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Visite ed esami

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Elettrocardiogramma ECG

L’elettrocardiogramma è un esame ambulatoriale che consente di visualizzare l’attività elettrica del cuore. Attraverso i dieci elettrodi dell’elettrocardiografo posizionati sulla pelle del paziente (sugli arti e sul torace), infatti, viene registrato l’impulso elettrico che arriva alla superficie corporea. Tale impulso viene poi trasmesso al computer, che lo elabora in forma grafica e stampa su carta un tracciato: il famoso elettrocardiogramma. A seconda delle esigenze, può essere eseguito sia a riposo sia sotto sforzo. In ogni caso, si tratta di un esame assolutamente sicuro e indolore.

Elettrofisiologia oculare

Gli esami elettrofunzionali comprendono una serie di test non invasivi che studiano se gli stimoli visivi sono percepiti, condotti e recepiti dal cervello. L’ortottista effettua tali esami sia in età pediatrica che adulta. Le procedure prevedono l’applicazione di elettrodi posizionati in maniera differente a seconda dell’esame da eseguire e la stimolazione dell’occhio attraverso una serie di flash luminosi o una scacchiera nera e bianca proiettata su uno schermo. La durata è variabile da venti a quaranta minuti in funzione dell’esame scelto per gli approfondimenti diagnostici. Potenziali Visivi Evocati (PVE pattern e PVE flash) registrano la conduzione dello stimolo visivo lungo il nervo ottico e la risposta delle aree cerebrali dedicate alla visione. Elettroretinogramma massimale (ERG da flash) valuta la funzione globale della retina. Può essere valutata separatamente la funzione del sistema scotopico e fotopico della retina (bastoncelli e coni). Elettroretinogramma multifocale (mfERG) registra la risposta dei coni maculari Elettroretinogramma da pattern (PERG) registra l’attività elettrica delle cellule ganglionari retiniche Elettrooculogramma (EOG) analizza la funzione dell’epitelio pigmentato retinico

Elettromiografia

Si tratta di un’indagine diagnostico utilizzato per le patologie a carico dell’apparato muscolare e di quella parte del sistema nervoso periferico che ne controlla i movimenti. Attraverso l’applicazione di alcuni elettrodi, collegati ad un’apposita strumento (l’elettromiografo), i nervi vengono stimolati in modo da registrarne la capacità di conduzione degli impulsi. I risultati vengono poi stampati su un grafico. L’esame ha una durata variabile dai 30 ai 60 minuti e in alcuni casi può essere fastidioso, a causa dei brevi spasmi dolorosi generati dagli impulsi.

Entero RM

Si tratta di un esame diagnostico che sfrutta la tecnologica della risonanza magnetica per studiare nel dettaglio le condizioni dell’intestino tenue, la prima parte dell’intestino. La procedura è piuttosto semplice. Il paziente viene aiutato a distendersi correttamente sul lettino (solitamente a pancia in su e con le braccia alzate) e poi introdotto all’interno del macchinario. L’indagine, che come tutte le altre tecniche di risonanza magnetica impiega campi magnetici e onde radio, può durare dai 20 ai 35 minuti. Per la buona riuscita dell’esame il paziente deve rimanere immobile durante l’acquisizione delle immagini. Le donne gravide non possono sottoporsi all’esame.

Entero TC

L’Entero-TC è una tipologia non invasiva di Tac che, attraverso l’impiego di radiazioni ionizzanti a basso dosaggio e due mezzi di contrasto (uno neutro assunto per bocca e uno iodato iniettato in vena), consente di studiare l’intestino tenue. Il paziente viene fatto accomodare sul lettino della Tac con l’aiuto del tecnico, mentre l’infermiere posiziona in una vena del braccio o della mano l’ago per iniettare il mezzo di contrasto. Possono essere somministrati anche farmaci antispastici (ad esempio il Buscopan) per ridurre la motilità intestinale. Una volta concluse le procedure di preparazione, il paziente viene lasciato solo in sala, pur rimanendo sotto costante controllo del tecnico e del radiologo che seguono l’esame dietro un apposito vetro. Prima dell’inizio della scansione, il lettino scorre all’interno della Tac, dove viene iniettato il mezzo di contrasto. Durante tale iniezione il paziente può avvertire una sensazione di calore al braccio o diffusa a tutto il corpo, oppure un sapore metallico in bocca. Si tratta in ogni caso di manifestazioni normali, che in genere terminano nel giro di pochi minuti. Qualora il paziente dovesse invece avvertire un forte dolore nel punto in cui è stato posizionato l’ago, o una sensazione di svenimento, difficoltà a respirare o necessità di vomitare, deve comunicarlo prontamente. L’esame dura in totale circa una quindicina di minuti. Vengono infatti effettuate due scansioni, una in posizione supina e una in posizione prona, della durata di pochi secondi ciascuna. Una volta terminate le scansioni, il tecnico e il radiologo si accertano della qualità delle immagini acquisite e dichiarano concluso l’esame.

Esame audiometrico

L’esame audiometrico è un particolare test diagnostico che consente di valutare le condizioni di salute e la funzionalità dell’orecchio, monitorando in particolare la capacità di sentire e comprendere gli stimoli uditivi. In sostanza, quindi, si tratta di un controllo della capacità uditiva, e può essere di tipo tonale o vocale (o entrambi). Tale controllo non è invasivo né doloroso, dura una trentina di minuti e avviene all’interno di una cabina insonorizzata, sotto la guida di un tecnico audiometrista. Dopo essere entrato nella cabina, il paziente viene invitato ad appoggiare le cuffie sulle orecchie. Una volta che è correttamente sistemato, il tecnico può dare il via all’esame vero e proprio: dalle cuffie verranno riprodotte sillabe, parole o frasi (se il test è vocale) e alcuni suoni (se il test è tonale), a partire dai toni più bassi e fino a giungere a quelli più alti. Il paziente deve ripetere le parole ascoltate o fare un cenno per mostrare di aver sentito il suono. A volte l’esame prevede anche l’utilizzo di un piccolo strumento da sistemare dietro l’orecchio: tale dispositivo medico emette delle vibrazioni teoricamente percettibili dall’orecchio interno.

Esame del cariotipo

L’esame del cariotipo è un’analisi di laboratorio che consiste nella visualizzazione al microscopio dei cromosomi contenuti nelle cellule. In particolare vengono valutati il numero e la struttura dei cromosomi del paziente, in modo da individuare eventuali anomalie. Nella maggior parte dei casi il cariotipo viene studiato a partire dai linfociti, cellule del sistema immunitario che vengono prodotte nel midollo osseo (tessuto spugnoso che si trova all’interno di diverse ossa). In genere l’esame del cariotipo viene eseguito su un campione di sangue venoso raccolto nel corso di un normale prelievo ematico dal braccio. In alternativa, l’analisi può essere condotto sulle cellule asportate mediante agoaspirato dal midollo osseo oppure, per le donne in gravidanze, sul liquido amniotico. Una volta prelevato, il campione viene inviato in laboratorio e posto in un terreno di coltura, per poi essere analizzato al microscopio.

Esame del fondo oculare

Per analizzare le strutture interne del bulbo oculare, come la retina e il nervo ottico, si ricorre di solito all’esame del fondo oculare. Eseguito solitamente in ambienti bui o poco illuminati, questo esame prevede quasi sempre l’utilizzo di colliri per dilatare la pupilla del paziente e facilitare l’analisi delle strutture interne del bulbo oculare attraverso strumenti ottici specifici. In particolare i più usati sono l’oftamolscopio o la lampada a fessura: entrambi utilizzano una fonte luminosa per illuminare l’interno dell’occhio e permettere così l’esame del corpo vitreo, della retina o della testa del nervo ottico.

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