In cosa consiste
La biopsia della prostata è un esame diagnostico che consiste nel prelievo e nella successiva analisi di piccoli frammenti della prostata, la ghiandola presente negli individui di sesso maschile che contribuisce alla produzione del liquido seminale. Tale prelievo viene eseguito per mezzo di un apposito ago, inserito per via anale o attraverso il perineo e delicatamente condotto fino alla prostata sotto guida ecografica. L’esame prevede l’anestesia locale e in genere è indolore, anche se in alcuni casi è possibile avvertire una sensazione di disagio. La procedura è piuttosto semplice e dura dai 15 ai 20 minuti. Per prima cosa il paziente viene invitato ad assumere una posizione adatta, sdraiandosi su un fianco e piegando le cosce verso il petto. L’urologo esegue quindi un’esplorazione digitale del retto e della prostata, inserendo due dita per via anale in modo da valutare l’eventuale presenza di restringimenti o altre controindicazioni. In assenza di ostacoli si procede con l’esame vero e proprio, che consiste nell’introduzione per via rettale una sonda ecografica ben lubrificata: attraverso gli echi raccolti da tale sonda, che sfrutta la tecnologia dei raggi X, il personale medico può controllare la situazione in tempo reale su un monitor presente in sala. La sonda consente anche di iniettare una dose di anestetico in prossimità della prostata. Una volta concluse le necessarie procedure preliminari viene infine eseguita la biopsia vera e propria. Attraverso un apposito ago, inserito sempre per via rettale, l’urologo preleva alcuni frammenti della ghiandola. I campioni così raccolti vengono quindi inviati in laboratorio per l’analisi istologica. Una procedura alternativa a quella appena descritta prevede l’introduzione dell’ago per via perineale, nella zona compresa tra i testicoli e l’ano. In questo caso il paziente può essere invitato ad assumere la cosiddetta posizione ginecologica (sdraiato a pancia in su e con le gambe divaricate e poggiate su appositi rialzi).

