Finora la correlazione tra inquinamento atmosferico e malattie è stata studiata prevalentemente da un punto di vista ambientale, associando i livelli di smog in una data area all’incidenza di determinate patologie. Il nuovo progetto di ricerca coordinato dal Sant’Orsola punta invece a identificare gli agenti inquinanti (e a studiarne gli effetti) direttamente nei polmoni - ma anche nel sangue e nelle urine - dei pazienti malati e dei volontari che compongono il gruppo di controllo.
RECAP - “REspiratory Cancers and diseases due to Air Pollution: new biomarkers of exposure and effects”, questo il nome completo dello studio - si propone infatti di esaminare l’esposizione agli inquinanti atmosferici (PM2.5, PM5 e PM10, ma anche altri agenti volatili e metalli) di un gruppo di pazienti non fumatori, quindi escludendo il ruolo delle sigarette come fattore di rischio, affetti da tumore del polmone, BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattia respiratoria progressiva) e leucemia, misurando la loro presenza nei campioni biologi raccolti. È la prima volta che gli agenti inquinanti vengono indagati con queste metodiche su pazienti non fumatori.
“Non solo – aggiunge il prof. Stefano Nava, direttore della Pneumologia e Terapia Sub-Intensiva Respiratoria dell’IRCCS e coordinatore del progetto – puntiamo anche a valutare l’associazione tra gli agenti inquinanti identificati e lo sviluppo delle singole patologie e a individuare nuovi biomarcatori, cioè molecole che possano aiutarci a comprendere il meccanismo con il quale le sostanze inquinanti agiscono”. Scopo ultimo: migliorare la comprensione del meccanismo con cui tali inquinanti agiscono, in modo tale da aprire allo sviluppo di nuovi strumenti che aiutino ad arrestare o comunque ritardare il decorso delle patologie associate all’inquinamento.
Finanziato per oltre 600mila euro nell’ambito del programma NextGenerationEU dell’Unione Europea, il progetto è promosso dalle unità operative di Medicina del Lavoro e di Pneumologia del Policlinico di Sant’Orsola IRCCS di Bologna in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria "Ospedali Riuniti" di Foggia e con il Messina Institute of Technology (MeIT) del Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche, Farmaceutiche ed Ambientali dell’Università degli Studi di Messina. "Ringrazio tutti i professionisti coinvolti nel progetto - aggiunge Nava - in particolare il prof. Francesco Saverio Violante, già direttore della Medicina del Lavoro, per il contributo all'ideazione dello studio"
Lo studio, che ha preso ufficialmente il via da poche settimane e ha durata biennale, si propone di arruolare 150 pazienti affetti da tumore del polmone, leucemia e BPCO tra i pazienti ricoverati nei reparti di Pneumologia e di Oncologia Medica del Sant’Orsola e di Ematologia del Policlinico di Foggia. Il progetto prevede di arruolare anche 150 volontari sani per comporre il gruppo di controllo.
“L’inquinamento atmosferico rappresenta una problematica globale ed è associato a una varietà di malattie che colpiscono quasi tutti gli organi e apparati – aggiunge la dottoressa Gilda Giancotti data manager dello studio – In Italia e nella pianura Padana in particolare, una porzione significativa di persone vive in aree dove gli standard di qualità dell’aria sono molto bassi”.


