In caso di Insufficienza intestinale cronica benigna (IICB), la terapia primaria è la nutrizione parentale domiciliare (NPD), trattamento che sostituisce la funzione d’organo persa. Dopo l’intervento chirurgico, tuttavia, l’intestino residuo va incontro al fenomeno dell’adattamento intestinale spontaneo che, nell’arco di un periodo variabile da 1 a 3 anni, determina un recupero di parte delle funzioni perse. In tutti i casi viene comunque attivato un programma di “riabilitazione intestinale”, basato su interventi dietetici, farmacologici e chirurgici, finalizzato ad ottimizzare le funzioni intestinali residue, con conseguente riduzione del bisogno di NPD fino, in determinate condizioni, alla sua sospensione.
La terapia medica consiste in programmi dietetici, supplementazioni nutrizionali orali (soluzione reidratante orale, integratori nutrizionali orali, vitamine, oligoelementi e sali minerali) e farmaci antidiarroici (loperamide e più raramente, codeina), inibitori della secrezione gastrica (inibitori di pompa protonica, anti-recettori H2), inibitori delle secrezioni gastro-pancreatico-biliari ed intestinali (octreotide), chelanti i sali biliari (colestiramina) e antibiotici in caso di contaminazione batterica del tenue.
In casi adeguatamente selezionati, un ruolo rilevante nella riabilitazione medica può essere riservato alla terapia con teduglutide, un analogo dell’ormone gastrointestinale GLP-2 (glucagon-like-peptide 2 o enteroglucagone-2). Teduglutide migliora l’assorbimento intestinale attraverso un effetto “trofico” sulla mucosa intestinale (crescita della mucosa) e un effetto regolatore della motilità intestinale (rallentamento del transito).
Nell’adulto, il principale intervento di chirurgia riabilitativa è quello di ricostruzione della continuità intestinale, nei casi in cui sia stata creata una stomia temporanea di protezione e vi sia una parte di intestino “defunzionalizzata” in addome.