Endometriosi

Cos'è 

L’endometriosi è una malattia ginecologica benigna caratterizzata dalla presenza dell’endometrio in sedi anomale. Nelle pazienti affette dalla patologia, infatti, tale mucosa (che in condizioni normali riveste le pareti interne dell’utero) si trova al di fuori della cavità uterina ed è localizzata nelle ovaie, nelle tube di Falloppio, nell’intestino, nella vagina, nella vescica o negli ureteri.

Come si manifesta 

Nonostante sia posizionato fuori dall’utero, l’endometrio mantiene le sue caratteristiche legate al periodo mestruale. Questo significa che, una volta al mese, la mucosa si ispessisce per poi sfaldarsi e provocare sanguinamenti, così come avviene normalmente durante le mestruazioni.

Nelle pazienti affette da endometriosi, tuttavia, il sangue mestruale e il tessuto endometriale non hanno modo di essere espulsi e rimangono intrappolati negli organi pelvici, provocando dolore e irritazione.

Nella maggior parte dei casi (circa 4 su cinque), infatti, la patologia si manifesta sotto forma di disturbi evidenti, che possono avere importanti ripercussioni sulla qualità della vita e sullo stato psicologico della donna che ne è affetta.

Il sintomo più frequente è rappresentato dal dolore associato al ciclo mestruale, che è talmente intenso da essere invalidante e non permettere di compiere le normali attività della vita quotidiana come lavorare o studiare. Il dolore può comparire anche durante o dopo i rapporti sessuali, e di frequente il fastidio può interessare il basso ventre o l’addome.

Tra i sintomi generali talvolta associati all’endometriosi possiamo trovare anche la presenza di sangue nelle feci, disturbi e dolori durante l’orinazione o la defecazione, diarrea o, al contrario, costipazione. Spesso le pazienti hanno difficoltà a rimanere incinta: la malattia rappresenta infatti una delle prime tre cause di sterilità femminile.

Origine 

La causa esatta dell’endometriosi non è al momento conosciuta. È probabile, in ogni caso, che più fattori (come l’alterazione del sistema immunitario, particolari condizioni dell’ambiente peritoneale e una predisposizione genetica della paziente) entrino in gioco singolarmente o contemporaneamente contribuendo allo sviluppo della malattia.

Come si accerta 

Il dolore e i sintomi sopra descritti vanno valutati nell’insieme e solo lo specialista ginecologico è in grado di capire se si tratta di disturbi realmente correlati all’endometriosi o se, al contrario, si tratta di condizioni transitorie e assolutamente fisiologiche. La diagnosi, in ogni caso, è tutt’altro che semplice e può avvenire anche a distanza di anni dalla comparsa dei primi fastidi, soprattutto a causa della sottovalutazione e della genericità dei sintomi.

L’iter diagnostico ha inizio con un’anamnesi accurata, ossia con un’accurata indagine della sintomatologia dolorosa della paziente che dia modo di definirne la localizzazione, la severità, la tempistica e la frequenza di comparsa, i fattori scatenanti e palliativi, la cronologia, la risposta emotiva e le caratteristiche psicologiche. La severità dei sintomi è adeguatamente misurata con l’ausilio di scale analogiche visive. Viene quindi eseguito un esame obiettivo ginecologico, durante il quale lo specialista palpa manualmente l’area pelvica alla ricerca di anomalie.

In base a quanto emerge da questa preliminare raccolta di informazioni, possono poi essere prescritti alcuni test di approfondimento. Su tutti, è spesso utile eseguire un’ecografia pelvica, tecnica diagnostica non invasiva e ben tollerate che permette di visualizzare direttamente le condizioni dell’utero e degli organi vicini. Può talvolta essere necessario associarla ad altre metodiche diagnostiche come la risonanza magnetica, la tomografia computerizzata, il clisma opaco, la colonscopia, l’ecografia trans rettale e l’ecografia renale.

Trattamenti 

Una cura definitiva in grado di guarire completamente la paziente e impedire la recidiva della patologia sfortunatamente ancora non esiste. Tuttavia diversi trattamenti permettono di alleviare i sintomi dolorosi, correggere il danno d’organo, rallentare la progressione della malattia e migliorare la fertilità.

Considerando che l’endometriosi è una patologia multiforme e che le esigenze sono diverse da donna a donna, risulta chiaro come non sia possibile applicare una terapia standardizzata per tutte le pazienti affette da questa patologia. È fondamentale, dunque, che il trattamento sia individualizzato, seguendo una strategia proposta dal ginecologo e modulata di volta in volta in base alle necessità della donna.

Gli strumenti per trattare l’endometriosi sono numerosi e possono essere raggruppati in due categorie principali: la terapia medica e la terapia chirurgica.

La terapia medica agisce sui sintomi, ma ha un effetto limitato sulle lesioni endometriosiche. Esse vengono portate ad uno stato di quiescenza, solitamente attraverso il rallentamento della loro crescita, ma raramente si riducono e scompaiono. La terapia medica va assunta generalmente per molto tempo fino a quando la paziente non va in menopausa o desidera una gravidanza.

Il trattamento chirurgico ha lo scopo di alleviare il dolore, ripristinare la normale anatomia pelvica e migliorare la fertilità. Dal momento che le lesioni possono essere molto diverse tra loro anche le tecniche chirurgiche sono molto variabili. L’intervento può essere relativamente semplice e di breve durata (è così, ad esempio, in caso di endometriosi superficiali o ovarica), o aumentare di complessità fino a coinvolgere anche l’intestino, la vescica, gli ureteri e il diaframma. Prima di ogni operazione viene eseguito un colloquio con il chirurgo o con un membro della sua équipe, affinché la pazienta abbia chiaro il motivo per cui è indicato il trattamento e in che cosa esso consiste.

L'elenco include alcuni dei possibili trattamenti correlati, è indicativo e non sostituisce la prescrizione medica
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