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A Bologna una nuova frontiera per il trapianto di rene nei pazienti iperimmuni

In corsia

4 Novembre 2026

Comani, pazienti e La manna

All’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola realizzati con successo i primi due trapianti renali al mondo in pazienti considerati quasi non trapiantabili, grazie a una strategia innovativa di desensibilizzazione basata su un anticorpo bispecifico anti-BCMA

Una nuova frontiera della medicina dei trapianti all’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna. Per la prima volta al mondo, due pazienti altamente iperimmunizzati, con possibilità estremamente ridotte di ricevere un rene compatibile, sono stati sottoposti con successo a trapianto renale grazie all’impiego di un anticorpo bispecifico utilizzato come unica strategia di desensibilizzazione per evitare il rigetto dell’organo. Un risultato che potrebbe cambiare il futuro delle cure per una delle categorie più complesse della trapiantologia moderna, che riguarda circa il 30% dei pazienti in attesa di trapianto.

Il traguardo è stato raggiunto dal Centro Trapianti di Rene dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola, diretto dal prof. Gaetano La Manna, grazie alla collaborazione con la start up biotech statunitense Candid Therapeutics, impegnata nello sviluppo di Cizutamig, un anticorpo bispecifico anti-BCMA. 

Bologna è stata la prima a portare a termine con successo due trapianti utilizzando questa molecola innovativa per uso compassionevole. Oltre all’IRCCS bolognese, tra i primi tre centri europei coinvolti, anche l’Hospital Universitari Vall d’Hebron di Barcellona e la Charité Universitätsmedizin di Berlino.

I due pazienti sono un uomo di 54 anni di Ravenna e una donna di 51 anni residente nel bolognese, entrambi in lista d’attesa da circa tredici anni e caratterizzati da un profilo immunologico tale da rendere quasi impossibile l’identificazione di un donatore compatibile. Grazie al trattamento è stata ottenuta una progressiva riduzione degli anticorpi anti-HLA e degli anticorpi donatore-specifici, ampliando le possibilità di compatibilità e consentendo infine l’esecuzione del trapianto renale in entrambi i pazienti. 

Ancora più significativo, la diminuzione degli anticorpi è proseguita anche dopo l’intervento, suggerendo una modificazione profonda e duratura della risposta immunitaria. Oggi, ad alcuni mesi dal trapianto, entrambi i pazienti presentano una buona funzione dell’organo trapiantato e ottime condizioni cliniche.

“Per la prima volta abbiamo utilizzato un anticorpo bispecifico per eliminare le cellule responsabili della produzione degli anticorpi che impediscono il trapianto. Non abbiamo semplicemente ridotto gli anticorpi presenti nel sangue: abbiamo affrontato il problema alla sua origine biologica” - afferma Gaetano La Manna, direttore della Nefrologia, Dialisi e Trapianto dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola – “I risultati ottenuti nei primi due pazienti dimostrano che anche persone considerate fino a ieri quasi non trapiantabili possono oggi avere una nuova opportunità di cura”.

“Un traguardo di straordinario valore scientifico e clinico, che testimonia la capacità del nostro Policlinico di coniugare assistenza, ricerca e innovazione. Come IRCCS abbiamo la responsabilità di trasformare le scoperte scientifiche in nuove possibilità di cura. È questa la missione del Sant’Orsola: innovare per ampliare le opportunità di cura e migliorare la vita delle persone” – afferma Chiara Gibertoni, Direttrice Generale dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola – “Un risultato reso possibile da una storia di quasi sessant’anni nel trapianto di rene, con oltre 3.000 trapianti eseguiti, e da un modello di Istituto che integra attività trapiantologica, oncologia e ricerca d’avanguardia in tutti gli ambiti di cura. Una vocazione testimoniata anche dai 537 studi clinici attivi sui farmaci sperimentali, espressione dell’impegno costante dei nostri professionisti nello sviluppo di nuove terapie e nel miglioramento delle competenze”.

Il risultato è frutto del lavoro multidisciplinare coordinato dal professor Gaetano La Manna, direttore del Centro Trapianti di Rene, con il contributo della professoressa Giorgia Comai per gli aspetti nefrologici e immunologici e del professor Matteo Ravaioli per la componente chirurgica. Una sinergia che ha consentito di trasformare un’intuizione scientifica in una concreta opportunità terapeutica per pazienti fino a oggi considerati tra i più difficili da trattare.

L’esperienza maturata a Bologna e i risultati ottenuti sono stati recentemente presentati al congresso dell’American Society of Nephrology, uno dei più autorevoli appuntamenti scientifici internazionali nel campo delle malattie renali e dei trapianti. Sebbene ancora preliminari, i dati rappresentano una prova di fattibilità estremamente incoraggiante e aprono la strada a nuove prospettive terapeuticheper migliaia di pazienti iperimmuni che, fino a oggi, avevano poche o nessuna possibilità concreta di accedere al trapianto.

Come funziona il farmaco. L’innovazione risiede nel meccanismo d’azione del farmaco. A differenza delle strategie tradizionali, che eliminano temporaneamente gli anticorpi presenti nel sangue, l’anticorpo bispecifico agisce come un “ponte biologico” tra le cellule T del sistema immunitario e le plasmacellule responsabili della produzione degli anticorpi che causano il rigetto. In questo modo viene colpita la causa del problema e non soltanto la sua conseguenza, con la prospettiva di ottenere effetti più profondi e duraturi nel tempo.

Il Centro Trapianti di Rene dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna. Il Centro Trapianti di Rene di Bologna si avvicina a celebrare il sessantesimo anniversario del primo trapianto renale eseguito in città nel 1967, confermando una tradizione di eccellenza clinica, scientifica e assistenziale che ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della trapiantologia italiana.

Sono oltre 3.000 i trapianti di rene eseguiti in quasi 60 anni di attività, con circa 120 trapianti eseguiti ogni anno, 108 nel 2026 a oggi, di cui 77 da deceduti e 31 da viventi. 

Per dare risposta alle molteplici esigenze dei pazienti, sono stati sviluppati programmi altamente diversificati e personalizzati, quali il doppio trapianto, il trapianto nei soggetti anziani, nei pazienti ad alto rischio e negli iperimmunizzati. Vengono anche effettuati trapianti multiorgano (rene-cuore, rene-fegato, rene-cuore-fegato), in collaborazione con le Unità Operative di Chirurgia Generale e Trapianti, di Cardiologia e Cardiochirurgia.

Il Centro collabora con l’Immunogenetica dei trapianti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Hub regionale per l’immunologia dei trapianti renali e la tipizzazione dei tessuti, per l’associazione tra donatori di organi disponibili in Emilia-Romagna e pazienti che possano ricevere l’organo in base alle loro caratteristiche immunologiche e cliniche.

I trapianti eseguiti all’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola. Nel 2026, al 31 ottobre, sono stati segnalati 30 potenziali donatori, di cui 16 donatori a cuore battente e 14 a cuore fermo, contro i 17 dello stesso periodo del 2025.

Complessivamente i centri trapianti dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola finora nel 2026 hanno eseguito 258 trapianti, di cui 36 di cuore, 91 di fegato, 22 di polmone, 108 di rene e uno multiviscerale, comprensivo di intestino e pancreas.

Nel 2025 i trapianti sono stati 276, di cui 39 di cuore, 103 di fegato, 11 di polmone e 123 di rene.

Il Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna (CRT-ER). Il Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna è stato istituito nel 1997, primo in Italia. La sua sede operativa si trova all’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola ed è organizzato secondo il modello ‘Hub & Spoke’. In questo modo viene garantito il collegamento tra centri di alta specializzazione e gli ospedali del territorio con le sedi donative, i centri trapianto, le sedi delle banche di tessuti e cellule in rete tra loro. 

Da Piacenza a Rimini sono 24 gli ospedali deputati alla segnalazione di donatori di organi e tessuti e cellule. Sono invece 3 i centri per le attività di trapianto d’organo: l’Azienda ospedaliero universitaria di Parma, che si occupa di trapianti di rene e rene-pancreas, l’Azienda ospedaliero universitaria di Modena, specializzata in fegato e rene, e l’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna, dove vengono effettuati trapianti di rene, rene-pancreas, cuore, fegato, polmone, intestino e multiviscerali.

Nel 2025, in Emilia-Romagna sono state registrate 305 segnalazioni di potenziali donatori di organi, dalle quali sono state utilizzate effettivamente 188 donazioni che hanno permesso di eseguire 505 trapianti. Nel 2026, finora, le segnalazioni sono state 272 che hanno portato a 176 donazioni e 453 trapianti.

L'Emilia-Romagna si è confermata tra le regioni più virtuose in Italia, con un tasso di 47,4 donatori per milione di abitanti (superiore alla media nazionale). Calano anche le opposizioni: la percentuale di opposizione alla donazione nelle Terapie Intensive è scesa al 16,9% rispetto al 20,7% dell'anno precedente. 

Il 2025 è stato un anno record per quanto riguarda i trapianti di rene da donatore vivente, che hanno raggiunto quota 61 interventi. Complessivamente i trapianti di rene eseguiti in Emilia-Romagna nel 2025 sono stati 242, di cui 181 da deceduti e 61 da viventi.

Al 31 ottobre 2026, i trapianti di rene eseguiti in Emilia-Romagna sono stati 207, di cui 164 da deceduti e 43 da viventi (31 a Bologna, 7 a Modena e 5 a Parma).

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