri di famiglia e nei Servizi di Igiene pubblica.
Ci sono controindicazioni alla vaccinazione?
Il vaccino antinfluenzale non deve essere somministrato a persone con ipersensibilità alle proteine dell'uovo o ad altri componenti del vaccino e nemmeno a soggetti che, in precedenti vaccinazioni anti-influenzali, abbiano manifestato reazioni allergiche o reazioni di tipo neurologico.
In caso di manifestazioni febbrili in atto la vaccinazione antinfluenzale deve essere rinviata, mentre affezioni minori delle prime vie aeree senza febbre non sono da considerare elementi ostativi.
Nei soggetti con malattie autoimmuni il vaccino va somministrato solo dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio. Persone con alterazioni dell'immunocompetenza per effetto di trattamenti immunosoppressori possono rispondere in maniera non ottimale alla vaccinazione antinfluenzale, ma non sono soggetti a cui negare a priori la vaccinazione. Anche la sieropositività per HIV non è un elemento che sconsiglia la vaccinazione antinfluenzale, nonostante nei soggetti con bassi valori di linfociti T CD4+ la somministrazione del vaccino potrebbe non evocare una buona risposta immunitaria, ma certamente non accelera l’evoluzione dell’infezione da HIV.
Lo stato di gravidanza non costituisce di per sè una controindicazione alla somministrazione del vaccino antinfluenzale. In assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione antinfluenzale, questa può essere differita, per maggior sicurezza, all’inizio del terzo trimestre di gravidanza.
Infine, la vaccinazione antinfluenzale non è controindicata nelle donne che allattano.
Ho sentito parlare di gravi reazioni allergiche al vaccino. Di cosa si tratta?
Le autorità canadesi hanno evidenziato un numero maggiore di reazioni allergiche al vaccino (in Canada usano il vaccino della GlaxoSmithKline), rispetto all'atteso ed hanno deciso di ritirare un lotto di vaccini composto da 172 mila dosi. Sembra che il problema sia legato ad un lotto e non ad un problema del vaccino. Questa conclusione è dovuta al fatto che le reazioni allergiche sono avvenute tutte nella provincia di Manitoba e riguardano un lotto di vaccino prodotto in uno stabilimento nel Quebec. In nessun'altra provincia canadese, fornita dalla stessa fabbrica di vaccino, si sono osservati eventi simili e, dalle informazioni fornite dalle autorità sanitarie canadesi, risulta che dei 6,6 milioni di persone vaccinate finora in Canada, solo 36 abbiano avuto reazioni avverse, numero comunque superiore all’atteso.
Ci sono state altre segnalazioni di reazioni allergiche gravi a livello mondiale?
A fine novembre sono oltre 65 milioni le persone che sono state vaccinate contro il virus dell'influenza A/H1N1 2009v. Il numero di reazioni allergiche gravi dopo la vaccinazione è stato inferiore a una ogni 100 mila dosi, in linea con gli altri tipi di vaccini. L'allergia è una possibile complicanza di tutti i vaccini.
C’è rischio grave anche in Italia?
In Italia il pericolo che si possano registrare gravi allergie a causa del vaccino per il virus influenzale, come è avvenuto in Canada, è poco probabile. Questo per il fatto che il vaccino che usiamo in Italia è prodotto da un’altra ditta e contiene sostanze diverse, a parte i costituenti del virus e l'adiuvante.
Che cos'è il vaccino mock up?
Da vari anni si attendeva l’arrivo di una pandemia causata da un nuovo virus influenzale, poiché da almeno due secoli le pandemie si sono susseguite con un intervallo di 20-30 anni l’una dall’altra. Ma non si sapeva quale virus l’avrebbe causata e vi era il timore di non riuscire a fare, sperimentare ed approvare un vaccino specifico in tempo utile.
La Commissione Europea e l’EMEA hanno, allora, elaborato una strategia per cercare di ovviare a questo problema. Hanno deciso di applicare la cosiddetta tecnica mock-up, hanno cioè stabilito una procedura di composizione, produzione, sperimentazione, controllo e verifica di un vaccino contro un virus per il quale la popolazione mondiale era sprovvista di protezione (H5N1) e hanno rigidamente fissato tutti i possibili parametri.
Alcune ditte hanno preparato i vaccini mock up (con il virus A/H5N1) che sono stati sperimentati, certificati e autorizzati dall’EMEA per un eventuale uso in Europa.
Nel maggio 2009 l’OMS ha stabilito che la pandemia era arrivata ed il virus responsabile era l’A/H1N1. Il nuovo virus è stato consegnato alle ditte che avevano pronto il vaccino mock up e queste lo hanno sostituito al precedente nella rigida catena di produzione e controlli. I vaccini così preparati sono stati approvati dall’EMEA più velocemente rispetto ai tempi che servono per approvare vaccini nuovi.
Cosa contiene esattamente il vaccino che l'Italia ha comprato?
A fine settembre l’EMEA ha approvato l’uso in Europa di tre vaccini anti-pandemia: Focetria (Novartis), Pandemrix (Glaxo Smith Kline), Celvapan (Baxter). L’Italia ha acquistato 24 milioni di dosi di vaccino Focetria che contiene:
- due proteine della superficie virale purificate, che inducono la risposta protettiva contro il virus - l’ adiuvante MF59C.1, che favorisce il riconoscimento delle proteine virali da parte del sistema immunitario, aumentandone la reattività - il conservante tiomersale (5 microgrammi) nei flaconi da dieci dosi (le fiale monodose sono prive di conservante)
Negli adulti questo vaccino induce una risposta protettiva una decina di giorni dopo l’inoculo. Nonostante siano stati pubblicati dati che indicano che una sola dose può essere sufficiente negli adulti, l’EMEA consiglia una seconda dose a distanza di tre settimane dalla prima. L'OMS, invece, si è espressa a favore di una unica dose. La seconda dose è sicuramente opportuna per i bambini nei quali la risposta protettiva che si manifesta dopo una sola dose è bassa.
Questo vaccino non è stato ben sperimentato. È vero?
Non è vero. Il vaccino mock up è stato sperimentato come tutti gli altri vaccini anti-influenzali stagionali. Il vaccino anti-pandemico è da considerarsi uguale a quello mock up. Del resto le valutazioni in corso lo confermano.
L'adiuvante fa male?
Non è vero. L’adiuvante MF59C.1 contiene 9.75 mg di squalene che è un prodotto naturale del colesterolo che viene sintetizzato nel fegato e che circola nel sangue umano. Si trova in molti alimenti, cosmetici, farmaci ed integratori. Lo stesso adiuvante è già presente in un vaccino anti-influenzale stagionale (Fluad) con il quale sono state vaccinate 45 milioni di persone. I numeri di eventi avversi e reazioni locali non sono risultati superiori rispetto a quanto ci si aspettava in base agli eventi dovuti ad altri vaccini anti-influenzali; sembra quindi che lo squalene non rappresenti un rischio significativo, nemmeno nei bambini.
Il conservante (tiomersale) è tossico visto che contiene mercurio?
In una dose di vaccino (e solo nel caso questa venga prelevata da un flaconcino multi dose, visto che le monodosi ne sono prive) vi sono 5 microgrammi di tiomersale, che è un composto antimicrobico a base di mercurio organico. L'azione antimicrobica del tiomersale è associata all'etilmercurio.
La quantità di etilmercurio presente in una dose è oltre mille volte sotto i range dei livelli di sicurezza dei composti contenenti mercurio, che variano da 0.7 mg/Kg di peso della persona/settimana (EMEA) a 3.3 mg/Kg di peso/settimana (OMS).
Inoltre, l’etilmercurio non è da confondere con il metilmercurio che si trova nei pesci predatori (pesce spada e tonno) e che può dare un fenomeno di accumulo nell’organismo. Questo fenomeno non avviene con l’ etilmercurio che viene eliminato nell’arco di pochi giorni.
È vero che i medici non si vaccinano perché il vaccino non è sicuro?
Non è vero. Alcuni medici non si vaccinano perché un adulto sano non appartiene alle categorie a rischio. Questo è sicuramente vero, ma poiché sono proprio loro a cui viene soprattutto demandata la cura di coloro che si ammaleranno (anche gravemente), farebbe loro più onore vaccinarsi “per gli altri più che per se stessi”.
A cosa servono i vaccini antinfluenzali, se i ceppi mutano...
A cosa servono i vaccini antinfluenzali, se i ceppi mutano in continuazione nel corso di un anno e se vengono utilizzati ceppi di vaccino che hanno già uno, due o più anni di vita come nel caso del vaccino stagionale di quest’ anno che ha gli stessi ceppi di quello dell’anno scorso?
La composizione del vaccino è stabilita dall’OMS sulla base dei dati che arrivano dalla rete di controllo dell’ influenza. I ceppi che compongono il vaccino stagionale per un emisfero sono quelli che hanno causato la maggior parte e la parte finale dell’epidemia stagionale nell’altro emisfero. Questi possono essere virus mutanti derivati da quelli che circolavano oppure virus che da un po’ non circolavano e sono ritornati. Ecco perché il vaccino stagionale può contenere virus uguali a quelli dell’anno precedente oppure diversi (diversi perché mutanti oppure diversi perché da un po’ non circolavano). Da molti anni il sistema funziona.
Vaccini stagionali del recente passato: Inverno 2004/2005 e Inverno 2005/2006: due ceppi uguali su tre presenti Inverno 2006/2007 e Inverno 2007/2008: tre ceppi uguali su tre presenti
Inverno 2008/2009 e inverno 2009/2010: due ceppi uguali su tre presenti
Veniamo ai mutanti. Nel corso delle epidemie stagionali si formano mutanti, la maggior parte dei quali sono deboli e vanno a “perdersi”. Se qualche variante “forte” e un po’ diversa dai suoi progenitori si forma, questa può sfuggire al riconoscimento da parte delle difese che le persone hanno fatto vaccinandosi o prendendosi l’influenza e pian piano emergere. Emergere perché avvantaggiati dal punto di vista selettivo. Certi anni questo succede, altri anni no.
Il ceppo H1N1 A/Brisbane/59/2007 è presente nel vaccino di quest’anno ed era presente anche nel vaccino dell'anno scorso. Lo stesso dicasi per un altro ceppo A H3N2. Questo indica che sono ancora questi ceppi che hanno causato molte infezioni nell’altro emisfero nei mesi (per loro) freddi e che importanti varianti non sono nate. Questo ci dice anche che la vaccinazione stagionale di quest’anno va considerata un richiamo per due virus su tre rispetto all’inverno scorso.
Inoltre il ceppo H1N1 A/Brisbane/59/2007 è molto diverso dal virus pandemico H1N1 A/California/2009v. La vaccinazione contro il virus pandemico non protegge dall’influenza stagionale. La vaccinazione contro l’influenza stagionale non protegge contro il virus pandemico.
Se e quando dovessero emergere mutanti, lo sapremo solo verso la fine dell’epidemia stagionale (marzo, aprile), quando la stagione mite sarà di nuovo qui e l’influenza pian piano sparirà. Gli eventuali mutanti saranno inseriti nel vaccino del prossimo anno.
Lo stesso dicasi per il virus pandemico, anche se, visto il numero di persone contagiate, l’emergere di mutanti potrebbe essere più rapido. E questa è una delle buone ragioni per vaccinarsi. Al momento, comunque, nessuna segnalazione di varianti del virus pandemico sono state fatte e di virus stagionali ancora se ne vedono pochissimi.
I mutanti identificati in Norvegia sono pericolosi?
I mutanti chiamati D225G presentano una leggera variazione in quella parte della molecola (emoagglutinina) che si lega alla cellula ospite. Si tratta di una mutazione che aumenta la possibilità del virus di infettare le cellule delle profonde vie respiratorie. Si tratta, quindi, di virus che hanno acquisito di un piccolo aumento del loro potere patogeno. Uguali mutazioni sono state trovate in altri Paesi (Brasile, USA, Ucraina).
Il vaccino funziona contro questi mutanti D225G?
Sì.
Farmaci
Un paziente che ha la nuova influenza può essere curato farmacologicamente?
La maggior parte dei casi umani di A/H1N1 non sono gravi e certamente gran parte dei pazienti si ristabilirà autonomamente. Le prove attuali indicano che il virus dell’influenza A/H1N1 è sensibile ai farmaci antivirali come gli inibitori della neuraminidasi ma è resistente agli amantadani. Gli antivirali possono alleviare i sintomi e abbreviare il decorso della malattia, ma vanno usasti solamente nei casi gravi e sotto controllo medico per non favorire la selezione di ceppi virali resistenti.
Come evitare di ammalarsi
Cosa devo fare per evitare di prendere l'influenza?
Gli strumenti sono due:
1) Le misure igienico-comportamentali
Tramite azioni quotidiane, infatti, è possibile diminuire la probabilità di ammalarsi e prevenire la diffusione dell'infezione nella comunità in cui viviamo. Prima cosa, e la più importante: lavarsi le mani spesso e BENE. Cercare di rimanere nel complesso in uno stato di buona salute. Dormire, essere fisicamente attivi, gestire lo stress, bere molti liquidi e mangiare cibi nutrienti. Non toccare superfici che possono essere contaminate dal virus influenzale. Evitare il contatto con le persone malate ed evitare folle e raduni di massa.
2) Vaccinandosi. Si veda qui sopra la sezione "Vaccino".
Qual è il miglior modo per lavarsi le mani per evitare il contagio?
Il lavaggio delle mani aiuta a proteggersi da tutti i germi. I lavaggio deve essere fatto spesso e bene con acqua e sapone o con un detersivo a base di alcol. Si ricorda che le mani comprendono i polsi e gli spazi interdigitali. Quando ci si lava le mani con sapone e acqua calda, si consiglia di farlo per almeno 20 secondi. Quando acqua e sapone non sono disponibili, si possono usare salviette monouso a base di alcol o gel disinfettante che si trovano nella maggior parte dei supermercati e delle farmacie. Se si utilizza il gel, si devono strofinare le mani fino a quando il gel è asciutto. Il gel non ha bisogno di acqua per essere efficace; l'alcool in esso contenuto uccide i germi presenti sulle mani.
Che cosa si può fare per la propria comunità?
Tenersi informati. Rivolgersi a fonti d’informazione affidabili, per capire cosa si può fare per proteggersi e tenersi aggiornati sull’evoluzione della pandemia. Le informazioni specifiche sulla propria comunità sono disponibili presso le autorità sanitarie nazionali o locali. È inoltre possibile visitare il sito dell’OMS per apprendere le pratiche di prevenzione più semplici e le raccomandazioni generali ed anche il portale Internet del servizio Sanitario regionale dell’ Emilia Romagna
www.saluter.it .
Per informazioni si può anche chiamare il numero verde 800 033 033 . L’OMS ritiene che le restrizioni ai viaggi non siano necessarie e non ci sono evidenze per quanto riguarda i rischi derivanti dall’ingestione di carne di maiale. Bisogna, inoltre, evitare che siano le persone a rischio di complicanze ad accudire un convivente malato ed evitare anche il viceversa e cioè che le persone con l’influenza si prendano cura dei soggetti a rischio di complicanze.
Mi posso fidare di gel e detergenti acquistabili in rete contro il virus?
Bisogna fare molta attenzione ai prodotti FRAUDOLENTI acquistabili in rete in questo periodo.
Il CDC americano mette in guarda i cittadini dal grande numero di prodotti fraudolenti acquistabili in rete e pubblicizzati per avere attività contro il virus A/H1N1. La lista è pubblicata dalla FA nell’indirizzo: http://www.accessdata.fda.gov/scripts/h1n1flu/
Cosa fare se ci si ammala?
Se mi prendo la nuova influenza cosa devo fare?
- Stare a casa in riposo per una settimana o per tutto il periodo della febbre (non trattata) ed almeno un giorno dopo la sua scomparsa. - Limitare i contatti con le altre persone e vestire la mascherina quando si è a contatto con gli altri. - Bere molto - Mangiare leggero - Non assumere aspirina, ma paracetamolo - Aprire le finestre e dare aria alla stanza varie volte al giorno - Cambiare la federa del cuscino ogni giorno - Contattare telefonicamente il medico curante (o il pediatra), qualora, dopo alcuni giorni, i sintomi non dovessero attenuarsi.
Come faccio a non diffondere il virus quando sono malato?
Se si è malati, è bene limitare il contatto con altre persone per quanto possibile. Se si è a contatto con altre persone è bene mettersi la mascherina e stare ad almeno un metro dall’ altro soggetto.
Se malati, non si deve andare a lavoro o a scuola per sette giorni o per almeno 24 ore dopo che è scomparsa la febbre.
Inoltre, coprire la bocca e il naso con un fazzoletto, quando si tossisce o si starnutisce. Il fazzoletto usato va gettato subito nel cestino dei rifiuti.
Subito dopo aver tossito o starnutito, bisogna lavarsi le mani con acqua e sapone. Anche i detergenti a base di alcol sono efficaci. Se non avete a disposizione un fazzoletto di carta, o non fate in tempo a prenderlo, tossite e starnutite nella piega del vostro gomito. Questo atto è più igienico rispetto al gesto di coprirsi la bocca con le mani. Se invece usate le mani, lavatevele subito dopo accuratamente con acqua e sapone o pulite con un gel alcolico.
Bisogna, inoltre, evitare che siano le persone a rischio di complicanze ad accudire un convivente malato ed evitare anche il contrario e cioè che le persone con l’influenza si prendano cura dei soggetti a rischio di complicanze.
Come posso sapere se mi sono preso la nuova influenza o quella stagionale?
I sintomi dell'influenza pandemica e quelli dell'influenza stagionale sono identici, quindi non è possibile capire se si è contratto l’una o l’altra. Lo si può fare solamente se il medico preleva delle secrezioni dal faringe durante la fase acuta febbrile e richiede che questo venga analizzato in un idoneo laboratorio di Microbiologia.
Le disposizioni ministeriali, però, sottolineano come la conferma di laboratorio vada eseguita solo in determinati casi e cioè per:
1) Soggetti ricoverati per complicanze respiratorie 2) Da 2 a 5 soggetti appartenenti a cluster di trasmissione locale (es. le classi nelle scuole) 3) Soggetti non ospedalizzati a rischio di complicanze su indicazione del medico curante 4) Casi secondari da caso di importazione 5) Casi sporadici senza che si sia potuta identificare la fonte del contagio
La conferma deve essere condotta in urgenza SOLAMENTE se i pazienti sono ricoverati nelle terapie intensive.
Bisogna comunque dire che, di solito, i virus dell’influenza stagionale arrivano nel nostro paese nel mese di dicembre, mentre il virus pandemico è già tra noi. Se ci si prende l’influenza, quindi, nei mesi di settembre, ottobre e novembre, molto probabilmente si tratta di quella pandemica.
Quando devo usare la mascherina?
Per un eventuale uso personale, puoi farti una piccola scorta di mascherine cosiddette “chirurgiche” monouso. Esse sono disponibili in commercio, per esempio presso le farmacie, le drogherie. La mascherina la puoi usare se sei ammalato e vuoi limitare la possibilità che ti accudisce si infetti, ma anche se sei tu ad accudire una persona malata. La puoi anche usare se devi frequentare un luogo chiuso in cui sono assiepate molte persone.
Le mascherine vanno cambiate con frequenza, perché possono inumidirsi e quindi perdere la loro efficacia. È poi indispensabile un adattamento ottimale della mascherina al viso, che può ad esempio risultare compromesso in presenza di barba. Agli uomini si raccomanda pertanto di radersi prima di indossare una mascherina. L’adattamento al viso deve essere fatto con molta attenzione nei bambini, in quanto le mascherine sono state concepite per gli adulti.
Le classiche mascherine chirurgiche monouso leggere, confortevoli e poco opprimenti servono a proteggere dalle goccioline infette ma non rappresentano una barriera per le particelle più piccole. Hanno più o meno lo stesso effetto di quando ci si copre la bocca con un fazzoletto, riducendo di circa quattro volte la probabilità di infettarsi.
Le più raccomandabili sarebbero, invece, i cosiddetti respiratori del tipo N95: queste maschere, in apparenza molto simili alle prime, riescono a filtrare, oltre alle gocce di saliva, anche le particelle più piccole. I respiratori aderiscono meglio al viso (differiscono infatti per misura e grandezza), ma sono più difficilmente sopportabili per tempi lunghi. Sono indicate nelle situazioni di “stretto contatto” con una persona infetta (secondo l’Organizzazione mondiale della sanità “a stretto contatto” vuol dire a meno di un metro di distanza da un soggetto malato) e quindi per il personale sanitario.
Come devono essere fatte le pulizie domestiche per prevenire la diffusione del virus?
Studi hanno dimostrato che il virus dell’influenza può sopravvivere e infettare una persona per 2-8 ore, dopo essere rimasto depositato su una superficie. È importante, quindi, tenere pulite tutte le superfici che possono essere venute a contatto con secrezioni respiratorie di persone affette dall’Influenza (specialmente le maniglie delle porte e delle finestre, i comodini, il telefono, le tastiere, i telecomandi, le scrivanie, i libri, le riviste, le superfici nei bagni e nelle cucine), lavandole con disinfettanti per la casa secondo le istruzioni riportate nell’etichetta del prodotto. L'Alcool è un agente disinfettante efficace, l'ammoniaca combinata con l'alcool incrementa la durata dell'azione disinfettante.
Bambini
Come prevenire l'infezione da virus A nei bambini?
I bambini molto piccoli (
meno di sei mesi ) è bene che vengano protetti indirettamente vaccinando e richiedendo buone misure igieniche a chi si cura di loro.
Per i bambini
dai sei mesi in su e che non appartengono alle categorie a rischio, sono sufficienti due tipi di misure: quelle igienico-comportamentali, cioè i consigli di Topo Gigio con alcune misure aggiuntive come il pulirlo bene (acqua e sapone) quando torna da scuola, dall’asilo o da casa degli amici e cambiargli la maglia. È bene rafforzare con l’esempio le misure igieniche da seguire.
Per quanto riguarda il vaccino, questo va fatto appena possibile e sono opportune due dosi a distanza di almeno tre settimane l’una dall’altra.
Vaccino anti-pandemico. Farlo o non farlo?
Sì, il vaccino va fatto, partendo dai bambini con fattori di rischio, mentre le notizie che circolano sulla nocività del vaccino vanno contraddette con forza. Nel vaccino non c’è il virus influenzale ma due componenti virali purificati assolutamente non patogeni. L’adiuvante è a base di squalene, un prodotto naturale, sintetizzato dal nostro fegato, già presente in un vaccino anti-influenzale stagionale con il quale sono state vaccinate 45 milioni di persone. I numeri di eventi avversi e reazioni locali sono molto modesti e lo squalene non rappresenta un rischio significativo, nemmeno nei bambini. Il conservante (presente solo nei flaconi multidose) è il tiomersale, composto a base di mercurio organico (etilmercurio) che l’organismo elimina in un paio di giorni. In una dose di vaccino vi è una quantità di tiomersale mille volte sotto i livelli di rischio.
Quali sono i bambini a rischio?
Bambini con malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio, malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite, diabete mellito e altre malattie metaboliche, malattie renali con insufficienza renale, malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie, tumori, malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV, malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale, patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici, patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie.
Vaccino stagionale sì o no?
Il vaccino contro l’influenza stagionale è consigliabile ai bambini appartenenti alla categorie a rischio. Se un bambino non a rischio è già stato vaccinato contro l’influenza stagionale si deve attendere almeno tre settimane prima di sottoporlo al vaccino anti-pandemico.
Al bambino sale la febbre... Che fare?
Fatelo rimanere a casa e contattate telefonicamente il medico di base o il pediatra. Loro vi porranno alcune domande sulla sintomatologia e decideranno se venirlo a visitare a casa o se darvi indicazioni telefoniche. Dategli da bere in abbondanza le bevande che gli piacciono e da mangiare cibi leggeri, frutta, verdura. Arieggiate la stanza spesso, cambiate la federa del cuscino ogni mattina e ogni sera ed anche la maglia del pigiama. Se la febbre è alta tenetela controllata con del paracetamolo. Se tossisce forte dategli uno sciroppo per la tosse la sera affinchè dorma meglio. Se ha il naso ostruito, gocce nasali saline per facilitare la respirazione. Fategli usare fazzoletti da carta da gettare in un sacchetto di plastica da tenere chiuso e da gettare tutti i giorni. È importante avere un atteggiamento calmo e rassicurante e rispondere alle sue domande in modo tranquillizzante.
Quando portarlo al Pronto Soccorso?
Portatelo al Pronto Soccorso solo se indicato dal medico di base o dal pediatra. I sintomi che devono preoccupare sono il respiro frequente e difficoltoso, labbra cianotiche, scarsa assunzione di liquidi, forte sonnolenza e scarsa interazione con gli altri, forte irritabilità al punto da non voler essere toccato, iniziale miglioramento dei sintomi seguito da nuovo peggioramento della febbre e della tosse, febbre accompagnata da eruzione cutanea.
Come evitare il contagio in famiglia?
Se in casa qualcuno ha l’influenza è bene non solo tenerlo a giusta distanza dai bambini, ma anche accentuare la pulizia delle superfici che possono essere venute a contatto con le sue secrezioni respiratorie, lavandole con disinfettanti per la casa o alcoolici. Arieggiare spesso la casa. Tenere le salviette del bambino separate dalle altre e pulire spesso il lavandino del bagno.
Quando può tornare a giocare con gli altri?
Di solito la guarigione è rapida (4-5 giorni), ma il bambino è contagioso per circa una settimana dall’inizio della sintomatologia. Tenetelo lontano dagli altri bambini (soprattutto quelli piccoli), dalle donne in gravidanza e da persone con patologie croniche per tutto il periodo.
Donne in gravidanza
È vero che le donne in gravidanza sono a rischio?
I dati che ci sono arrivati dall’emisfero australe ci indicano che le donne gravide hanno un rischio quadruplicato di complicazioni cardiache e polmonari nelle fasi finali della gravidanza.
Sono in gravidanza. Cosa devo fare?
Innanzi tutto stare tranquilla perché il rischio è comunque basso e “gestibile”. Bisogna seguire con attenzione le semplici precauzioni igieniche consigliate a tutti (si veda sopra). Inoltre è saggio, per i mesi che restano, non frequentare persone con l’influenza (anche bambini) e luoghi chiusi in cui vi siano molte persone (cinema, luoghi di ritrovo, grandi ristoranti, ecc.).
Mi devo vaccinare?
La vaccinazione è raccomandata alle donne che si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, poiché le complicazioni peggiori sono state osservate nelle fasi tardive della gravidanza. Per coloro che si trovano nel primo trimestre, in assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione, questa deve essere subordinata ad una attenta valutazione del ginecologo curante.
Ci sono gravide più a rischio di altre? Se sì, quali sono?
A rischio elevato sono le gravide che hanno una patologia cronica di fondo pre-esistente, come ad esempio l’asma, le malattie che comportino carenze nella produzione di anticorpi, le malattie infiammatorie croniche ecc.
Il vaccino è sicuro?
Studi effettuati su donne in gravidanza vaccinate con vaccini contro le influenze stagionali, molto simili al vaccino anti-pandemico (contenenti lo stesso adiuvante e lo stesso conservante) non hanno dimostrato significativi eventi avversi. Questi risultati sono molto tranquillizzanti.
Una dose o due dosi?
Non ci sono dati specifici per le donne in gravidanza, ma è stato dimostrato che una dose è sufficiente ad indurre una buona protezione negli adulti.
Mi sono già fatta la vaccinazione contro l’influenza stagionale, mi posso fare anche quella contro la pandemia?
Sì, ma è bene lasciar passare almeno tre settimane tra l’una e l’altra.
Se non mi vaccino e prendo l’influenza cosa devo fare?
Bisogna trattare subito la febbre con paracetamolo, stare a riposo, bere molto, mangiare leggero e consultare rapidamente il ginecologo per decidere se usare gli antivirali che, nella limitata esperienza disponibile, non sembrano dare effetti collaterali seri né nella donna né nel feto.
Quali segni mi devono far preoccupare?
Difficoltà di respiro o respiro corto, dolore o pressione al torace o all’addome, confusione mentale, vomito persistente, diminuzione dei movimenti del feto, febbre alta che non risponde al paracetamolo.
E che rischi corre il feto?
I dati disponibili sono pochi. Vengono riportati casi di aborti spontanei e parti pretermine soprattutto in donne con polmonite (>50%). Il rischio era minore nel caso le donne avessero assunto precocemente farmaci anti-febbre. Una associazione certa tra malformazioni fetali e influenza non è mai stata dimostrata.
Le donne che allattano devono smettere se si ammalano?
Non si deve smettere l’ allattamento perchè il latte materno porta protezione al neonato. Il latte materno, infatti, passa gli anticorpi della madre al bambino. Si può continuare ad allattare anche quando si dovesse essere in trattamento con i farmaci anti-virali. Qualora il malessere fosse troppo forte per permettere l’allattamento, sarebbe opportuno che il latte materno fosse raccolto e dato al neonato. Si raccomanda di non tossire o starnutire vicino al neonato, di indossare una mascherina chirurgica doppia e seguire tutte le indicazioni di prevenzione, in particolare sull’ igiene delle mani e di bere molti liquidi.
Anziani
È vero che gli anziani non si prendono la nuova influenza?
I dati che ci sono arrivati dall’altro emisfero, che ha passato il picco influenzale prima di noi, dicono che solo il 3% circa di coloro che si sono presi la nuova influenza ha più di 65 anni. I primi dati italiani confermano questa tendenza. Bisogna però sottolineare che, quando l’influenza viene contratta da un anziano, il rischio di complicanze è alto.
Vi sono anziani a rischio? E quali sono i rischi?
L’influenza sia quella stagionale che quella pandemica non è mai da sottovalutare negli anziani, soprattutto se vi sono delle patologie cardiache o polmonari pre-esistenti e deficit del sistema immunitario. Anche se spesso non risulta il collegamento con l’infezione influenzale, durante le epidemie influenzali si osserva un aumento del 30-50% delle morti negli anziani a causa di infarti e scompensi poiché probabilmente si destabilizzano le condizioni generali. Nella nuova influenza, inoltre, si sono osservate polmoniti virali primarie (oltre a quelle batteriche che si vedono anche nelle influenze stagionali) e sindromi da distress respiratorio acuto.
Ma un anziano, quindi, si deve vaccinare sia contro l’influenza stagionale che contro quella pandemica?
Per precauzione si dovrebbe raccomandare la vaccinazione contro l’influenza stagionale subito e il vaccino contro il virus H1N1 appena disponibile, ma sempre a distanza di almeno 3 settimane dalla prima. Negli anziani la vaccinazione riduce la morbidità correlata all’influenza del 60% circa e la mortalità del 70-80%.
Vi è una priorità nella vaccinazione degli anziani?
La priorità va data a coloro che hanno patologie croniche pre-esistenti e a coloro che vivono in comunità o nelle sistemazioni di lungodegenza.
Il vaccino è sicuro?
Un vaccino molto simile al vaccino anti-pandemico (contenente lo stesso adiuvante e lo stesso conservante) è stato inoculato, negli anni scorsi, ad oltre 45 milioni di persone, molte delle quali anziane, e non ha dimostrato significativi eventi avversi.
Una dose o due dosi?
Una dose è sufficiente ad indurre una buona protezione negli adulti.
Oltre al vaccino quali metodi si possono adottare per non prendersi l'influenza?
È importante il lavarsi molto bene le mani varie volte al giorno e cercare di non stare vicino a persone con tosse, raffreddore, febbre. Bisognerebbe, quindi, anche evitare che sia un anziano a curare un altro componente della famiglia ammalato di influenza. Se ciò non è possibile, bisogna limitare il più possibile il tempo di permanenza a contatto. È anche importante coprirsi bene naso e bocca con una sciarpa quando si è al freddo e riscaldarsi bene appena si rientra al chiuso. Evitare le lunghe permanenze al freddo e le riunioni dove molta gente è assiepata al chiuso.
Quali sono i sintomi premonitori?
Febbre improvvisa, brividi, emicrania, dolori muscolari e articolari, raffreddore, tosse secca e mal di gola, vertigini e difficoltà respiratorie, mal di pancia, diarrea o vomito.
Se prendo l’ influenza cosa devo fare?
Bisogna rimanere tranquilli, stare a casa a riposo, bere molto, mangiare leggero e consultare rapidamente il proprio medico curante che deciderà se fare o meno una visita a domicilio. Se la febbre è alta, va tenuta controllata con anti-febbrili facilmente reperibili in farmacia.
Quali segni mi devono far preoccupare?
Difficoltà di respiro o respiro corto, dolore o senso di compressione al torace o all'addome, improvvisa vertigine, confusione mentale, vomito persistente o severo.
Cani, gatti e altri animali
Il nuovo virus A/H1N1 può essere trasmesso dall'uomo agli animali?
In Canada, un agricoltore affetto dal virus dell'influenza A/H1N1 ha trasmesso il virus ai suini e questo si è diffuso velocemente nella popolazione suina.
In Cile, un allevatore di tacchini che si era recato al lavoro con l’ infezione in corso ha trasmesso il virus ad alcuni animali dell’allevamento e il virus si è rapidamente diffuso in questa popolazione avicola. Lo stesso è avvenuto in un allevamento di oche in Cina. Questi eventi sono di particolare gravità in quanto il virus A/H1N1 potrebbe ricombinarsi nei tacchini e nelle oche con il ben più pericoloso virus A/H5N1 (che, al momento, circola quasi esclusivamente negli uccelli, pollame compreso) e dare origine ad una variante capace di infettare l’uomo.
Si può contrarre la nuova influenza A/H1N1 mangiando carne di maiale o di tacchino?
No, il virus A/H1N1 non si contrae mangiando carne di maiale o prodotti a base di carne di maiale (salsicce, salame, prosciutti, ecc.). Anche il rilevamento del virus tra i tacchini in Cile non costituisce alcuna minaccia immediata per la salute umana e la carne avicola può continuare ad essere consumata senza rischi.
I cani e i gatti si ammalano di influenza?
Sì. I cani e i gatti hanno i “loro” ceppi influenzali (la versione felina del virus AH5N1 e il virus canino A H3N8).
È vero che si sono ammalati di influenza suina dei gatti americani?
Ciò che è successo è che all’inizio di novembre è stato riportato un caso di un gatto casalingo di 13 anni che ha contratto l’ influenza A/H1N1. Nella famiglia proprietaria del gatto vi erano stati due individui su tre che avevano avuto l’influenza proprio la settimana prima. È molto probabile, quindi, che il contatto ravvicinato e prolungato tra le persone malate e un animale da compagnia possa portare alla trasmissione dell’infezione a quest’ultimo.
La trasmissione dell’influenza ai gatti è, quindi, da considerare un evento eccezionale?
Gli ospiti comuni di virus influenzali umani sono maiali, cavallo, uccelli e furetti. Il gatto è sempre stato considerato un ospite sporadico. Questo, quindi, sembra essere un caso insolito, ma non possiamo certo escludere che avvenga ancora o che sia avvenuto nelle passate pandemie. Oggi i mezzi investigativi che abbiamo a disposizione ci fanno scoprire cose che sono nuove solo per la nostra conoscenza.
Che cosa fare quando si è ammalati e si “vive” con un gatto?
Rispettarlo e attuare le stesse misure igieniche che si farebbero con un congiunto. Inoltre è bene non lasciare fazzoletti di carta usati per soffiarsi il naso alla portata del gatto e, difficile a farsi, essere un po’ meno affettuosi (tenerlo a distanza!).
Che segni devono allarmare e cosa fare?
Il gatto smette di mangiare, di bere, non si lava più, cala la sua vivacità e possono esserci anche raffreddore e tosse. Qualora questi sintomi si manifestassero, soprattutto durante la pandemia in corso, è bene contattare un veterinario.
Ci sono stati casi di altri animali domestici che hanno contratto l’influenza H1N1?
Sì, sono stati descritti due furetti tenuti in casa come animali da compagnia che si sono ammalati pochi giorni dopo che alcuni componenti della famiglia si erano ristabiliti dall’infezione influenzale pandemica. Entrambi negli USA.
Luoghi di lavoro
Quali sono le azioni che i datori di lavoro e i dirigenti devono intraprendere per ridurre la diffusione dell'influenza nei luoghi di lavoro?
L’11 settembre il Ministero ha emanato le seguenti linee guida:
- provvedere affinché i lavoratori che presentino sintomi influenzali lascino prontamente i luoghi di lavoro e non siano riammessi al lavoro se non dopo 24 ore dalla cessazione dei sintomi in assenza di terapia sintomatica ed antipiretica (in quanto fonte di rischio biologico per gli altri lavoratori e per gli utenti, oltre che in ragione della sussistenza di una condizione di temporanea inidoneità alla prestazione lavorativa da parte della persona affetta).
- provvedere affinché siano fornite ai lavoratori corrette informazioni sulla nuova influenza A/H1N1 in forma e linguaggio facilmente comprensibili da parte di tutti i lavoratori, operando allo scopo in stretto collegamento con le autorità sanitarie locali e/o attingendo alle fonti ufficiali di informazioni.
- provvedere che sul posto di lavoro sia sempre assicurata a sufficienza la disponibilità di detergenti liquidi a base di alcol (minimo 60%), e ove necessario, nelle aree comuni quali sale di attesa, aree break, posti di ristoro, bar e mense aziendali, corridoi, servizi igienici, spogliatoi, la disponibilità di salviettine monouso umidificate per poter effettuare con frequenza la pulizia delle mani, anche in assenza di acqua e sapone.
- rendere disponibili, ove necessari, fazzolettini di carta e salviette monouso per contribuire a tenere sempre pulite le postazioni di lavoro (ripiano della scrivania, tastiera del computer, telefono) e idonei recipienti per il loro smaltimento.
- disporre affinché siano effettuate nei luoghi di lavoro pulizie con la necessaria regolarità (almeno una volta al giorno, e tutte le volte che le superfici dure che più comunemente possono essere toccate da più persone, quali ad esempio ripiani di scrivanie e tavoli, computer e relativi accessori, maniglie, telefoni, lavandini e rubinetti, eccetera appaiano visibilmente sporche). Le pulizie andranno effettuate prima e dopo i pasti in ambienti destinati alla refezione, utilizzando comuni prodotti detergenti ad uso domestico, secondo le istruzioni riportate in etichetta (va tenuto presente che i virus influenzali possono sopravvivere sulle superfici ambientali e rimanere infettanti per le persone per 2-8 ore e la detersione/disinfezione delle superfici risulta in grado di ridurre notevolmente le possibilità di diffusione del nuovo virus influenzale A/H1N1).
- rendere disponibili sul luogo di lavoro, in relazione alla valutazione di rischi legati a particolare affollamento o esposizione, un adeguato numero di mascherine respiratorie, fornendo le opportune indicazioni per il loro utilizzo da parte dei soggetti con sintomi di influenza, o anche da parte degli addetti al primo soccorso o di altre persone che potrebbero occasionalmente dover assistere temporaneamente il dipendente con sintomi di sospetta influenza.
Quali sono le azioni da adottare da parte dei dipendenti per ridurre la diffusione della infezione nei luoghi di lavoro?
L'11 settembre il Ministero ha emanato le seguenti linee guida:
- ridurre i rischi di esposizione all’infezione riducendo anche nella vita privata la frequentazione di luoghi affollati e limitando i contatti fisici (stringere le mani, abbracciare, baciare).
- evitare per quanto possibile contatti ravvicinati con le persone malate o che potrebbero esserlo (cercando di tenere una distanza non inferiore a circa un metro e mezzo).
- rimanere a casa in caso di presenza di sintomi di influenza (febbre, mal di gola, tosse, malessere generale e/o gli altri sintomi sopra descritti) sin dall’inizio dei sintomi e fino alle 24 ore successive alla completa risoluzione di questi (senza uso di antipiretici).
- i dipendenti che condividono l’abitazione con un familiare/convivente ammalato di influenza dovranno avere l’accortezza di tenere sotto controllo quotidianamente il proprio stato di salute e rimanere a casa ai primi sintomi di influenza presentati.
- in caso di presentazione dei primi sintomi sul posto di lavoro occorrerà indossare una mascherina protettiva (mascherina chirurgica) se resa disponibile dal datore di lavoro e tollerata, in caso contrario utilizzare comunque un fazzoletto di carta per coprire naso e bocca durante tosse o starnuto, sino all’allontanamento dal posto di lavoro. Inoltre si dovrà avvertire immediatamente il diretto superiore o il datore di lavoro per essere autorizzati a rientrare a casa il prima possibile.
Viaggi
Cosa devo fare se devo viaggiare in zone in cui sono stati registrati molti casi?
Ormai il il problema non esiste più, poiché la maggior parte del pianeta è colpito.
Che precauzioni devono prendere i viaggiatori di ritorno da zone con molti casi?
Ormai il il problema non esiste più, poiché la maggior parte del pianeta è colpito.
Prossimo futuro
Guardando avanti, quali sono le maggiori preoccupazioni?
1) Il massiccio propagarsi del nuovo virus da uomo a uomo e l’insorgenza di immunità specifica potrebbe portare alla selezione di ceppi di A/H1N1 più patogeni rispetto a quelli iniziali ed aumentare, quindi, il numero dei casi gravi e dei decessi, come già successo in precedenti pandemie.
2) Il virus A/H1N1 potrebbe ricombinarsi con l'A/H5N1 (la cosiddetta Influenza Aviaria) che si sta diffondendo abbondantemente in varie specie di uccelli soprattutto nel Sud est asiatico, ma anche in paesi a noi vicini come l’Egitto, con occasionali infezioni all’uomo e alta mortalità. Se ciò dovesse succedere, la gravità della infezione potrebbe peggiorare. Ma davvero nessuno sa dire quanto sia probabile l'evento e cosa ne verrebbe fuori.
3) Il sovrapporsi della influenza stagionale con l’influenza pandemica potrebbe portare in situazioni di disagio le strutture sanitarie del Paese con temporanei aumenti dei tempi di attesa per la diagnosi e la cura di altre patologie.
La situazione, quindi, è da tenere sotto stretto controllo scientifico e sanitario.
Guardando avanti, quali sono oggi i maggiori motivi di tranquillità?
I dati forniti dai Paesi che hanno attraversato nei mesi scorsi la stagione fredda e hanno avuto un alto numero di soggetti infettati, confermano che la gravità della infezione pandemica in corso è uguale o addirittura minore rispetto a quella delle influenze stagionali.
Il nostro Paese ha un servizio sanitario con professionisti e strutture come pochi altri al mondo. È quindi in grado di fornire tutta l’assistenza necessaria. Ministero e Regioni sono all’opera per garantire a tutti i cittadini le migliori misure di prevenzione e cura.
Ai cittadini, però, si chiede con fiducia di seguire le indicazioni che man mano verranno fornite.