| TITOLO
II
Del lavoro nell'impresa.
CAPO
I
Dell' impresa in generale.
Sezione
III
Del rapporto di lavoro.
4.
Dell'estinzione del rapporto di lavoro.
Art.
2118 Recesso dal contratto a tempo indeterminato
Ciascuno
dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro
a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine
e nei modi stabiliti (dalle norme corporative), dagli
usi o secondo equità (disp. di att. al c.c. 98).
In
mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso
l`altra parte a un`indennità equivalente all`importo
della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo
di preavviso.
La
stessa indennità è dovuta dal datore di
lavoro nel caso di cessazione del rapporto per morte del
prestatore di lavoro.
Art.
2119 Recesso per giusta causa
Ciascuno
dei contraenti può recedere dal contratto prima
della scadenza del termine, se il contratto è a
tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto
è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una
causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria,
del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato,
al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete
l`indennità indicata nel secondo comma dell`articolo
precedente. Non costituisce giusta causa di risoluzione
del contratto il fallimento dell`imprenditore o la liquidazione
coatta amministrativa dell`azienda.
Art.
2120 Disciplina del trattamento di fine rapporto
In
ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato,
il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di
fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per
ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non
superiore all`importo della retribuzione dovuta per l`anno
stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente
ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese
intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.
Salvo
diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione
annua, ai fini del comma precedente, comprende tutte le
somme, compreso l`equivalente delle prestazioni in natura,
corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo
non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto
a titolo di rimborso spese.
In
caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso
dell`anno per una delle cause di cui all`art. 2110, nonché
in caso di sospensione totale o parziale per la quale
sia prevista l`integrazione salariale, deve essere computato
nella retribuzione di cui al primo comma l`equivalente
della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto
in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro.
Il
trattamento di cui al precedente primo comma, con esclusione
della quota maturata nell`anno, e incrementato, su base
composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l`applicazione
di un tasso costituito dall`1,5 per cento in misura fissa
e dal 75 per cento dell`aumento dell`indice dei prezzi
al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato
dall`ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell`anno precedente.
Ai
fini della applicazione del tasso di rivalutazione di
cui al comma precedente per frazioni di anno, l`incremento
dell`indice ISTAT e quello risultante nel mese di cessazione
del rapporto di lavoro rispetto a quello di dicembre dell`anno
precedente. Le frazioni di mese uguali o superiori a quindici
giorni si computano come mese intero.
Il
prestatore di lavoro, con almeno otto anni di servizio
presso lo stesso datore di lavoro, può chiedere,
in costanza di rapporto di lavoro, una anticipazione non
superiore al 70 per cento sul trattamento cui avrebbe
diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data
della richiesta.
Le
richieste sono soddisfatte annualmente entro i limiti
del 10 per cento degli aventi titolo, di cui al precedente
comma, e comunque del 4 per cento del numero totale dei
dipendenti.
La
richiesta deve essere giustificata dalla necessità
di:
a)
eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari
riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
b)
acquisto della prima casa di abitazione per sé
o per i figli, documentato con atto notarile.
L`anticipazione
può essere ottenuta una sola volta nel corso del
rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti
dal trattamento di fine rapporto.
Nell`ipotesi
di cui all`art. 2122 la stessa anticipazione è
detratta dall`indennità prevista dalla norma medesima.
Condizioni
di miglior favore possono essere previste dai contratti
collettivi o da patti individuali. I contratti collettivi
possono altresì stabilire criteri di priorità
per l`accoglimento delle richieste di anticipazione.
Art.
2121 Computo dell`indennità di mancato preavviso
L`indennità
di cui all`art. 2118 deve calcolarsi computando le provvigioni,
i premi di produzione, le partecipazioni agli utili o
ai prodotti ed ogni altro compenso di carattere continuativo,
con esclusione di quanto è corrisposto a titolo
di rimborso spese.
Se
il prestatore di lavoro è retribuito in tutto o
in parte con provvigioni, con premi di produzione o con
partecipazioni, l`indennità suddetta e determinata
sulla media degli emolumenti degli ultimi tre anni di
servizio o del minor tempo di servizio prestato.
Fa
parte della retribuzione anche l`equivalente del vitto
e dell`alloggio dovuto al prestatore di lavoro.
Art.
2122 Indennità in caso di morte
In
caso di morte del prestatore di lavoro, le indennità
indicate dagli artt. 2118 e 2120 devono corrispondersi
al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore
di lavoro, ai parenti entro il terzo grado e agli affini
entro il secondo grado (c.c.73, 78).
La
ripartizione delle indennità, se non vi è
accordo tra gli aventi diritto, deve farsi secondo il
bisogno di ciascuno.
In
mancanza delle persone indicate nel primo comma, le indennità
sono attribuite secondo le norme della successione legittima
(c.c.565 e seguenti).
E
nullo (c.c.1421 e seguenti) ogni patto anteriore alla
morte del prestatore di lavoro circa l`attribuzione e
la ripartizione delle indennità (c.c.458).
Art.
2123 Forme di previdenza
Salvo
patto contrario, l`imprenditore che ha compiuto volontariamente
atti di previdenza può dedurre dalle somme da lui
dovute a norma degli artt. 2110, 2111 e 2120 quanto il
prestatore di lavoro ha diritto di percepire per effetto
degli atti medesimi.
Se
esistono fondi di previdenza formati con il contributo
dei prestatori di lavoro, questi hanno diritto alla liquidazione
della propria quota, qualunque sia la causa della cessazione
del contratto.
Art.
2124 Certificato di lavoro
Se
non è obbligatorio il libretto di lavoro, all`atto
della cessazione del contratto, qualunque ne sia la causa,
l`imprenditore deve rilasciare un certificato con l`indicazione
del tempo durante il quale il prestatore di lavoro è
stato occupato alle sue dipendenze e delle mansioni esercitate.
Art.
2125 Patto di non concorrenza
Il
patto con il quale si limita lo svolgimento dell`attività
del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla
cessazione del contratto, è nullo se non risulta
da atto scritto (c.c.2725), se non è pattuito un
corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il
vincolo non è contenuto entro determinati limiti
di oggetto, di tempo e di luogo.
La
durata del vincolo non può essere superiore a cinque
anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri
casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si
riduce nella misura suindicata (c.c.2557, 2596; disp.
di att. al c.c. 198).
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