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Resezione epatica

La resezione epatica consiste nell’asportazione di una porzione più o meno grande del fegato. La particolare struttura anatomica e la speciale capacità di rigenerarsi di questo organo, infatti, consentono di rimuoverne diversi segmenti senza peggiorare la qualità di vita del paziente. L’intervento può essere eseguito con tecnica “a cielo aperto” o mininvasiva (laparoscopica e robotica). In chirurgia laparoscopica e robotica gli strumenti e la telecamera vengono inseriti all'interno dell'addome attraverso piccole incisioni. Nella chirurgia robotica gli strumenti sono azionati da un robot che viene controllato dal chirurgo seduto ad una consolle in prossimità del paziente. La chirurgia miniinvasiva permette grazie alle ridotte incisioni un minore dolore postoperatorio, una ripresa più rapida ed una ridotta durata della degenza ospedaliera senza compromettere la qualità oncologica. Tutti gli interventi di resezione epatica vengono realizzati in anestesia generale. L’entità della resezione è variabile, e dipende essenzialmente dall’estensione della lesione da rimuovere. In alcuni casi, infatti, l’asportazione interessa solo una piccola quantità di tessuto (la cosiddetta resezione a cuneo), mentre altre volte riguarda uno o più segmenti epatici. Nei casi più estremi si può arrivare anche alla resezione dell’intero lobo destro o sinistro dell’organo (lobectomia).

Resezione intestinale complessa

La resezione intestinale complessa è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di un tratto più o meno lungo dell’intestino. Può interessare sia l’intestino tenue (in questo caso si parla di ileostomia) che l’intestino crasso. L’operazione prevede il taglio e la rimozione della porzione intestinale interessata dalla patologia e il successivo ripristino della continuità del tubo digerente. Si tratta di un’operazione complessa, che può essere eseguita con diverse varianti a seconda della patologia, delle condizioni di salute del paziente, della lunghezza e della localizzazione del tratto di intestino da asportare. In termini molto generici, l’intervento dura mediamente dalle 2 alle 5 ore e viene eseguito in anestesia generale. L’approccio è di tipo laparotomico: questo significa che i chirurgi operano direttamente sull’intestino aprendo un’unica ampia incisione a livello addominale.

Resezione masse addominali

La resezione di una o più masse addominali è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di formazioni tumorali sviluppatesi all’interno dell’addome. Nella maggior parte dei casi si tratta di sarcomi o leiomiosarcomi, neoplasie di grandi dimensioni che possono arrivare ad occupare tutta la cavità addominale. In alcuni casi il tumore può infiltrare anche gli organi circostanti, rendendo necessaria la rimozione parziale o totale di tali strutture. È difficile descrivere una tecnica standard per questo tipo di operazioni, dal momento che la tecnica e i risultati ottenuti variano in base alle caratteristiche della massa tumorale, alle condizioni di salute generale del paziente e all’eventuale coinvolgimento di organi e strutture interne. In termini molto generici, l’intervento dura mediamente dalle 3 alle 4 ore e viene eseguito in anestesia generale. L’approccio è di tipo laparotomico: questo significa che i chirurgi operano direttamente sulla massa neoplastica aprendo un’unica ampia incisione a livello addominale.

Resezione transuretrale della prostata (TURP)

La resezione transuretrale (TURP) consiste nell’asportazione di una porzione della prostata. Tale intervento chirurgico, che viene eseguito sugli uomini colpiti da ipertrofia prostatica benigna per liberare il canale uretrale, prevede l’utilizzo del resettoscopio, un particolare dispositivo medico dotato di luce e telecamera e capace di emettere scariche elettriche. Tale dispositivo viene inserito attraverso l’apertura dell’uretra e guidato delicatamente fino alla prostata. Grazie alla telecamera montata in punta, infatti, il chirurgo è in grado di seguire direttamente su un monitor l’avanzamento del resettoscopio. Una volta giunto in posizione vengono quindi attivate le scariche elettriche per tagliare il tessuto prostatico in eccesso, che viene poi rimosso grazie al liquido di lavaggio. Nella maggior parte dei casi i frammenti di tessuto così rimossi vengono inviati in laboratorio per un’analisi istologica. L’intervento dura in genere tra i 60 e i 90 minuti e viene eseguito in anestesia loco-regionale, sebbene talvolta sia comunque possibile ricorrere all’anestesia generale.

Resezione transuterale di neoplasia vescicale (TURV)

La resezione tranuterale di neoplasia vescicale è un operazione che permettere di rimuovere un sospetto tumore localizzato nella parete della vescica. Si tratta di una procedura endoscopica, che non comporta cioè l’incisione della cute. L’asportazione viene infatti eseguita attraverso il resettore, un apposito strumento dotato di luce, telecamera e ansia diatermica. Grazie a questo dispositivo medico, collegato ad un monitor presente in sala, il chirurgo può quindi sezionare la lesione sospetta. La procedura viene eseguita in anestesia generale e ha una durata variabile dai 10 ai 90 minuti. Prima di essere sedato, il paziente viene invitato ad assumere una posizione supina (a pancia in su) appoggiando le gambe ad appositi sostegni. Una volta completate le procedure di preparazione, poi, il chirurgo introduce il resettore attraverso l’apertura dell’uretra e lo guida delicatamente fino alla vescica. Dopo che la vescica è stata lavata con una soluzione fisiologica, si procede quindi al taglio della lesione. Infine, al termine dell’intervento si posiziona un catetere vescicale, che verrà poi rimosso a distanza di qualche giorno.

Ricostruzioni con protesi “custom-made”

Protesi custom made 3D printed di Bacino. A) Difetto osseo. B) Ricostruzione con protesi su misura I casi più complessi in ortopedia riguardano le grandi perdite di osso dovute a tumori scheletrici, ad esito di politraumi, a mobilizzazioni settiche o asettiche di protesi articolari. In tali casi non si tratta semplicemente di sostituire l’articolazione, ma di compensare la mancanza di interi segmenti ossei. L’ultima frontiera dell’innovazione in campo ortopedico unisce la tecnologia della stampante 3-D e l’esperienza del chirurgo per arrivare allo sviluppo di protesi “custom-made”. Il concetto di customizzazione ruota attorno al malato e alla ricerca di soluzioni personalizzate, create ad hoc per sostituire in maniera anatomica i difetti ossei altrimenti non colmabili con le protesi modulari o gli innesti ossei. Basandosi sulle immagini ottenute con la RM e la TAC ed elaborate dagli ingegneri delle case di produzione, la stampante 3-D crea in tempi rapidi e con estrema precisione, riproduzioni in titanio trabecolare di qualsiasi sezione dello scheletro. La progettazione viene concordata step by step con il chirurgo in modo da ottenere un impianto stabile, osteointegrabile, che non confligga con i tessuti molli ma permetta la migliore funzionalità articolare possibile. Ovviamente tale tecnologia viene utilizzata solo in casi selezionati, quando il suo impiego possa incrementare davvero la qualità di vita del paziente a breve e lungo termine. È pertanto fondamentale la valutazione di ciascun caso da parte di un ortopedico esperto nella scelta e nell’utilizzo di questi impianti.   BIBLIOGRAFIA: De Paolis M et al. Custom made 3D-printed prosthesis in periacetabular resections through a novel ileo-adductor approach. Orthopedics [accepted paper]

Rimozione calcoli per via percutanea

Questo intervento consiste nell’asportazione dei calcoli biliari mediante accesso percutaneo (ovvero attraverso la pelle). Tale trattamento, infatti, viene essere eseguito ricorrendo a diverse tipologie di cateteri, sottili dispositivi flessibili che vengono inseriti lungo le vie biliari e guidati delicatamente fino a raggiungere i calcoli. In altre parole, la tecnica percutanea permette di ridurre l’invasività dell’operazione sfruttando i naturali canali di comunicazione presenti nel corpo umano. Dopo aver estratto questi “sassolini”, è necessario “lavare” con soluzione fisiologica le vie biliari più e più volte per favorire la rimozione dei frammenti di piccolo calibro dei calcoli in modo da ottenere una pulizia ancora più completa. Al termine della procedura, viene lasciato in sede un catetere per successivi controlli e ulteriori manovre di rimozione fino alla bonifica completa, che è associata, quando necessario, all’esecuzione di una bilioplastica.

Rimozione dei corni laterali della matrice ungueale

L’intervento viene eseguito in anestesia locale, cioè solo a livello del dito interessato su cui, dopo aver rimosso una piccola porzione di unghia laterale e rimosso il granuloma, si agisce sulla matrice – che produce la lamina dell’unghia – con una sostanza, l’idrossido di sodio, che, applicata sui corni laterali della matrice stessa, determinerà l’arresto della crescita dell’unghia in questa zona.

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