Quando Roberto Russo varca la soglia del Sant’Orsola, non è solo un paziente: è un uomo che ha lottato a lungo contro la propria paura. Sessant’anni alle spalle, di cui cinque di dialisi, e una malattia che ha segnato la sua famiglia come un’ombra: prima la madre, poi i fratelli. Roberto, per anni, ha cercato di sfuggire a quel destino, evitando controlli, sperando che ignorare il problema potesse allontanarlo.
Ma la vita ha bussato alla porta con forza. Una segnalazione di un urologo in Calabria ha portato alla diagnosi definitiva a Bologna e proprio al Sant’Orsola è iniziata la parte più difficile: scegliere di curarsi. Anche dopo aver saputo di essere malato, Roberto continuava a negare il problema. Ha accettato il follow-up senza però mai presentarsi alle visite senza mai seguire i consigli che nelle rare volte di contatto i medici erano riusciti a comunicargli.
“Avevo paura della malattia. L’avevo già incontrata da ragazzo, quando accompagnavo mia mamma a fare dialisi, e non volevo conoscerla sulla mia pelle. Il dottor Magnoni mi ha conquistato con la pazienza e l’ascolto: mi ha fatto capire che non ero solo e che la dialisi non era la fine, ma un modo per continuare a vivere. Oggi posso dire che non solo sto vivendo, ma che con la malattia sto assaporando la vita ancora di più” racconta oggi Roberto.
Il riferimento è a Giacomo Magnoni, nefrologo della Nefrologia, Dialisi e Trapianto del Policlinico di Sant’Orsola diretta dal prof. Gaetano La Manna. Tra sedute e colloqui, è nata una relazione di fiducia che ha trasformato la paura in consapevolezza. Ora per Roberto, il Sant’Orsola non è più solo un luogo di cura, ma uno spazio dove ha trovato sostegno e umanità.
Da quella relazione è nato anche un gesto inatteso: un’opera d’arte. Roberto, artista di professione, ha deciso di donare un suo quadro al reparto. Ora è esposto nel corridoio del Day Service Dialisi Peritoneale, a colorare un luogo che lui avrebbe preferito non vedere mai. Quel quadro non è solo un dono: è un simbolo. Racconta che la cura non è fatta solo di macchinari e protocolli, ma di legami che restituiscono fiducia e speranza.
“Una relazione di qualità tra paziente, fornitori di cura, operatori socio-sanitari, infermieri e medici è importante per il buon esito di una terapia alla quale concorrono diverse competenze. Questo generoso dono sarà strumento di sollievo e stimolo per tutte le figure coinvolte” dice Giacomo Magnoni.
Al Sant’Orsola, tra medici e pazienti, la malattia diventa meno dura quando la relazione diventa parte della terapia. E il quadro di Roberto, oggi, è lì a ricordarlo: un legame che cura davvero.
“Il nostro impegno è seguire ogni paziente nel modo migliore possibile, non solo dal punto di vista clinico ma anche umano. Dietro ogni trattamento c’è una persona con la sua storia, le sue paure e i suoi sogni. Per questo medici e infermieri lavorano come squadra, con l’obiettivo di garantire non solo la qualità delle cure, ma anche la consapevolezza e la fiducia necessarie per affrontare un percorso complesso come la dialisi - sottolinea il Prof. Gaetano La Manna - Il gesto dell’artista Roberto Russo ci onora: il suo quadro non è solo un dono, ma un segno di quanto la relazione tra paziente e professionisti possa trasformare la cura in un’esperienza di umanità. Quando ho saputo di
questo evento mi sono commosso. Vedere che colleghi del reparto che io dirigo possano essere occasione di umanizzazione e di approfondimento della propria esperienza umana in un contesto di malattia, mi ha profondamente colpito, riportandomi alla natura del gesto di cura, che a partire dall’esigenza di un adeguato approccio terapeutico, inizia e termina come relazione umana, in cui sia chi cura sia chi è curato, condividono la stessa domanda di positività, di bellezza con cui ogni mattina, quando apriamo gli occhi, tutti ci poniamo”.
Da poche settimane Roberto prosegue la dialisi presso l’Ospedale di Vergato, più vicino alla sua abitazione. Si tratta di un esempio concreto di organizzazione in rete e di collaborazione interaziendale: un modello che valorizza la continuità assistenziale e migliora la qualità di vita, mantenendo invariati standard e competenze.
L’artista Roberto Russo
Roberto Russo ha sempre coltivato una profonda passione per l’arte. Dopo gli studi al Liceo Artistico, ha iniziato il suo percorso realizzando disegni ispirati al mondo Disney, per poi dedicarsi a paesaggi, collettive e mostre personali. Nel tempo, il suo linguaggio si è evoluto grazie alle esperienze nel mondo del cinema: a Roma ha preso parte come figurante a diverse produzioni, entrando in contatto con l’estetica scenografica. Da questa esperienza nasce uno degli elementi distintivi della sua pittura: il riflettore che illumina la scena, simbolo di attenzione e messa in luce, presente in molte opere. “Roberto ora è stato definito dalla critica come il caposcuola di una nuova corrente artistica il “Fantasy Metropolitano”: il suo stile si caratterizza per composizioni curate, contrasti di luce e dettagli che richiamano suggestioni urbane e metafisiche, frutto di una ricerca costante tra tecnica e immaginazione”, si legge sul suo sito web personale. “Nel corso della sua carriera, Roberto Russo ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, ricevendo premi e riconoscimenti che ne attestano la qualità artistica: dalle rassegne internazionali a Barcellona, Parigi e Stoccarda, fino ai premi di pittura estemporanea e incarichi come membro di giuria in concorsi prestigiosi”.



