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Tumori, patologie respiratorie e inquinamento atmosferico: per la prima volta il Sant’Orsola cerca le tracce degli agenti nocivi direttamente nell’organismo dei pazienti

In corsia

11 Maggio 2026

Immagine generica legata all'inquinamento, tema dello studio RECAP

Finora la correlazione tra inquinamento atmosferico e malattie è stata studiata prevalentemente da un punto di vista ambientale, associando i livelli di smog in una data area all’incidenza di determinate patologie. Il nuovo progetto di ricerca coordinato dal Sant’Orsola punta invece a identificare gli agenti inquinanti (e a studiarne gli effetti) direttamente nei polmoni - ma anche nel sangue e nelle urine - dei pazienti malati e dei volontari che compongono il gruppo di controllo.  

RECAP - “REspiratory Cancers and diseases due to Air Pollution: new biomarkers of exposure and effects”, questo il nome completo dello studio - si propone infatti di esaminare l’esposizione agli inquinanti atmosferici (PM2.5, PM5 e PM10, ma anche altri agenti volatili e metalli) di un gruppo di pazienti non fumatori, quindi escludendo il ruolo delle sigarette come fattore di rischio, affetti da tumore del polmone, BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattia respiratoria progressiva) e leucemia, misurando la loro presenza nei campioni biologi raccolti. È la prima volta che gli agenti inquinanti vengono indagati con queste metodiche su pazienti non fumatori.  

“Non solo – aggiunge il prof. Stefano Nava, direttore della Pneumologia e Terapia Sub-Intensiva Respiratoria dell’IRCCS e coordinatore del progetto – puntiamo anche a valutare l’associazione tra gli agenti inquinanti identificati e lo sviluppo delle singole patologie e a individuare nuovi biomarcatori, cioè molecole che possano aiutarci a comprendere il meccanismo con il quale le sostanze inquinanti agiscono”. Scopo ultimo: migliorare la comprensione del meccanismo con cui tali inquinanti agiscono, in modo tale da aprire allo sviluppo di nuovi strumenti che aiutino ad arrestare o comunque ritardare il decorso delle patologie associate all’inquinamento.  

Finanziato per oltre 600mila euro nell’ambito del programma NextGenerationEU dell’Unione Europea, il progetto è promosso dalle unità operative di Medicina del Lavoro e di Pneumologia del Policlinico di Sant’Orsola IRCCS di Bologna in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria "Ospedali Riuniti" di Foggia e con il Messina Institute of Technology (MeIT) del Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche, Farmaceutiche ed Ambientali dell’Università degli Studi di Messina. "Ringrazio tutti i professionisti coinvolti nel progetto - aggiunge Nava - in particolare il prof. Francesco Saverio Violante, già direttore della Medicina del Lavoro, per il contributo all'ideazione dello studio"

Lo studio, che ha preso ufficialmente il via da poche settimane e ha durata biennale, si propone di arruolare 150 pazienti affetti da tumore del polmone, leucemia e BPCO tra i pazienti ricoverati nei reparti di Pneumologia e di Oncologia Medica del Sant’Orsola e di Ematologia del Policlinico di Foggia. Il progetto prevede di arruolare anche 150 volontari sani per comporre il gruppo di controllo.  

“L’inquinamento atmosferico rappresenta una problematica globale ed è associato a una varietà di malattie che colpiscono quasi tutti gli organi e apparati – aggiunge la dottoressa Gilda Giancotti data manager dello studio – In Italia e nella pianura Padana in particolare, una porzione significativa di persone vive in aree dove gli standard di qualità dell’aria sono molto bassi”.  

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