Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie.

Preferenze cookies
Cerca

Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

156 Risultati
Rimozione calcoli per via percutanea

Questo intervento consiste nell’asportazione dei calcoli biliari mediante accesso percutaneo (ovvero attraverso la pelle). Tale trattamento, infatti, viene essere eseguito ricorrendo a diverse tipologie di cateteri, sottili dispositivi flessibili che vengono inseriti lungo le vie biliari e guidati delicatamente fino a raggiungere i calcoli. In altre parole, la tecnica percutanea permette di ridurre l’invasività dell’operazione sfruttando i naturali canali di comunicazione presenti nel corpo umano. Dopo aver estratto questi “sassolini”, è necessario “lavare” con soluzione fisiologica le vie biliari più e più volte per favorire la rimozione dei frammenti di piccolo calibro dei calcoli in modo da ottenere una pulizia ancora più completa. Al termine della procedura, viene lasciato in sede un catetere per successivi controlli e ulteriori manovre di rimozione fino alla bonifica completa, che è associata, quando necessario, all’esecuzione di una bilioplastica.

Rimozione dei corni laterali della matrice ungueale

L’intervento viene eseguito in anestesia locale, cioè solo a livello del dito interessato su cui, dopo aver rimosso una piccola porzione di unghia laterale e rimosso il granuloma, si agisce sulla matrice – che produce la lamina dell’unghia – con una sostanza, l’idrossido di sodio, che, applicata sui corni laterali della matrice stessa, determinerà l’arresto della crescita dell’unghia in questa zona.

Rimozione di unghia, matrice ungueale o plica ungueale

La rimozione di unghia, matrice ungueale o plica ungueale è un intervento chirurgico di rimodellamento delle unghie dei piedi. L’operazione viene solitamente eseguita in regime ambulatoriale (quindi senza necessità di ricovero) e in anestesia locale con puntura alla base del dito interessato. In media richiede dai 30 ai 45 minuti. Una volta ultimate le procedura di preparazione, il personale medico procede con l’asportazione dell’unghia e della matrice, la struttura che genera la lamina ungueale e che si trova sotto la pelle. In alcuni casi viene rimossa anche una parte di plica ungueale, ossia di quella porzione di cute che circonda l’unghia e ricopre la matrice.

Salpingectomia

La salpingectomia è un’operazione chirurgica che consiste nell’asportazione delle salpingi, ossia delle tube uterine. Può essere monolaterale (se riguarda solo una delle due tube) oppure bilaterale. Nel primo caso, se l’altra salpinge rimane funzionante, l’intervento non ha conseguenze sulla fertilità della paziente. Nel secondo, al contrario, la donna non ha più possibilità di rimanere incinta. L’operazione prevede l’anestesia generale e può essere eseguita in due diverse tecniche chirurgiche. • La procedura laparotomica prevede l’apertura di un’unica ampia incisione a livello del basso addome, e permette ai chirurghi di lavorare “a cielo aperto” sui genitali della paziente. L’intervento, in questo caso, è solitamente più veloce, ma richiede dei tempi di recupero più lunghi. • La procedura laparoscopica, al contrario, è solitamente meno invasiva, in quando non comporta l’apertura chirurgica della parete addominale: gli strumenti vengono inseriti attraversi piccoli fori praticati sulla parete addominale, e i medici portano a termine l’operazione grazie all’ausilio di uno speciale strumento dotato di telecamera (il laparoscopio, per l’appunto).

Sclero-embolizzazione

La sclero-embolizzazione è una procedura ambulatoriale che ha lo scopo di ostruire uno o più vasi sanguigni contenuti nella sacca scrotale. L’operazione viene eseguita in regime di anestesia locale e sotto costante controllo radiografico, e dura all’incirca una ventina di minuti. Il catetere angiografico destinato a chiudere le vene dilatate viene infatti inserito a livello dell’inguine o del braccio e poi posizionato delicatamente grazie all’utilizzo dei raggi X. L’iniezione di un mezzo di contrasto, inoltre, permette di studiare la circolazione venosa e stabilire quali vasi è necessario chiudere. Tale occlusione avviene mediante il rilascio di spirali metalliche e/o con di sostanze sclerosanti. In quest’ultimo caso, una volta conclusa l’iniezione, un laccio emostatico viene applicato alla base dei testicoli per circa 10 minuti, con lo scopo di evitare il riflusso delle sostanze.

Segmentectomia

La segmentectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di un segmento polmonare, ossia di una parte dei polmoni. Al pari di altri organi, infatti, i polmoni possono essere suddivisi in diverse sezioni anatomiche. I segmenti polmonari, in particolare, sono unità anatomo-chirurgiche indipendenti dal punto di vista della ventilazione e della vascolarizzazione. In presenza di una lesione (ad esempio di un tumore benigno o maligno allo stato iniziale, oppure di un’infezione) all’interno di una di queste porzioni del polmone, i medici possono decidere di rimuovere il segmento polmonare in modo da arrestare la diffusione della patologia e preservare così il tessuto sano. Questo tipo di intervento viene svolto in anestesia generale. Può essere eseguito con due approcci distinti: in toracotomia o in video-torascopia (VATS). Nel primo caso l’intervento prevede l’apertura di un’unica ampia incisione di circa 20 centimetri a livello del torace, e il paziente viene intubato. La seconda tecnica, invece, si basa sulla creazione di più incisioni di piccole dimensioni (in genere non più ampie di 2-3 centimetri): attraverso queste aperture i chirurghi possono inserire e manovrare gli strumenti all’interno della parete toracica, orientandosi grazie alle immagini inviate su un monitor da un’apposita telecamera dotata di fonte luminosa. I tempi di recupero variano in base all’approccio utilizzato. L’operazione condotta in video-torascopia (VATS) risulta in genere meno invasiva, a tal punto che nella maggior parte dei casi il paziente viene dimesso entro due o tre giorni dall’intervento. In caso di toracotomia, invece, il recuperò sarà più lento tanto da richiedere fino a sei giorni di degenza. La scelta della tecnica chirurgica, in ogni caso, spetta allo staff medico, che decide in base alla natura, alle caratteristiche e alla localizzazione della lesione da rimuovere e alle condizioni generali di salute del paziente.

Shunt Porto-sistemico intraepatico transgiugulare (Tips)

Si tratta di una procedura terapeutica che utilizza radiazioni ionizzanti e permette di creare una comunicazione tra il sistema portale e il sistema arterioso venoso generale, allo scopo di ridurre l’ipertensione della vena porta (ipertensione portale). L’intervento viene eseguito in sala angiografica e prevede la sedazione profonda del paziente. Attraverso una vena (solitamente la giugulare interna destra) un apposito catetere viene introdotto e poi fatto scorrere fino ad arrivare ad una vena sovraepatica. A questo punto i medici creano un collegamento tra la vena porta ostruita e la vena cava, inserendo uno stent (ovvero una rete metallica flessibile). In sostanza, è come se si costruisse un “tunnel” nel tessuto epatico, creando in questo modo un canale di scolo per aggirare il punto di ostruzione e permettere al sangue di defluire per una via alternativa.

Sostituzione della valvola mitrale

Come è facilmente intuibile anche dal nome, l’intervento prevede la sostituzione della valvola mitrale (la struttura anatomica che regola il passaggio del sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro del cuore) danneggiata con una protesi biologica o meccanica. L’operazione chirurgica, che solitamente viene eseguita in anestesia generale, può essere eseguita con procedure diverse a seconda dell’età e delle condizioni di salute del paziente. L’intervento può infatti avere un approccio invasivo oppure “a cuore aperto”, ed essere eseguito a cuore fermo o battente (anche se viene sempre utilizzata la circolazione extracorporea). Anche la scelta del tipo di protesi è influenzata dalla storia clinica e dallo stile di vita del paziente: le protesi meccaniche, infatti, offrono una maggiore durata nel tempo ma devono essere associate ad una terapia anticoagulante, al contrario delle protesi biologiche (realizzate con tessuti di provenienza animale) che tuttavia sono maggiormente soggette ad usura.

Back to top