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Un abbraccio in sicurezza: eccellenza delle cure e attenzione alle persone

Notizie dal Policlinico
22 Dicembre 2020
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Presso il reparto di Oncologia una stanza per parlarsi e abbracciarsi senza paura. L’idea è nata dal desiderio di medici e infermieri del reparto di rendere più umano e sereno questo Natale particolare per i pazienti ricoverati.

Racconta la coordinatrice infermieristica Silvia Orlandini insieme al direttore dell'unità operativa Andrea Ardizzon: "il nostro è un reparto da sempre molto aperto perché crediamo che il paziente abbia bisogno non solo delle terapie ma anche dell’amore dei propri famigliari e, con tutte le garanzie per la sicurezza, non volevamo comunque negare questo aspetto”. L'idea è stata poi raccolta dalla Fondazione Sant'Orsola che ha finanziato e realizzato il progetto.

Così su una parete scorrevole in plexiglas sono stati inseriti 4 oblò da cui escono guanti che permettono di abbracciarsi, anche per chi deve rimanere seduto. I pazienti sono accompagnati nella parte più interna della stanza, viene richiusa la parete in plexiglas e nella prima parte viene fatto entrare il familiare.

Nel periodo delle feste saranno possibili 3 incontri al mattino e 3 al pomeriggio. Gli operatori del reparto, se ce ne sarà bisogno, potranno essere affiancati da infermieri e operatori socio sanitari volontari della Fondazione, che potranno occuparsi dei controlli sui parenti, della sanificazione degli ambienti necessaria dopo ogni incontro e del trasporto dei pazienti, per non pesare troppo su una vita di reparto resa già complessa dall'attuale situazione di emergenza sanitaria.

La Stanza degli Abbracci è stata inaugurata dal cardinale Matteo Zuppi, che prima di passare in corsia per un saluto ai degenti ha incontrato insieme al direttore generale Chiara Gibertoni medici, infermieri e operatori socio sanitari da cui è partita la richiesta della stanza.

L’ospedale – ha spiegato il cardinale Zuppi – è uno dei posti dove più si rivela l’umanità. Ma anche qui qualche volte fatica a manifestarsi, ad esempio quando come ora c’è una necessità d’isolamento per garantire la sicurezza. Io penso che una stanza come questa, dove si può sentire la persona amata e trasmettere i propri sentimenti, rende tutto quanto più umano, vince per certi versi la sofferenza e aiuta la terapia, dà un motivo in più per superare la malattia che altrimenti rischia di farti percepire come qualcosa che non vale più”.

È molto significativo – ha commentato il direttore generale Chiara Gibertoni – che questa richiesta sia partita proprio dal personale, che vive ogni giorno a fianco dei pazienti e che sa leggerne i bisogni e le attese. È l’ospedale che siamo e che sempre più vuole diventare: un luogo capace di unire all’eccellenza delle cure un’attenzione forte alle persone”.

Questo intervento – ha ricordato il presidente della Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – per noi prosegue il lavoro iniziato con il progetto ‘Lo spazio che cura’, grazie a cui abbiamo ristrutturato il day hospital oncologico, creando un luogo pieno di luce e colore, immerso nel verde. Conta lo spazio e ancora di più sono importanti le relazioni che in questo spazio, anche in ospedale, possono crescere e rafforzarsi”.