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Orchiectomia

Si tratta dell’intervento di asportazione di uno o di entrambi i testicoli o, ancora, del funicolo spermatico. Il procedimento è piuttosto semplice, e prevede un’incisione nel centro dello scroto e la successiva asportazione delle strutture. In alcuni casi può essere impiantata una protesi artificiali di dimensioni simili al testicolo rimosso: lo scopo di quest’ultimo passaggio è esclusivamente estetico e psicologico.

Orchifunicolectomia

L’orchifunicolectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di un testicolo e del relativo funicolo spermatico. In alcuni casi l’operazione viene completata con l’impianto di una protesi per colmare al posto del testicolo rimosso. Tale protesi, che di solito è composta da silicone o da una soluzione salina, ha lo scopo di alleviare il trauma psicologico per il paziente. L’intervento viene solitamente eseguito in anestesia logo regionale (peridurale o spinale) o, quando necessario, in anestesia generale, e dura dai 20 ai 40 minuti. La procedura prevede l’apertura di un’incisione inguinale di qualche centimetro, attraverso la quale i chirurghi rimuovono prima i vasi sanguigni e linfatici e i nervi e poi il testicolo. In alcuni casi il testicolo rimosso viene inviato in laboratorio per un’eventuale analisi istologica.

Ovariectomia

L’ovariectomia è un intervento chirurgico che consiste nella rimozione di una o di entrambe le ovaie della paziente. Si parla, rispettivamente, di ovariectomia monolaterale o bilaterale. L’operazione viene eseguita in regime di anestesia generale e può durare alcune ore. La procedura dipende dalla tecnica scelta dal chirurgo, dal momento che l’ovariectomia può essere effettuata sia in laparotomia che in laparoscopia. Nel primo caso l’intervento prevede l’apertura di un’unica ampia incisione a livello del basso addome, ed è solitamente più veloce ma richiede tempi di recupero più lunghi. Nel secondo, al contrario, l’operazione risulta di gran lunga meno invasiva: gli strumenti, infatti, vengono inseriti attraverso piccoli fori praticati sulla parete addominale, e i medici portano a termine l’operazione grazie all’ausilio di uno speciale strumento dotato di telecamera (il laparoscopio, per l’appunto). + In entrambi i casi, l’ovariectomia può essere eseguita come procedura a sé stante o come parte di un più complesso intervento chirurgico sull’apparato genitale femminile. Di frequente, infatti, la rimozione delle ovaie si abbina all’asportazione dell’utero (isterectomia) e delle tube di Falloppio (salpingectomia o annessiectomia).

PAIR

La sigla PAIR (Puntura, Aspirazione, Iniezione e Riaspirazione) indica un trattamento poco invasivo utilizzato per la cura delle cisti epatiche. Consiste nell’introduzione di un ago per via percutanea realizzata sotto guida ecografica e in anestesia locale. La procedura è piuttosto semplice ed intuitiva. Una volta raggiunta la lesione da trattare si inizia per prima cosa ad aspirarne il contenuto, svuotando la cisti di tutto il suo riempimento liquido. Come secondo passaggio si provvede poi ad iniettare nella lesione una sostanza scelta per provocarne la necrosi (di solito si tratta di etanolo). Infine, dopo aver atteso circa una ventina di minuti, tale sostanza viene nuovamente aspirata.

Pancreasectomia

La pancreasectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione parziale o totale del pancreas, la ghiandola che, oltre agli enzimi necessari per la digestione dei grassi, produce anche diversi ormoni, tra cui l’insulina. Si tratta di un’operazione particolarmente lunga e complessa (in genere dura tra le 3 e le 6 ore) che prevede più varianti a seconda della localizzazione della malattia da rimuovere. Si parla infatti di pancreasectomia parziale quando i chirurghi asportano solo una parte del pancreas (ad esempio il corpo o la coda della ghiandola). In questo caso l’intervento può essere eseguito sia “a cielo aperto” sia in laparoscopia (particolare tecnica chirurgica che risulta di gran lunga meno invasiva rispetto all’approccio tradizionale e che consente di evitare ampie incisioni addominali). Al contrario, si parla di pancreasectomia totale quando lo staff medico è costretto a rimuovere completamente la ghiandola. In quest’ultimo caso, peraltro, l’interconnessione anatomica del pancreas rende necessaria l’asportazione anche della via biliare, della cistifellea e del duodeno (la prima parte dell’intestino tenue). In entrambi i casi l’intervento viene eseguito in anestesia generale e in regime di ricovero. Solitamente il paziente deve trascorrere in ospedale tra i 7 e i 10 giorni.

Paracentesi ecoguidata

Si tratta di una procedura a cui si ricorre per drenare il liquido in eccesso presente nella cavità addominale. È un trattamento semplice e piuttosto veloce, dato che raramente richiede più di un quarto d’ora. Dopo aver adeguatamente preparato ed anestetizzato il paziente, infatti, lo staff medico provvede ad inserire nell’addome un apposito ago, lungo circa 5 centimetri. Il liquido addominale in eccesso viene quindi estratto attraverso una siringa e, in alcuni casi, inviato in laboratorio per le analisi.

Pelvectomia

La pelvectomia è un intervento chirurgico altamente invasivo che prevede l’asportazione di diverse strutture dell’apparato genitale. La rimozione degli organi è poi seguita da un’operazione ricostruttiva, che ha lo scopo di ripristinare la funzionalità urinaria e intestinale. Nello specifico, la pelvectomia può consistere nell’asportazione della vescica, dell’utero e della vagina (pelvectomia anteriore), dell’intestino (pelvectomia posteriore) o di tutti gli organi contenuti nelle pelvi (pelvectomia totale). L’operazione chirurgica può durare anche diverse ore, e viene eseguita in regime di anestesia generale.

Pericardiocentesi percutanea

Questa procedura diagnostico-terapeutica consiste nel drenaggio del liquido pericardico in eccesso. Tale liquido viene prelevato attraverso un ago, inserito attraverso una puntura sotto le costole. La terapia avviene in anestesia locale, con un costante monitoraggio ecocardiografico e tenendo sotto controllo i valori della pressione arteriosa del paziente.

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