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Un’arma in più per combattere il tumore ovarico in stadio avanzato

Notizie dal Policlinico
2 Luglio 2019
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Nuova metodica al Sant’Orsola contro la carcinosi da tumore ovarico. L’ha utilizzata l’equipe del professor Pierandrea De Iaco, direttore dell’Oncologia Ginecologica e centro di riferimento regionale per i tumori ovarici, supportato dall’equipe degli anestesisti del dottor Caramelli e dal personale della sala operatoria del Blocco B del Sant’Orsola. Attraverso una laparoscopia i chemioterapici vengono introdotti sotto forma di aerosol nell’addome della paziente. La nebulizzazione e la pressurizzazione della laparoscopia aumentano la capacità di penetrazione del farmaco e rendono la terapia più efficace, gli effetti collaterali sono ridotti poiché le concentrazioni di chemioterapico sono un decimo rispetto a quelle standard e la ridotta invasività rende l’intervento ripetibile.

La nuova metodica, si chiama PIPAC, acronimo che sta per Pressurized Intraperitoneal Aerosol Chemotherapy, e costituisce un’arma in più contro i tumori ovarici in carcinosi. La nuova terapia viene utilizzata quando la chemioterapia non sta funzionando e le pazienti hanno una qualità di vita inficiata da ascite che limita le attività quotidiane e devono ricorrere a continue paracentesi. Lo scopo è quello di migliorare la qualità di vita e bloccare la malattia. 

In Italia, la PIPAC nell’ambito dell’oncologia ginecologica viene effettuata soltanto al Policlinico Gemelli di Roma dall’equipe del Prof. Scambia, il centro del Sant’Orsola sarebbe il secondo.

“La laparoscopia – spiega il professor De Iaco, che per il primo intervento è stato affiancato dal Dottor Giuseppe Vizzielli del Policlinico Gemelli che attualmente ha la maggiore casistica italiana nella metodica in campo ginecologico – permette un'accurata esplorazione della cavità addominale, l’aspirazione del liquido ascitico qualora presente e la contestuale esecuzione di biopsie per lo studio istologico e la valutazione alla risposta a precedenti trattamenti PIPAC, visto che la procedura può essere ripetuta anche dopo un breve intervallo e può essere successivamente associata con le chemioterapie standard”. 

La PIPAC è la seconda metodica d’avanguardia di chemioterapia intraperitoneale in corso di intervento chirurgico praticata per le carcinosi da tumore ovarico al Sant’Orsola, la prima è stata la chemioterapia intraperitoneale ipertermica, (Hipec). Le due metodiche hanno applicazioni diverse e non entrano in conflitto perché si rivolgono a tipologie di pazienti assolutamente differenti. Ricordiamo che con l’HIPEC, il mix di farmaci viene diffuso direttamente nel peritoneo attraverso un «lavaggio» ad alta temperatura (41-42 gradi) alla fine di un intervento chirurgico laparotomicoal, al contrario della PIPAC dove si esegue semplicemente una laparoscopia esplorativa per permettere la somministrazione dei farmaci. La metodica è attualmente fonte di studi clinici internazionali con lo scopo di estenderne le applicazioni in campo medico.