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Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

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Resezione transuterale di neoplasia vescicale (TURV)

La resezione tranuterale di neoplasia vescicale è un operazione che permettere di rimuovere un sospetto tumore localizzato nella parete della vescica. Si tratta di una procedura endoscopica, che non comporta cioè l’incisione della cute. L’asportazione viene infatti eseguita attraverso il resettore, un apposito strumento dotato di luce, telecamera e ansia diatermica. Grazie a questo dispositivo medico, collegato ad un monitor presente in sala, il chirurgo può quindi sezionare la lesione sospetta. La procedura viene eseguita in anestesia generale e ha una durata variabile dai 10 ai 90 minuti. Prima di essere sedato, il paziente viene invitato ad assumere una posizione supina (a pancia in su) appoggiando le gambe ad appositi sostegni. Una volta completate le procedure di preparazione, poi, il chirurgo introduce il resettore attraverso l’apertura dell’uretra e lo guida delicatamente fino alla vescica. Dopo che la vescica è stata lavata con una soluzione fisiologica, si procede quindi al taglio della lesione. Infine, al termine dell’intervento si posiziona un catetere vescicale, che verrà poi rimosso a distanza di qualche giorno.

Rezum

Il Rezum è un trattamento mini‑invasivo per l’ipertrofia prostatica benigna (IPB) che utilizza piccole applicazioni di vapore acqueo per ridurre il tessuto prostatico che ostacola il flusso urinario.  Procedura: cosa succede concretamenteLa procedura si svolge in ambulatorio, con anestesia locale e talvolta una leggera sedazione. Il medico introduce un sottile strumento attraverso l’uretra fino alla prostata. Attraverso questo dispositivo vengono rilasciati brevi impulsi di vapore, ciascuno della durata di pochi secondi, in punti mirati del tessuto prostatico. Il calore del vapore provoca una necrosi controllata del tessuto in eccesso, che nel tempo verrà riassorbito dall’organismo. L’intero trattamento dura in genere 10–15 minuti. 

Ricostruzioni con protesi “custom-made”

Protesi custom made 3D printed di Bacino. A) Difetto osseo. B) Ricostruzione con protesi su misura I casi più complessi in ortopedia riguardano le grandi perdite di osso dovute a tumori scheletrici, ad esito di politraumi, a mobilizzazioni settiche o asettiche di protesi articolari. In tali casi non si tratta semplicemente di sostituire l’articolazione, ma di compensare la mancanza di interi segmenti ossei. L’ultima frontiera dell’innovazione in campo ortopedico unisce la tecnologia della stampante 3-D e l’esperienza del chirurgo per arrivare allo sviluppo di protesi “custom-made”. Il concetto di customizzazione ruota attorno al malato e alla ricerca di soluzioni personalizzate, create ad hoc per sostituire in maniera anatomica i difetti ossei altrimenti non colmabili con le protesi modulari o gli innesti ossei. Basandosi sulle immagini ottenute con la RM e la TAC ed elaborate dagli ingegneri delle case di produzione, la stampante 3-D crea in tempi rapidi e con estrema precisione, riproduzioni in titanio trabecolare di qualsiasi sezione dello scheletro. La progettazione viene concordata step by step con il chirurgo in modo da ottenere un impianto stabile, osteointegrabile, che non confligga con i tessuti molli ma permetta la migliore funzionalità articolare possibile. Ovviamente tale tecnologia viene utilizzata solo in casi selezionati, quando il suo impiego possa incrementare davvero la qualità di vita del paziente a breve e lungo termine. È pertanto fondamentale la valutazione di ciascun caso da parte di un ortopedico esperto nella scelta e nell’utilizzo di questi impianti.   BIBLIOGRAFIA: De Paolis M et al. Custom made 3D-printed prosthesis in periacetabular resections through a novel ileo-adductor approach. Orthopedics [accepted paper]

Rimozione calcoli per via percutanea

Questo intervento consiste nell’asportazione dei calcoli biliari mediante accesso percutaneo (ovvero attraverso la pelle). Tale trattamento, infatti, viene essere eseguito ricorrendo a diverse tipologie di cateteri, sottili dispositivi flessibili che vengono inseriti lungo le vie biliari e guidati delicatamente fino a raggiungere i calcoli. In altre parole, la tecnica percutanea permette di ridurre l’invasività dell’operazione sfruttando i naturali canali di comunicazione presenti nel corpo umano. Dopo aver estratto questi “sassolini”, è necessario “lavare” con soluzione fisiologica le vie biliari più e più volte per favorire la rimozione dei frammenti di piccolo calibro dei calcoli in modo da ottenere una pulizia ancora più completa. Al termine della procedura, viene lasciato in sede un catetere per successivi controlli e ulteriori manovre di rimozione fino alla bonifica completa, che è associata, quando necessario, all’esecuzione di una bilioplastica.

Rimozione dei corni laterali della matrice ungueale

L’intervento viene eseguito in anestesia locale, cioè solo a livello del dito interessato su cui, dopo aver rimosso una piccola porzione di unghia laterale e rimosso il granuloma, si agisce sulla matrice – che produce la lamina dell’unghia – con una sostanza, l’idrossido di sodio, che, applicata sui corni laterali della matrice stessa, determinerà l’arresto della crescita dell’unghia in questa zona.

Rimozione di unghia, matrice ungueale o plica ungueale

La rimozione di unghia, matrice ungueale o plica ungueale è un intervento chirurgico di rimodellamento delle unghie dei piedi. L’operazione viene solitamente eseguita in regime ambulatoriale (quindi senza necessità di ricovero) e in anestesia locale con puntura alla base del dito interessato. In media richiede dai 30 ai 45 minuti. Una volta ultimate le procedura di preparazione, il personale medico procede con l’asportazione dell’unghia e della matrice, la struttura che genera la lamina ungueale e che si trova sotto la pelle. In alcuni casi viene rimossa anche una parte di plica ungueale, ossia di quella porzione di cute che circonda l’unghia e ricopre la matrice.

Salpingectomia

La salpingectomia è un’operazione chirurgica che consiste nell’asportazione delle salpingi, ossia delle tube uterine. Può essere monolaterale (se riguarda solo una delle due tube) oppure bilaterale. Nel primo caso, se l’altra salpinge rimane funzionante, l’intervento non ha conseguenze sulla fertilità della paziente. Nel secondo, al contrario, la donna non ha più possibilità di rimanere incinta. L’operazione prevede l’anestesia generale e può essere eseguita in due diverse tecniche chirurgiche. • La procedura laparotomica prevede l’apertura di un’unica ampia incisione a livello del basso addome, e permette ai chirurghi di lavorare “a cielo aperto” sui genitali della paziente. L’intervento, in questo caso, è solitamente più veloce, ma richiede dei tempi di recupero più lunghi. • La procedura laparoscopica, al contrario, è solitamente meno invasiva, in quando non comporta l’apertura chirurgica della parete addominale: gli strumenti vengono inseriti attraversi piccoli fori praticati sulla parete addominale, e i medici portano a termine l’operazione grazie all’ausilio di uno speciale strumento dotato di telecamera (il laparoscopio, per l’appunto).

Sclero-embolizzazione

La sclero-embolizzazione è una procedura ambulatoriale che ha lo scopo di ostruire uno o più vasi sanguigni contenuti nella sacca scrotale. L’operazione viene eseguita in regime di anestesia locale e sotto costante controllo radiografico, e dura all’incirca una ventina di minuti. Il catetere angiografico destinato a chiudere le vene dilatate viene infatti inserito a livello dell’inguine o del braccio e poi posizionato delicatamente grazie all’utilizzo dei raggi X. L’iniezione di un mezzo di contrasto, inoltre, permette di studiare la circolazione venosa e stabilire quali vasi è necessario chiudere. Tale occlusione avviene mediante il rilascio di spirali metalliche e/o con di sostanze sclerosanti. In quest’ultimo caso, una volta conclusa l’iniezione, un laccio emostatico viene applicato alla base dei testicoli per circa 10 minuti, con lo scopo di evitare il riflusso delle sostanze.

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