È bene non sottovalutare un’ernia inguinale: non regredisce spontaneamente e tende, anzi, a peggiorare con il passare del tempo. La storia naturale di un’ernia inguinale non operata e trascurata è infatti inevitabilmente volta all’incremento di dimensioni sino anche a diventare inguino-scrotale o permagna e a complicarsi con incarceramento o strozzamento (4% dei casi), a tal punto da rendere necessario un intervento in urgenza. Per questi motivi, al momento della diagnosi è corretto predisporre una riparazione chirurgica.
L’intervento di ernioplastica, in particolare, è sempre indicato nei casi sintomatici (quando c’è dolore) e prevede la riduzione del contenuto erniato nella sua posizione naturale, la riparazione del difetto parietale da cui deriva la fuoriuscita dell’ernia e il posizionamento di una rete in materiale biocompatibile (mesh).
Attualmente, le tecniche chirurgiche per eseguire l’intervento sono due:
- Tecnica chirurgica classica (o inguinotomica), la quale prevede un'incisione di circa 6 centimetri a livello dell’inguine preferibilmente in anestesia locale (AL) o anestesia locoregionale (ALR). Viene solitamente eseguita in regime di day surgery, permettendo così al paziente il ritorno a casa in giornata.
- Tecnica laparoscopica (“TAPP: Trans-abdominal pre-peritoneal”), che si esegue mediante 3 piccole incisioni addominali di 10 millimetri. Tale tecnica prevede un’anestesia generale ed è solitamente proposta in caso di ernia inguinale bilaterale o nel trattamento delle recidive.
Dopo il trattamento è opportuno seguire alcune raccomandazioni:
- Dieta: ricca di fibre per garantire regolarità intestinale senza sforzi eccessivi per la defecazione;
- Ripresa motoria: graduale ritorno ad una regolare attività fisica in 2-3 settimane. Evitare sforzi fisici eccessivi (sollevamenti, trazioni…) per 1 mese. Può essere utile indossare degli slip elastici contenitivi per i primi 30 giorni dall’intervento;
- Ritorno al lavoro: quando il paziente si sente abbastanza in forma per svolgere le normali attività quotidiane. È molto variabile da persona a persona; solitamente dopo 14-21 giorni.