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Miomectomia

La miomectomia è un’operazione chirurgica che consiste nella rimozione dei fibromi uterini. In base alla sede, al numero e alle caratteristiche di tali tumori i medici scelgono se eseguire tale procedura in laparotomia, in laparoscopia o in isteroscopia. Nel primo caso (miomectomia addominale, tradizionale o “a cielo aperto”) l’operazione prevede l’apertura dell’addome attraverso un’incisione di diversi centimetri sulla pancia, mentre nel secondo gli strumenti vengono inseriti mediante piccole incisioni cutanee e l’intervento viene portato a termine grazie all’impiego di un apparecchio dotato di luce e telecamera (il laparoscopio) . La miomectomia laparotomica è maggiormente invasiva, ed è indicata soprattutto in caso di fibromi di grosse dimensioni, mentre la procedura laparoscopica è preferibile in presenza di tumori grossi non più di 5-6 centimetri. La terza opzione, ossia l’intervento in isteroscopia, si esegue introducendo per via vaginale il rettoscopio, dispositivo in grado di produrre scariche elettriche. Attraverso tale scariche il chirurgo può eliminare il tessuto dei fibromi di tipo sottomucoso. In tutti e tre i casi l’operazione viene eseguita in anestesia generale e dura alcune ore.

Mitraclip

Si tratta di un intervento di riparazione della valvola mitralica, la struttura che regola il passaggio del sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro del cuore. L’operazione avviene per via percutanea: un catetere guida viene infatti inserito nella vena femorale, guidato delicatamente fino all’atrio destro del cuore e, da qui, alla valvola mitrale. Attraverso il catetere una “clip” (una sorta di minuscola graffetta) viene impiantata per riavvicinare i lembi della valvola mitrale.

Nefrectomia

La nefrectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione parziale o completa di uno o di entrambi i reni. In genere la nefrectomia viene eseguita  Quanto interessa solo uno dei due reni si parla di nefrectomia monolaterale, mentre la rimozione di entrambi gli organi è definita nefrectomia bilaterale. In alcuni casi, inoltre, l’operazione prevede anche l’asportazione delle strutture associate al rende, come il surrene, l’uretere e i tessuti circostanti (nefrectomia radicale). Nel corso degli anni le innovazioni tecnologiche e, più in generale, il progresso in campo medico hanno permesso di sviluppare diverse tecniche per portare a termine questo intevento. Nefrectomia a cielo aperto (o laparotomica). Si tratta della via più tradizionale e, oggigiorno, meno utilizzato, in quanto particolarmente invasiva. L’asportazione della prostata, infatti, viene portata a termine aprendo un’incisione di diversi centimetri nel basso addome, poco sotto l’ombelico. Attraverso questa apertura, infatti, i chirurghi operano direttamente sui reni. Nefrectimia laparoscopica. A differenza della chirurgia laparotomica, l’approccio laparoscopico non prevede l’apertura di un’unica grande incisione, ma bensì di “buchi” di più piccole dimensioni (sempre a livello dell’addome) attraverso cui i medici infilano i propri strumenti. L’intervento viene quindi portato a termine grazie all’ausilio di un endoscopio, uno strumento flessibile dotato di luce e telecamera. Grazie a questo dispositivo, che è collegato ad un monitor presente in sala operatoria, i chirurghi possono procedere alla rimozione di uno o di entrambi gli organi. Nefrectomia robotica. Questa tecnica segue lo stesso principio della procedura laparoscopica: gli strumenti, in altre parole, vengono sempre inseriti nel corpo del paziente attraverso piccole incisioni aperte sull’addome. A differenza di quest’ultima, tuttavia, l’operazione viene portata a termine grazie all’ausilio di bracci robotici, controllati dai chirurghi tramite un’apposita consolle, ed è quindi più precisa. I chirurghi scelgono l’approccio migliore tenendo conto dello stato di salute e delle esigenze del paziente. In ogni caso, la durata dell’operazione è molto variabile (dai 90 minuti fino a diverse ore) e l’intervento viene eseguita in regime di anestesia generale.

Nefrolitotrissia Percutanea (PCNL)

La nefrolitotrissia percutanea è una particolare procedura che viene impiegata per la rimozione di calcoli renali particolarmente voluminosi. Si basa sull’utilizzo di un endoscopio, strumento lungo e flessibile dotato di luce e telecamera, e di una sonda, un dispositivo che genera onde d’urto capaci di frammentare i calcoli. Una volta che sono rotti in piccoli pezzi, questi sassolini vengono poi rimossi. La procedura può essere eseguita in anestesia locale o generale e dura dalle 2 alle 4 ore, in relazione al numero di calcoli e alla loro resistenza alle onde d’urto. Prima di iniziare il trattamento, il paziente viene invitato a distendersi in posizione prona (a pancia in giù). Quando è correttamente sedato, i medici praticano un’incisione nella zona lombare e attraverso il foro introducono prima l’endoscopio e poi la sonda. In genere una volta ultimato il processo di frantumazione e rimozione dei calcoli, viene posizionato un catetere per facilitare il deflusso di eventuali perdite ematiche e di urina.

Nefrostomia

La nefrostomia percutanea è una procedura che viene impiegata quando il rene è incapace di scaricare l’urina all’interno dell’uretere. Per risolvere questa situazione di blocco, che causa una sofferenza renale, viene installato un catetere che permette all’urina di defluire verso l’esterno. Tale trattamento viene eseguito in anestesia locale e sotto controllo ecografico o fluoroscopico. Il paziente viene posizionato a pancia in giù e, dopo aver individuato i reni e la cavità renale, si inserisce un ago attraverso una puntura nella zona lombare. Tramite il medesimo ago si posiziona poi il drenaggio definitivo, fissando un catetere alla cute con un punto di sutura e collegandolo ad una sacca esterna di raccolta.

Nutrizione parentale domiciliare

La Nutrizione parentale domiciliare (NPD) è la terapia primaria e salvavita dell’insufficienza intestinale cronica. La NPD, infatti, consente di sostituire la funzione d’organo persa attraverso l’infusione direttamente nel sangue venoso di adeguate miscele nutritive, assicurando così il mantenimento dello stato di nutrizione del paziente. Tali sostanze vengono somministrate attraverso un catetere venoso centrale (CVC) e il trattamento viene praticato direttamente a domicilio. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’infusione avviene durante le ore notturne, consentendo al paziente di condurre una vita normale durante per il resto della giornata. Al contrario, se l’infusione deve essere praticata durante le ore diurne, possono essere utilizzati appositi sistemi portatili contenuti in zainetti del tutto simili a quelli che si portano sulle spalle per andare a scuola o al lavoro, in modo da consentire al paziente di muoversi liberamente anche fuori di casa. Un programma di NPD sicuro ed efficace deve comprendere: la valutazione della idoneità psico-fisica del paziente e dei famigliari e della idoneità igienica e strutturale dell’ambiente domestico la scelta ed il posizionamento del catetere venoso centrale adeguato al singolo paziente la prescrizione della composizione della miscela nutrizionale personalizzata in base ai bisogni nutrizionali del paziente la produzione delle sacche contenenti la miscela nutrizionale la linea infusionale di raccordo tra la sacca ed il catetere venoso, compresi la pompa infusionale dotata di adeguati sistemi di allarme per regolare l’infusione della miscela e lo zainetto porta pompa e porta sacca per poter effettuare l’infusione anche fuori casa i kit per l’attacco e stacco della linea infusionale e per la medicazione del CVC l’addestramento del paziente e dei famigliari/caregivers, effettuato da personale infermieristico esperto e con l’ausilio di materiale cartaceo (manuale) e/o audiovisivo di supporto per gestione nel pieno rispetto dell’asepsi della linea infusionale (attacco e stacco) e per la medicazione del CVC per l’auto-monitoraggio dei bilanci nutrizionali (peso e bilancio idrico in particolare), dei parametri vitali e il riconoscimento precocemente dei segni e i sintomi delle complicanze maggiori della NPD un sistema di pronta reperibilità medica ed infermieristica al quale il paziente può rivolgersi in caso di complicanze un sistema di consegna al domicilio del paziente delle sacche nutrizionali e del materiale necessario per la gestione della infusione la certificazione di qualità che garantisca l’adeguatezza del programma. Il paziente in NPD deve sottoporsi alle tre visite di routine annuali previste e ad ogni eventuale visita aggiuntiva.

Omentectomia

L’omentectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione totale o parziale dell’omento, una sorta di “grembiule” di tessuto grasso che avvolge il fegato, l’intestino e lo stomaco. Nella maggior parte dei casi questa particolare procedura viene eseguita in concomitanza con la rimozione di altri organi addominali (come lo stomaco o l’intestino) o genitali (utero, ovaie e tube uterine).

Orchiectomia

Si tratta dell’intervento di asportazione di uno o di entrambi i testicoli o, ancora, del funicolo spermatico. Il procedimento è piuttosto semplice, e prevede un’incisione nel centro dello scroto e la successiva asportazione delle strutture. In alcuni casi può essere impiantata una protesi artificiali di dimensioni simili al testicolo rimosso: lo scopo di quest’ultimo passaggio è esclusivamente estetico e psicologico.

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