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Trapianto di cuore - Emiliano Romagnoli popolo di donatori

Notizie dal Policlinico
16 Settembre 2020
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Il Policlinico tra i primi 3 per numero complessivo di trapianti di cuore, la sopravvivenza a 1 e 5 anni dei pazienti trapiantati di cuore al Policlinico è la più alta in Italia.

La sopravvivenza a 1 e 5 anni dei pazienti che hanno avuto un trapianto di cuore al Policlinico di Sant’Orsola è rispettivamente dell’89 e 80%, un dato migliore della media nazionale in modo statisticamente significativo che pone Bologna ai vertici come qualità dei risultati.
La probabilità di sopravvivenza dopo trapianto a 1 e 5 anni in Italia, infatti, è rispettivamente dell’81 e del 73%.

I risultati sono stati forniti lo scorso agosto dal Centro Nazionale Trapianti che ha pubblicato una analisi dei dati di qualità dei Centri Trapianto di Cuore Italiani dal 2000 al 2018. Nel 2000, infatti, è stato istituito il sistema informativo trapianti, un registro obbligatorio presso l’ISS in cui tutti i centri trapianti sono tenuti a immettere dati sulla propria casistica.
Nel periodo 2000-2018 in Italia sono stati effettuati 5500 trapianti in 18 centri autorizzati (i centri attualmente attivi sono 15). Il centro trapianti di cuore di Bologna, con attività per pazienti adulti e pediatrici, ha effettuato 540 trapianti (una media di 28 all’anno), risultando il terzo per numerosità dopo Milano Niguarda e Pavia.
Tra i 540 trapianti effettuati, 25 sono stati in combinazione con fegato o rene (ed in un caso con entrambi: in una paziente sono stati trapiantati cuore, fegato e rene), con una sopravvivenza ad un anno del 92%. In totale in Italia sono stati effettuati 71 trapianti combinati: Bologna con oltre un terzo del totale è il primo centro in Italia per queste particolari procedure. Questo risultato sottolinea ancora una volta l’efficienza del sistema multidisciplinare e la qualità della attività trapiantologica del Policlinico.

Risultati che pongono Bologna al vertice nazionale assieme gli altri centri Italiani che presentano un modello organizzativo di gestione dei pazienti che si fonda sulla stretta collaborazione ed integrazione tra la cardiologia, cardiochirurgia e anestesiologia e rianimazione che in modo sinergico e secondo le varie competenze seguono i pazienti nelle diverse fasi di indicazione all’intervento, ottimizzazione terapeutica, chirurgica in senso stretto e gestione post-operatoria. Questo modello, molto diffuso in Nord America, è meno frequente in Europa. 

Emiliano romagnoli gente di cuore
Questi risultati, tuttavia, non sarebbero stati possibili senza la generosità in primis dei donatori e delle loro famiglie. Una generosità che viene ascoltata e raccolta dalla rete di coordinamento regionale (Centro di Riferimento Trapianti) e nazionale (Centro Nazionale Trapianti) delle donazioni.
In Emilia Romagna oggi i donatori per milione di abitanti sono il 23% in più rispetto alla media nazionale e viene fornito l’assenso alla donazione nel 78% dei casi, contro il 70% della media nazionale.

Donare un organo significa donare una vita, anzi due. La storia di Maria.
Un modello integrato come quello Bolognese consente una presa in carico complessiva che oltre a garantire le migliori performance cliniche, prende in considerazione la condizione del paziente a 360 gradi. La storia di Maria è emblematica. Giovanissima, 32 anni, appena sposata scopre di avere una patologia cardiaca gravissima. La sua vita cambia completamente, le cure non bastano e la sua unica possibilità di sopravvivenza diventa il trapianto. Tuttavia i tempi di attesa non sono compatibili con il suo rapido peggioramento e le viene proposto il LVAD, il cuore meccanico, che le viene impiantato sempre dalla Cardiochirurgia del Policlinico che le consentirà di sopravvivere fino a quando non riuscirà ad avere un cuore nuovo. Il tempo passa e la situazione si aggrava ulteriormente. Maria viene inserita nella lista speciale nazionale e finalmente può sottoporsi al trapianto. Un trapianto difficile perché l’espianto del cuore artificiale allunga i tempi operatori e la complessità dell’intervento e perché la malattia primitiva di Maria, la miocardite, avrebbe potuto danneggiare anche il cuore trapiantato se la terapia immunosoppressiva non fosse stata pienamente efficace. Ora che ha un cuore nuovo Maria, rivuole anche la sua vita di prima e riprendere da dove tutto si era fermato, quando con suo marito Mariano progettavano di costruire la loro famiglia e avere dei figli. La gravidanza è una condizione molto delicata da affrontare in una donna trapiantata di cuore, le complicazioni possono essere molte, sia per la madre che per il bambino. Tuttavia i medici hanno compreso che permettere a Maria di avere un figlio era il modo migliore per consentirle di viere a pieno il dono che aveva ricevuto e onorare così il gesto di chi le aveva donato il suo nuovo cuore. I cardiologi, cardio chirurghi e ginecologi del Policlinico di Sant’Orsola allora hanno seguito il caso di Maria in ogni aspetto fisco e psicologico, sostenendola in tutti i momenti anche difficili che ci sono stati e oggi Maria, Mariano e la piccola Emma sono una famiglia che testimonia ogni giorno l’importanza della donazione.   

Cosa succede durante un trapianto di cuore: protagonisti e azioni
Professionisti pronti ad agire 24 su 24 e 365 giorni all’anno, ognuno essenziale per il buon esito della procedura

  • Una famiglia che, pur nel dolore, acconsente alla donazione
  • Personale medico ed infermieristico della rianimazione che gestisce la terapia del donatore
  • Consulenti e laboratori che effettuano le analisi di idoneità
  • Un coordinatore trapianto nazionale che coordina le offerte degli organi centralmente da Roma
  • Un coordinatore trapianto regionale che coordina le offerte ai centri regionali e che organizza gli spostamenti delle equipe di prelievo e, talora, si occupa di organizzare il viaggio al ricevente
  • Equipe Cardiochirurgica-cardiologica che valuta la qualità dell’organo offerto e decide l’allocazione
  • Un autista che porta l’equipe di prelievo alla sede donativa
  • Tre chirurghi che vanno a prelevare l’organo
  • Un anatomo patologo che spesso analizza biopsie estemporanee di lesioni sospette del donatore
  • Un infermiere che prepara il ricevente 
  • OSS che trasportano il paziente in sala
  • Un anestesista che addormenta il paziente, gestisce i farmaci durante l’intervento
  • Due cardiochirurghi che eseguono l’intervento
  • Un perfusionista che gestisce la circolazione extra corporea
  • Quattro infermieri di sala 
  • Un medico e un tecnico del centro trasfusionale che preparano le sacche di sangue, plasma e piastrine necessarie per l’intervento e che eseguono i controlli immunologici di compatibilità donatore-ricevente
  • Un anestesista e un infermiere che accolgono il paziente in terapia intensiva dopo l’intervento
  • Un cardiologo che imposta la terapia immunosoppressiva

Durata: 6-12 ore
Sangue: da 1 a 2 litri (fino a 5 donatori)
I farmaci: farmaci che supportano il circolo e immunosoppressori
Analisi di laboratorio: centinaia
Indagini diagnostiche: decine
Operatori: per ogni trapianto di cuore almeno 30 persone
Tempi di attesa per l’organo: circa 18 mesi

Link al sito dove si trova il report del CNT

http://www.trapianti.salute.gov.it/imgs/C_17_cntPubblicazioni_365_allegato.pdf 

 Report annuale:

http://www.trapianti.salute.gov.it/trapianti/archivioDatiCnt.jsp 

Trapianti eseguiti al Policlinico di Sant’Orsola dal 01/01/2020 al 14/09/2020

CENTRO TRAPIANTO

ANNO 2020

ANNO 2019

CUORE

18

20

FEGATO

67

76

RENE

40

60

RENE VIVENTE

11

15

POLMONE

7

7

  
                  Video: "Due vite" la storia di Maria