L’iter diagnostico si distingue in base al sesso. Nei soggetti di sesso maschile, infatti, la diagnosi prevede la dimostrazione biochimica del deficit di attività dell’enzima alfa-galattosidasi (che si ottiene tramite prelievo e analisi di un campione di sangue), con successivo test genetico di conferma. Nei soggetti di sesso femminile la diagnosi è invece interamente genetica, dal momento che l’attività enzimatica può avere valori che ricadono nel range di normalità e non è pertanto necessariamente indicativa.
Il possibile interessamento cardiaco viene valutato con diverse metodiche strumentali, complementari tra di loro: l’elettrocardiogramma, l’ecocardiogramma e la risonanza magnetica cardiaca. Negli ultimi anni la risonanza magnetica cardiaca si è affermata come esame chiave nella diagnosi di malattia, essendo in grado di evidenziare l’accumulo dei glicosfingolipidi (con la tecnica del T1 mapping) e la presenza o meno di cicatrice (late gadolinium enhancement) a livello delle pareti del cuore.