Il Policlinico di Sant’Orsola ha partecipato a CASSANDRA trial, studio di fase 3 coordinato dall’IRCCS Ospedale San Raffaele. I risultati, pubblicati di recente dalla rivista Lancet, mostrano un miglioramento della sopravvivenza rispetto all’attuale standard terapeutico e aprono quindi ad una rivoluzione nel trattamento preoperatorio dell'adenocarcinoma duttale non metastatico.
PAXG o mFOLFIRINOX? È questa, in estrema sintesi, la domanda che si è posta CASSANDRA trial. Perché dietro queste sigle apparentemente incomprensibili si nascondono in realtà due differenti schemi chemioterapeutici per il tumore al pancreas, neoplasia maligna che a tutt’oggi resta tra le più difficili da curare.
Il progetto di ricerca multicentrico e randomizzato, interamente finanziato da associazioni dei pazienti, si è infatti proposto di confrontare l’efficacia di due distinte combinazioni di farmaci chemioterapici somministrate nei pazienti candidati all’intervento di asportazione chirurgica di un adenocarcinoma duttale del pancreas. Da un lato mFOLFIRINOX, opzione che rappresenta l’attuale standard terapeutico, e dall’altro PAXG, acronimo dei quattro farmaci che compongono il nuovo schema, ideato proprio al San Raffaele una dozzina di anni fa.
Risultato: la sopravvivenza senza eventi sfavorevoli (progressione della patologia, recidiva, inoperabilità, aumento progressivo dei marcatori, riscontro di metastasi dopo l’intervento, decesso) è stata significativamente più lunga nei pazienti trattati con il nuovo schema chemioterapeutico rispetto a quelli che hanno ricevuto la terapia standard (16 mesi contro poco più di 10).
“La terapia preoperatoria con PAXG potrebbe essere considerata un’opzione standard per il PDAC resecabile o borderline resecabile – si legge nell’articolo pubblicato su Lancet - Di conseguenza, il trattamento pre‑operatorio con PAXG dovrebbe essere considerato come il gruppo di confronto standard per i futuri studi clinici in questo ambito”.
“La stessa Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha compreso bene il valore aggiunto di questa ricerca: in corso d’opera ci ha chiesto di passare da uno studio di fase 2 a fase 3, che in gergo tecnico vuol dire uno studio potenzialmente registrativo, potenzialmente capace di cambiare le linee guida – spiega Mariacristina Di Marco, ricercatrice dell’Università di Bologna che da tempo lavora in convenzione presso l’Oncologia Medica del Policlinico di Sant’Orsola e responsabile del trial per l’IRCCS - Ora i risultati devono essere recepiti a livello internazionale. Il professor Michele Reni, direttore delle unità operative di Oncologia e Day Hospital nonché del programma strategico di coordinamento clinico del Pancreas Center all'IRCCS Ospedale San Raffaele, con il quale collaboriamo da tempo sul tema, ha presentato il dato al Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), che si è tenuto lo scorso giugno a Chicago. Ci vorrà probabilmente un po’ di tempo, ma vista l’entità della differenza osservata è probabile che ci troviamo di fronte a una svolta nel trattamento di questi tumori”.
Nel frattempo, il progetto di ricerca proseguirà con una seconda fase di consolidamento: “Lo studio è iniziato nel 2019, quindi ad oggi conosciamo solo i dati della sopravvivenza senza eventi sfavorevoli – prosegue Di Marco - Ora ci concentreremo anche sulla sopravvivenza a lungo termine, oltre i cinque anni”.
“Per me è una grande emozione – aggiunge la ricercatrice - Da tanti anni seguo i pazienti colpiti da questo tumore, collaborando in particolare con la Chirurgia del Pancreas ed Endocrina diretta dal prof. Riccardo Casadei. Insieme siamo stati tra i primi a credere nelle potenzialità della chemioterapia pre-operatoria, e questo traguardo promette di migliorare significativamente la prospettiva di vita dei pazienti”.
Un risultato reso possibile dalla collaborazione delle associazioni dei pazienti. CASSANDRA trial è stato infatti interamente finanziato dalle sigle My Everest, Codice Viola, Associazione per la vita, Natalucci e Oltre la Ricerca. “Uno studio totalmente indipendente, no profit, ha in qualche modo dato l'opportunità alla comunità scientifica italiana di dare un segnale di cambiamento in una patologia così complessa”, conclude Di Marco.
L’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC). Si tratta del più comune tumore maligno del pancreas (rappresenta infatti il 95% di tutte le neoplasie pancreatiche maligne) e di una delle patologie oncologiche più pericolose, tanto da detenere il peggior tasso di sopravvivenza a 5 anni tra i tumori solidi. “La diagnosi precoce è molto difficile: il pancreas è un organo posto in profondità all’interno dell’addome, e per questo non è semplice da monitorare. Spesso e volentieri i pazienti si rivolgono al nostro centro quando la malattia è già in fase avanzata”.
L’adenocarcinoma pancreatico ha infatti origine dalle cellule esocrine della ghiandola pancreatica che, in presenza di questa patologia, proliferano in modo incontrollato diffondendosi rapidamente ad altri organi e dando origine a metastasi.


