La diagnosi, a cura del medico specialista urologo, si fonda sull’integrazione di diversi esami.
In primis, un prelievo ematico con dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico). Nonostante attualmente, in Italia, non esistano campagne di screening di popolazione strutturate (come accade per esempio il Tumore della Mammella), il PSA deve essere eseguito a partire dai 50 anni d’età; da anticipare a 45 in caso di familiarità o origine africana, oppure dai 40 anni in caso di accertata mutazione BRCA 2 (in famiglia o nel paziente).
L’esplorazione rettale, va sempre eseguita in fase di diagnosi e permette al medico di valutare dimensioni, consistenza della prostata e la presenza di noduli sospetti per tumore.
Nei casi dove le precedenti indagini risultino sospette, è fondamentale eseguire una Risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI) che mediante specifiche sequenze morfologiche, funzionali e di perfusione, fornisce informazioni dettagliate sulla probabilità di neoplasia prostatica (sistema di refertazione PIRADS) e sull’eventuale estensione extra-prostatica della malattia. Rappresenta inoltre un’indagine fondamentale per pianificare un eventuale trattamento successivo.
La biopsia prostatica transperineale, infine, confermerà la presenza di tumore alla prostata mediante prelievo di piccoli campioni di tessuto che saranno poi esaminati microscopicamente presso l’Anatomia Patologica, fornendo indicazioni sulle caratteristiche istologiche e sulla aggressività della neoplasia (classificazione ISUP). Tale procedura si esegue in regime ambulatoriale con anestesia locale.
Per i casi in cui è indicato un successivo trattamento, è fondamentale procedere ad una stadiazione sistemica mediante PET-PSMA (o anche TAC addome + Scintigrafia ossea nella malattia a rischio intermedio). La PET-PSMA è una metodica di medicina nucleare, che prevede iniezione di un tracciante selettivo il quale si legherà a specifiche cellule di origine prostatica, evidenziando eventuali localizzazioni della malattia al di fuori della prostata stessa. La stadiazione può essere omessa in caso di grado di rischio basso o intermedio-favorevole.