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Prendersi cura di sé nelle persone con ictus, Sant’Orsola in prima fila

Notizie dal Policlinico
17 Novembre 2017
Progetto LAY (prenditi cura di te)

Nove italiani su 10 credono sia importante che i malati partecipino attivamente alla gestione della loro cura. Però solo 4 pazienti cronici su 10 vengono effettivamente coinvolti. Tra questi due dati c’è tutto lo spazio del lavoro che occorre fare. Per l’ictus ma anche gradualmente per i diabetici, per i paraplegici, gli asmatici e tanti altri ancora. È la sfida dell’autogestione (self management), che è stata al centro di un progetto di ricerca guidato dal Sant’Orsola.

Il progetto LAY (prenditi cura di te) coordinato dalla dottoressa Mariangela Taricco, ha coinvolto 250 pazienti assistiti nelle strutture riabilitative del Sant’Orsola e degli Ospedali Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e Baggiovara di Modena, le loro associazioni, i famigliari e i caregiver. Obiettivo: condurre i pazienti ad acquisire maggiore conoscenza e consapevolezza della loro condizione e soprattutto ad utilizzare strumenti per cooperare attivamente nel percorso di cura e nella presa di decisioni.

Il progetto di ricerca sarà presentato venerdì nel corso del convegno "Il self-management in riabilitazione: esperienze ed evidenze per prendersi cura di sé" (http://www.aosp.bo.it/content/convegno-il-self-management-riabilitazione-esperienze-ed-evidenze-prendersi-cura-di-s). La ricerca ha dimostrato che i pazienti informati e attivamente coinvolti nella loro cura, rispetto al gruppo di controllo, hanno una maggior capacità e sicurezza nell’affrontare i problemi legati alla loro malattia e sono più soddisfatti dei servizi.

I risultati di questa ricerca, che verranno presentati nel convegno, confermano che il self management e, più in generale, il coinvolgimento attivo delle persone con malattie croniche, rappresenta una leva fondamentale per migliorare la qualità dei servizi sanitari. In un’epoca in cui le malattie croniche e il carico di disabilità conseguente sono in aumento, il paziente stesso e la sua famiglia rappresentano senza dubbio la più grande risorsa ancora poco esplorata delle organizzazioni sanitarie.