Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie.

Preferenze cookies
Cerca

Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

169 Risultati
Uretroplastica

L’uretroplastica è il trattamento chirurgico di riferimento per le stenosi uretrali, soprattutto lunghe o recidive. Consiste nella ricostruzione segmentaria dell’uretra mediante escissione della stenosi con anastomosi termino-terminale oppure mediante tecniche sostitutive con innesti (esempio: mucosa buccale) o lembi tissutali.

Uretrotomia endoscopica

L’uretrotomia è un intervento chirurgico che viene eseguito per risolvere una stenosi uretrale, ossia un restringimento insorto lungo l’uretra (il canale che, collegano la vescica con l’esterno, permette l’espulsione dell’urina). Viene eseguito per via endoscopica, inserendo i dispositivi necessari attraverso l’orifizio uretrale e facendoli avanzare delicatamente fino a raggiungere la stenosi. Il restringimento viene quindi curato incidendo il canale uretrale in modo da rimuovere l’ostacolo. A seconda della tecnica e dello strumenti impiegato, possono essere individuati due differenti tipi di uretrotomia: • Uretrotomia endoscopica con lama fredda (Sachse). Il dispositivo utilizzato per questa procedura è dotato di una telecamera, collegata ad un monitor presente in sala, e di una sottile lama. In questo modo i chirurghi possono seguire l’avanzamento dell’endoscopio in diretta, incidendo il canale uretrale una volta giunti in prossimità del restringimento. • Uretrotomia endoscopica laser (Holmio o Tullio). In questo caso, invece, il dispositivo oltre che della solita telecamera è dotato di una fibra laser. A differenza della procedura sopra indicata, quindi, l’incisione avviene “a caldo”. Entrambe le procedure, ad ogni modo, vengono eseguite in regime di anestesia locale e richiedono poche decine di minuti per essere portate a termine.

Valvuloplastica aortica percutanea

In sintesi, si tratta di un intervento che punta ad allargare la valvola aortica (ovvero la valvola collocata tra il ventricolo sinistro e l’aorta) per mezzo di un palloncino. La procedura ha inizio con l’inserimento di un catetere in una delle arterie del corpo, solitamente in quella femorale. Tale tubicino viene poi guidato delicatamente fino a raggiungere e superare la valvola aortica, in modo da misurare la pressione sia nell’aorta che nel ventricolo sinistro. Una volta giunto a cavallo della valvola aortica ristretta il palloncino, fino a questo momento sgonfio, viene gonfiato per qualche secondo, in modo da forzare l’apertura della valvola. Di solito uno o due gonfiaggi sono sufficienti ad ottenere l’effetto sperato e, dopo aver misurato nuovamente la pressione, i cateteri vengono rimossi.

Valvuloplastica mitrale percutanea

In sintesi, si tratta di un intervento che punta ad allargare la valvola mitrale (ovvero la che regola il passaggio di sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro del cuore) per mezzo di un palloncino. La procedura ha inizio con l’inserimento di un catetere in una delle arterie del corpo, solitamente in quella femorale. Tale tubicino viene poi guidato delicatamente fino a raggiungere e superare la valvola mitrale, in modo da misurare la pressione sia nell’atrio che nel ventricolo sinistro. Una volta giunto a cavallo della valvola mitrale ristretta il palloncino, fino a questo momento sgonfio, viene gonfiato per qualche secondo, in modo da forzare l’apertura della valvola. Di solito uno o due gonfiaggi sono sufficienti ad ottenere l’effetto sperato e, dopo aver misurato nuovamente la pressione, i cateteri vengono rimossi.

Valvuloplastica polmonare

Si tratta di una tecnica di intervento invasiva utilizzata per risolvere, almeno temporaneamente, le stenosi della valvola polmonare (posta tra il ventricolo destro e l’arteria polmonare). La procedura è simile a quella delle altre valvuloplastiche. Il catetere viene solitamente inserito attraverso la vena femorale, e da qui guidato all’atrio destro e quindi al ventricolo destro. Il palloncino montato in testa al catetere viene quindi gonfiato per alcuni secondi in prossimità della valvola polmonare, in modo da forzare la dilatazione dell’apertura valvolare. Una volta terminata l’operazione, palloncino e catetere vengono quindi rimossi.

Valvuloplastica tricuspidale

Si tratta di una tecnica di intervento invasiva utilizzata per risolvere, almeno temporaneamente, le stenosi della valvola tricuspide (posta tra il ventricolo destro e l’atrio destro). La procedura è simile a quella delle altre valvuloplastiche. Un catetere viene solitamente inserito attraverso la vena femorale, e da qui guidato all’atrio destro. Il palloncino montato in testa al catetere viene quindi gonfiato per alcuni secondi in prossimità della valvola tricuspide, in modo da forzare la dilatazione dell’apertura valvolare. Una volta terminata l’operazione, palloncino e catetere vengono infine rimossi.

Valvulotomia chirurgica polmonare

Si tratta di un intervento chirurgico mirato a ridurre o eliminare la stenosi della valvola polmonare, la struttura responsabile della regolazione del flusso sanguigno dal cuore verso i polmoni. L’operazione viene eseguita a cielo aperto e in regime di circolazione extracorporea. La procedura prevede l’incisione dell’arteria polmonare e l’allargamento della valvola polmonare.

Vitrectomia

La vitrectomia è intervento chirurgico che consiste nella sostituzione del corpo vitreo con un'altra sostanza analoga, conosciuta come "sostituto vitreale". L’asportazione del corpo vitreo (il liquido gelatinoso che riempie e da forma al bulbo oculare) avviene solitamente con la procedura "a tre vie", che prevede l’utilizzo proprio di tre strumenti: una sonda che "pompa" l’acqua in modo da mantenere la pressione e il volume dell’occhio, una fibra ottica per illuminare e il vitrectomo per aspirare il corpo vitreo. Quest’ultimo viene quindi sostituito con un mezzo temporaneo (generalmente olio di silicone o aria) che però dovrà essere rimosso dopo alcuni mesi: al loro posto subentrerà infine l’umor acqueo (sostanza già presente nelle cavità anteriori del bulbo oculare).

Back to top