Diabete: dalla diagnosi alla vittoria di un campionato europeo di Karate

14 Novembre 2025

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete raccogliamo la storia di Giada Schirò, ragazza con diabete di tipo 1 - seguita fin da piccola dall’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola - che ha saputo trasformare la sua condizione in forza e motivazione, dentro e fuori dal tatami. Perché “il diabete c’è, fa parte di me, ma non mi definisce” 

Giada, quando hai scoperto di avere il diabete?    

“Il mio percorso con il diabete è iniziato nel gennaio del 2007, quando avevo due anni e mezzo. È stato mio papà ad accorgersi per primo che qualcosa non andava: bevevo tanto, avevo sempre fame ed ero molto magra. Dopo la visita, i medici hanno confermato che si trattava di diabete di tipo 1. 
I miei genitori all’inizio erano un po’ spiazzati, perché non conoscevano bene la malattia e pensavano fosse una cosa che riguardasse solo le persone anziane. Con il tempo, grazie ai medici e alle associazioni, hanno imparato a conoscerla e ad affrontarla, e mi hanno sempre aiutata fino a quando sono cresciuta e ho imparato ad autogestirmi. Infatti, oggi porto il sensore per la glicemia e utilizzo il microinfusore per l’insulina”. 

Parlaci del tuo sport: il karate 

“Ho iniziato a praticare karate nel 2012, quindi ormai da 13 anni. Attualmente sono cintura nera secondo Dan e mi alleno con Davide Temporin ad Argenta e Santa Maria Codifiume (FE) per l’associazione ASD GEAM, diretta dal maestro Emanuele Tedaldi. 
Il karate mi ha dato tanto - disciplina, forza, equilibrio - e mi ha portato anche a grandi soddisfazioni, sia a livello nazionale che internazionale. Ho partecipato a gare in tutta Europa, ottenendo, un terzo posto ai Campionati Mondiali in Romania nella specialità Kata, un secondo piazzamento ai Campionati Europei in Slovenia nel Kumite e, soprattutto vincendo i Campionati Europei in Serbia nel Kata a squadre”.  

Com’è convivere con il diabete praticando sport? 

“All’inizio avevo paura, come molti: la paura che il diabete potesse limitarmi. Ma con il tempo ho capito che non deve essere una limitazione. Le ipoglicemie e le iperglicemie possono capitare, ma non devono essere un motivo per rinunciare. Il diabete c’è, fa parte di me, ma non mi definisce. Ci sono giorni in cui ho sbagliato a gestire insulina e carboidrati, ma questo non significa che devo fermarmi. Bisogna pensare: “Oggi ho sbagliato, la prossima volta dovrò gestire meglio.”  

Ogni giorno si affrontano nuove sfide, sia nella gestione del diabete sia negli allenamenti. Oltre alla pratica sportiva vera e propria c’è anche tutto il lavoro sugli allenamenti intensivi, sulla parte tecnica, sul potenziamento muscolare, sulla preparazione psicologica e sull’alimentazione. È un equilibrio continuo, ma è anche ciò che mi rende più consapevole, più forte e più determinata”.  

Quanto è importante il supporto di chi ti sta accanto? 

“È stato fondamentale il supporto della mia famiglia, che molto spesso mi seguivano in gara e mi monitoravano da lontano. Ma anche medici, associazioni e gli amici sono stati preziosi. Tutte persone che non per forza vivono la mia stessa situazione, ma che sono state in grado di capirmi e aiutarmi. Questo non significa che bisogna lasciare agli altri la gestione del proprio diabete ma essere consapevoli delle scelte che si fanno. I propri sbagli, imparare da essi questo è l’aspetto che le persone intorno a me mi hanno aiutato a capire e gestire meglio”. 

Che messaggio vuoi lasciare a chi vive la tua stessa esperienza? 

“Io penso che qualsiasi sia lo sport, l'attività che uno vuole fare di non pensare al diabete come una limitazione, come un ostacolo. Come è normale il diabete influenza le scelte che facciamo perché, se sono in ipoglicemia mi devo fermare, devo mangiare qualcosa, devo aspettare che ritorni nei range di normalità, ma questo non significa che un bambino, un'adolescente, un ragazzo, un adulto, qualsiasi età sia, non possa iniziare a fare uno sport e ottenere dei risultati solo perché ha il diabete. 
Come si sente dire spesso “io non sono il mio diabete”, ed è vero nel senso che il diabete non deve determinare che cosa posso o non posso fare nella vita. Allo stesso tempo però siamo diabetici, e questa situazione non deve essere vissuta come un'ombra o un mostro che non vogliamo gestire, che ci fa paura, che determina le scelte e le cose che possiamo fare nella vita, ma di abbracciarlo come una parte di noi. I momenti di difficoltà ci sono, ma penso come li hanno tutti, il fatto che una persona abbia il diabete non significa che si deve precludere delle esperienze”. 

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