Diagnosi

Diagnosi

Unità operativa Malattie infiammatorie croniche intestinali

Non è facile. Questo è poco ma sicuro. perchè arrivare alla diagnosi di MICI è come ricostruire un puzzle: per capire davvero sono necessari molti, molti tasselli. E quindi una gran pazienza da parte dei malati, purtroppo. Ma perchè è così complicato sapere di cosa si soffre? I motivi sono vari, il primo è senza dubbio la mancanza, sia per la colite ulcerosa sia per la malattia di Crohn, di una causa specifica e riconosciuta della patologia. L'assenza di un unico responsabile rende impossibile creare un test ad hocche ci dica bianco o nero, sì o no: così quello che si va a cercare sono le manifestazioni intestinali delle MICI, che però non necessariamente sono tutte "esclusive" di queste malattie. Ciò significa che i sintomi, ma anche i segni clinici, possono essere simili per colite ulcerosa e Crohn, ma anche presentarsi nel corso di coliti infettive o altre patologie intestinali. In più, le MICI si presentano con sintomi e modi talmente variegati che da un malato all'altro la storia può cambiare a tal punto da rendere difficile stabilire un percorso univoco e sicuro per arrivare alla diagnosi certa come una freccia nel bersaglio. Senza contare che nel caso della colite ulcerosa è spesso difficile arrivare a una diagnosi certa dopo il primo attacco, nonostante il ricorso a tutti gli esami possibili: capita quindi di dover aspettare per vedere come evolve la sintomatologia per togliersi ogni dubbio. La strada, quindi, può essere tortuosa. Di sicuro comprende tanti esami, oltre che ovviamente un'attenta valutazione clinica da parte del medico: dai test di laboratorio agli esami radiologici, dalle endoscopie agli esami di campioni di tessuto.
da queste poche righe avrete capitoche segnare una strada a tappe precise è inverosimile. Possaimo però provare a districarci nel groviglio di esami e analisi per capire qualcosa di più di ciascuno, sapere quali informazioni ci forniscono, venire a conoscenza di quelli che sono ritenuti insostituibili e individuare, almeno a grandi linee, il percorso che c'è fra il primo attacco della malattia e la certezza della diagnosi.

Un quadro di indizi
Non se ne può proprio fare a meno. Quello che guida nelle ipotesi è prima di tutto la raccolta della storia clinica del paziente: ovvero, riferire il quando e come dei sintomi e raccontare al medico tutto ciò che può essergli d'aiuto, non da ultimo l'eventualità che in famiglia vi siano casi di MICI. Poi il dottore vi visita e valuta l'addome: anche dall'esame obiettivo possono emergere indizi utili, perchè ad esempio la presenza di masse palpabili o lesioni perianali può spingere verso una diagnosi di Crohn. Il quadro clinico, quindi, è di fondamentale importanza per indirizzare le ricerche successive. Quali sono gli esami da fare? Anche se non esistono segni distintivi delle MICI che possonoe ssere rivelati da test di laboratori, gli esami del sangue possono sollevare il sospetto di "uno stato infiammatorio" e dare qualche indicazione sul grado di attivià della malattia. Questi i valori da tenere d'occhio:

  • VES o velocità di eritrosedimentazione
  • Conta leucocitaria
  • Livello delle alfa-2-globuline
  • Concentrazione ematica di proteine della fase acuta come proteina C reattiva, alfa-1-glicoproteina acida e alfa-1-antitripsina.

I valori di questi parametri risultano più elevati della norma soprattutto in caso di Crohn, mentre se il problema è la colite ulcerosa le alterazioni si vedono soprattutto durante una fase di attività moderata o grave. Oltre a ciò spesso si registra anemia, che deriva dalla perdita continua di sangue nelle feci e può essere provocata anche dalla cronicità del processo infiammatorio; allo stesso modo accade di rilevare ipoalbuminemia (l'albumina è un'importante proteina del nostro organismo), il più delle volte dovuta ad uno scarso introito di alimenti o a un malassorbimento intestinale (nel caso del Crohn). C'è però da ricordare che gli esami del sangue più che per la diagnosi vengono impiegati per il monitoraggio del paziente sia durante le fasi di remissione che nelle riacutizzazioni. Servono infatti a valutare presto e bene le eventuali carenze nutrizionali e/o le complicanze epatiche o renali. Oggi è allo studio l'impiego di due tipi di anticorpi che, assieme, sembrano in gradi di aiutare a capire i dubbi nei casi più incerti. Si tratta degli anticorpi ANCA (anti-citoplasma dei neutrofili) e ASCA ( anti-Saccaromyces cerevisiae): i primi sarebbero associati alla colite ulcerosa (40-80% dei casi), i secondi alla malattia di Crohn (50-70%). La positività potrebbe dare utili indicazioni per la diagnosi.
Naturlamente, è molto utile anche l'esame colturale delle feci: serve soprettutto per individuare la presenza di evewntuali germi e quaindi aiutan a capire se l'infiammazione intestinale è dovuta a un'infezione o a una MICI. Il che non significa che valutare l'eventualità di un'infezione non sia consigliabile anche se la diagnosi è certa; la presenza di microrganismi può favorire la comparsa di ricadute ed è importante "bonificare" l'intestino in caso se ne ravvisi l'opportunità.