La terapia di prima scelta è rappresentata dall’asportazione chirurgica con la valutazione istologica post-operatoria dei margini lesionali che devono risultare indenni. Le lesioni lesioni di diametro <2 cm se asportate con margine di 4mm di cute perilesionale: guarigione del 95% a 5 anni, 3 mm di cute sana possono essere considerati accettabili con un tasso di recidiva paragonabile. Un’estensione a 6 mm di cute sana dai margini lesionali viene raccomandata per l’allargamento in caso di localizzazione al tronco ed alle estremità o per l’exeresi primaria di lesioni ad alto rischio (giustificato anche un margine libero anche di 10 mm). Per i basaliomi ad alto rischio i tassi di recidiva sono maggiori: ove possibile è preferibile utilizzare la tecnica di Mohs.
Terapie di seconde linee sono rappresentate da: curettage e diatermocoagulazione, crioterapia, laserCO2, nonchè i trattamenti topici (imiquimod, terapia fotodinamica). In casi selezionati, come forme recidivate o inoperabili, il trattamento di elezione può essere la radioterapia o la brachiterapia. La radioterapia può avere un ruolo nel trattamento adiuvante nei casi di malattia localmente avanzata (ad esempio in caso di invasione dell’osso o dei tessuti molli). Oppure in caso di margini positivi o per interessamento perineurale.
Nei casi di carcinoma basocellulare localmente avanzato, per i quali non si ritiene opportuno l’approccio locale con chirurgia o radioterapia, oppure nelle forme metastatiche, il paziente è candidato a trattamento sistemico con terapia medica a bersaglio molecolare (inibitore della via di trasduzione del segnale “Hedgehog”).
Un paziente con diagnosi precedente di BCC ha un rischio approssimativo del 15% di sviluppare un altro BCC in un anno e del 35% a 5 anni e il rischio aumenta per pazienti con più di un carcinoma asportato. Seguire i pazienti con controlli ambulatoriali ravvicinati può permettere di individuare prontamente recidive o nuove lesioni.