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Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

156 Risultati
Artroprotesi di spalla

Si tratta di un intervento di sostituzione delle componenti della spalla danneggiate da una patologia. A seconda della situazione, infatti, può essere effettuata la sostituzione della sola testa omerale o di entrambe le superfici articolari (omero e scapola). Tali strutture vengono rimpiazzate da protesi metalliche, che possono essere fissate con o senza cemento acrilico. L’operazione, che ha inizio con un’incisione all’altezza della spalla, avviene in anestesia locale.

Artroscopia per lesione del legamento crociato anteriore

L’intervento consiste di fatto nella ricostruzione del legamento crociato anteriore, legamento che unisce il femore con la tibia e che rappresenta la struttura principale di controllo della stabilità dell’articolazione del ginocchio. Tale ricostruzione è resa possibile dal prelievo di due semitendini (gracile e semitendinoso) dai muscoli della coscia, i quali vengono armati alle quattro estremità con fili riassorbibili e poi fissati al femore e alla tibia. L’intero intervento, che dura generalmente un’ora e può essere effettuato sia in anestesia locale che totale, viene eseguito in artroscopia (tecnica chirurgica che permette di osservare l’articolazione del ginocchio attraverso incisioni anche di pochi centimetri).

Artroscopia per lesione meniscale

Si tratta di un intervento di suturazione delle lesioni meniscali. L’operazione chirurgica viene eseguita in anestesia locale e con tecnica artroscopica, ovvero praticando un incisione di pochi centimetri all’altezza del ginocchio. Attraverso l’avvicinamento delle strutture lesionate si tenta di favorire la cicatrizzazione e la rigenerazione spontanea del menisco, processo che dipende in larga misura dall’afflusso di sangue nella zona interessata.

Asportazione cisti dell’epididimo

Le cisti dell’epididimo sono piccole formazioni sferiche piene di liquido che si formano nella testa dell’epididimo, organo contenuto nella sacca scrotale che funge da serbatoio per gli spermatozoi. Questi “sacchetti” sono di natura benigna, ma in alcuni casi si ingrossano a tal punto che diventa necessario rimuoverli. La procedura viene eseguita in anestesia locale e prevede l’apertura di un’incisione nella sacca scrotale. Attraverso questa incisione, infatti, i chirurgi possono intervenire direttamente sull’epididimo, rimuovendo le cisti. Una volta terminata l’operazione, poi, la ferita viene richiusa con alcuni punti di sutura riassorbibili, che cadono autonomamente dopo alcuni giorni.

Asportazione cisti renali

La procedura consiste nell’asportazione di cisti renale, sacche piene di gas o liquido che si formano all’interno di questi organi. L’intervento prevede l’anestesia loco-regionale e può essere eseguito con due diverse tecniche chirurgiche. • Via laparotomica (o a cielo aperto). Si tratta della via più tradizionale e, oggigiorno, meno utilizzata, in quanto particolarmente invasiva. In questo caso, infatti, l’asportazione viene portata a termine aprendo un’incisione di diversi centimetri nell’addome. Attraverso questa apertura i chirurghi operano direttamente sui reni, rimuovendo la lesione • Via laparoscopica. A differenza della chirurgia laparotomica, l’approccio laparoscopico non prevede l’apertura di un’unica grande incisione, ma bensì la creazione di fori di più piccole dimensioni (sempre a livello dell’addome) attraverso cui i medici infilano i propri strumenti. L’intervento viene quindi portato a termine grazie all’ausilio di uno strumento ottico flessibile dotato di luce e telecamera. Grazie a questo dispositivo, che è collegato ad un monitor presente in sala operatoria, i chirurghi possono procedere all’asportazione delle cisti

Asportazione radicale lesione cute

In caso di lesione sospetta per malignità, si procede con l’exeresi radicale della lesione, con un margine perilesionale clinicamente indenne, incidendo con il bisturi, con lo scopo di realizzare una losanga di forma ellittica. L’incisione viene poi chiusa posizionando punti di sutura. In certi casi, a discrezione del tipo di lesione da rimuovere, si procede con lembi o innesti cutanei. L’intervento viene svolto in anestesia locale (iniezioni di anestetico direttamente nell’area interessata).

Bilioplastica

Le vie biliari sono vasi addetto al trasporto della bile dal fegato all’intestino. Si parla di stenosi delle vie biliari quando un tratto di questi piccoli canali di comunicazione si restringe, provocando un’ostruzione e quindi ristagno di bile. Tra le opzioni terapeutiche a disposizione per risolvere questo problema troviamo anche la bilioplastica, una procedura che consiste di fatto nella dilatazione meccanica del segmento ristretto. Il trattamento viene effettuato mediante l’utilizzo di cateteri, appositi tubicini flessibili sulla cui punta è fissato un palloncino da gonfiare. Il catetere viene infatti inserito sotto guida fluoroscopica (ossia con l’aiuto dei raggi X) fino al punto ristretto. Una volta posizionato correttamente si procede con il gonfiaggio e quindi con la dilatazione delle pareti della via biliare. Tale manovra può provocare dolore. Al termine di ogni seduta di bilioplastica viene lasciato in sede un catetere da drenaggio interno-esterno di calibro idoneo per permettere il rimodellamento della cicatrizzazione. I trattamenti vengono ripetuti a distanza di circa 10-15 giorni fino alla risoluzione del problema. Se questa tarda ad arrivare, si procede con il posizionamento di uno stent metallico (ossia di una maglia metallica) che mantiene forzatamente aperta la via biliare.

Bilobectomia

La bilobectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di due lobi contigui del polmone destro. Al pari di altri organi, i polmoni sono composti da diverse sezioni anatomiche, ognuna con un proprio compito specifico, che prendono il nome di lobi. Il polmone sinistro è diviso in due lobi, quello destro in tre. In presenza di una lesione localizzata tra due lobi (ad esempio di una tumore benigno o maligno oppure di un’infezione), può essere necessario rimuovere entrambi al fine di preservare le sezioni sane del polmone. Questo tipo di intervento viene svolto in anestesia generale. Può essere eseguito con due approcci distinti: in toracotomia o in video-torascopia (VATS). Nel primo caso l’intervento prevede l’apertura di un’unica ampia incisione di circa 20 centimetri a livello del torace, e il paziente viene intubato. La seconda tecnica, invece, si basa sulla creazione di più incisioni di piccole dimensioni (in genere non più ampie di 2-3 centimetri): attraverso queste aperture i chirurghi possono inserire e manovrare gli strumenti all’interno della parete toracica, orientandosi grazie alle immagini inviate su un monitor da un’apposita telecamera dotata di fonte luminosa. I tempi di recupero variano in base all’approccio utilizzato. L’operazione condotta in video-torascopia (VATS) risulta in genere meno invasiva, a tal punto che nella maggior parte dei casi il paziente viene dimesso entro due o tre giorni dall’intervento. In caso di toracotomia, invece, il recuperò sarà più lento tanto da richiedere fino a sei giorni di degenza. La scelta della tecnica chirurgica, in ogni caso, spetta allo staff medico, che decide in base alla natura, alle caratteristiche e alla localizzazione della lesione da rimuovere e alle condizioni generali di salute del paziente.

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