L'IRCCS Policlinico di Sant’Orsola si conferma all’avanguardia nel campo della chirurgia robotica urologica. Negli ultimi anni il team dell’U.O.C. di Urologia del Policlinico, diretta dal prof. Riccardo Schiavina, e il team di bioingegneri del DIMEC dell'Università di Bologna, guidato dalla Prof. Emanuela Marcelli, hanno messo a punto l’utilizzo di modelli tridimensionali e realtà aumentata nella pianificazione degli interventi oncologici ed hanno standardizzato la procedura: in particolare durante interventi chirurgici complessi come la nefrectomia parziale robot-assistita e la prostatectomia radicale robot-assistita.
Pochi giorni fa la giornalista del Resto del Carlino Monica Raschi ha assistito in prima linea proprio ad un complesso intervento di nefrectomia parziale robot-assistita. Il suo racconto dal vivo è disponibile a questo link, mentre a quest'altro link si può leggere anche l'intervista al prof. Schiavina.
Queste tecnologie, disponibili in pochi centri in Italia, facilitano la comprensione dell'anatomia del paziente in maniera più approfondita, riducendo le complicanze e ottimizzando la preservazione del rene in caso di tumorectomia o dei nervi deputati all’erezione nel caso della prostatectomia. Durante l’intervento di nefrectomia parziale o prostatectomia radicale, infatti, i modelli 3d preventivamente elaborati dagli ingegneri sulla base della TAC e della Risonanza Magnetica preoperatorie vengono prima studiati dal chirurgo per giungere ad una migliore comprensione dell’anatomia, poi sovrapposti al campo chirurgico, aumentando così le informazioni a disposizione durante l’operazione (ad esempio la posizione dei vasi, dei nervi o del tumore rispetto al tessuto sano).
Con le immagini radiologiche sovrapposte al campo chirurgico viene fornita una realtà aumentata che rende più preciso il gesto chirurgico con una miglior la preservazione del parenchima renale nei casi più complessi o dei nervi deputati all’erezione in casi selezionati. I risultati di questa attività sulla realtà aumentata e sul 3D sono già stati pubblicati sulle principali riviste di settore nell’ambito della chirurgia urologica.
I campi di utilizzo del robot in urologia si sono allargati progressivamente proprio negli ultimi anni: oltre alla chirurgia del tumore renale, prostatico e alle malformazioni renali, oggi il robot viene sempre più impiegato anche per il tumore vescicale, consentendo di trasformare una procedura molto invasiva come la cistectomia in un intervento più accettabile per il paziente, compresa la ricostruzione intracorporea della vescica
L'équipe urologica dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola esegue annualmente oltre 650 interventi di chirurgia robotica e quest’anno ha superato i 10 anni di attività robotica, con la recente introduzione di una seconda piattaforma robotica Hugo, oltre alla preesistente Da Vinci. Inoltre, con grande soddisfazione per la comunità scientifica bolognese, l’equipe del Sant’Orsola è stata recentemente invitata dalla ORSI Academy (OLV Robotic Surgery Institute di Gent, in Belgio, notissimo centro di alta formazione per la chirurgia robotica) a partecipare ad un convegno internazionale proprio sulla chirurgia renale mediante i robot: i chirurghi bolognesi hanno eseguito interventi di chirurgia in diretta con una nuova tecnologia, la “microscopia confocale” che permette una diagnosi istologica estemporanea intraoperatoria estremamente precisa e che presto verrà introdotta anche al Sant'Orsola. Oltre allo stesso Schiavina, erano presenti anche alcuni membri della scuola di specializzazione di Urologia, dr. Calogero Catanzaro, dr.ssa Sara Tamburini, dr. Matteo Ragni e dr. Fabrizio Scisciolo. Infine, l’Urologia del Sant'Orsola è stata scelta come una delle 3 sedi italiane dove si svolgerà il congresso europeo di chirurgia robotica Urologica ERUS a settembre 2026, che vedrà la partecipazione dei migliori chirurghi provenienti da tutto il mondo con la chirurgia in diretta.
Non solo robotica. Presso l’Urologia del Policlinico di Sant’Orsola è inoltre da poco arrivato il “Magneto”, un laser di ultima generazione che completa un parco macchine composto da altri quattro sistemi laser, per un valore complessivo di oltre 500mila euro.
Il Magneto combina la tecnologia del laser ad Olmio e del laser al Tullio per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna (il comune ingrossamento della prostata che colpisce gli uomini in particolare dopo i 50 anni), della calcolosi e della neoplasia dell’alta via escretrice. Un’innovazione disponibile in pochi centri in Italia in questa versione, che permette di eseguire trattamenti avanzati (come la “HoLEP” ovvero enucleazione prostatica con laser ad Olmio, la litotrissia, la vaporizzazione e la fotocoagulazione) con maggior controllo dell’impulso, precisione e sicurezza nelle procedure urologiche.
1.200 interventi all’anno e formazione d’eccellenza nel campo del laser. L’Urologia del Sant’Orsola esegue ogni anno circa 400 interventi HoLEP per l’ipertrofia prostatica e circa 800 procedure laser per la calcolosi urinaria, su un totale di oltre 4000 interventi eseguiti all’anno nel reparto di Urologia. Grazie all’esperienza maturata, il Policlinico è anche un punto di riferimento a livello nazionale con il corso di alta formazione sulla Holep.
“Si tratta di una tecnologia altamente innovativa e non semplice da imparare, che permette un miglior comfort complessivo e risultati clinici sempre migliori per il paziente – spiega il prof. Riccardo Schiavina–. Il nuovo laser Magneto offre soprattutto una migliore coagulazione e nei casi complessi, ad esempio per prostate di grandi dimensioni, consente un intervento più pulito e preciso ma sempre mininvasivo”.


