Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie.

Preferenze cookies
Cerca

Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

156 Risultati
Sostituzione della valvola tricuspide

Come è facilmente intuibile anche dal nome, l’intervento prevede la sostituzione della valvola tricuspide (la struttura anatomica che regola il passaggio del sangue dall’atrio destro alla valvola destra) danneggiata con una protesi biologica. L’operazione chirurgica, che solitamente viene eseguita in anestesia generale, può essere eseguita con procedure diverse a seconda dell’età e delle condizioni di salute del paziente. L’intervento può infatti avere un approccio invasivo oppure “a cuore aperto”, ed essere eseguito a cuore fermo o battente (anche se viene sempre utilizzata la circolazione extracorporea).

Surrenectomia

La surrenectomia è un intervento chirurgico che consiste nella rimozione di uno o di entrambi i surreni, le ghiandole endocrine situate sopra i reni e responsabili della produzione di diversi ormoni di fondamentale importanza per la regolazione del metabolismo, del sistema immunitario e della pressione sanguigna.  La surrenectomia può essere unilaterale (asportazione completa di una delle due ghiandole), bilaterale (rimozione completa di entrambi i surreni), parziale (asportazione esclusivamente di una parte della ghiandola surrenale) o allargata ad altri organi circostanti coinvolti nella patologia.  L’operazione può essere eseguita con due diverse tecniche chirurgiche: Surrenectomia cielo aperto (o laparotomica). Si tratta della via più tradizionale e, oggigiorno, meno utilizzata, in quanto particolarmente invasiva. In questo caso, infatti, la rimozione della milza viene portata a termine aprendo un’incisione di diversi centimetri nell’addome. Attraverso questa apertura i chirurghi operano direttamente sull’organo.  Surrenectomia laparoscopica. A differenza della chirurgia laparotomica, l’approccio laparoscopico non prevede l’apertura di un’unica grande incisione, ma bensì la creazione di fori di più piccole dimensioni (sempre a livello dell’addome) attraverso cui i medici infilano i propri strumenti. L’intervento viene quindi portato a termine grazie all’ausilio di uno strumento ottico flessibile dotato di luce e telecamera. Grazie a questo dispositivo, che è collegato ad un monitor presente in sala operatoria, i chirurghi possono procedere alla rimozione.  La scelta del tipo di intervento e dell’approccio da seguire viene operata dal chirurgo in base allo stato di salute del paziente e alle caratteristiche della condizione patologica che ha reso necessario l’intervento. La tecnica laparoscopica, in ogni caso, risulta essere di gran lunga quella più utilizzata.  In entrambi i casi, comunque, l’intervento viene eseguito in anestesia generale e può durare dai 45 minuti alle due ore. 

TAME (Microembolizzazione delle arterie)

La TAME (microembolizzazione delle arterie) è un intervento mini-invasivo pensato per aiutare chi soffre di dolore cronico alle articolazioni, come nel caso dell’artrosi. Questa tecnica prevede infatti di arrestare temporaneamente il flusso sanguigno nella zona indolenzita, riducendo di conseguenza l’infiammazione articolare. Può rappresentare una valida opzione terapeutica per pazienti che hanno già provato trattamenti farmacologici o fisioterapici senza ottenere benefici duraturi o in alternativa ad un intervento chirurgico tradizionale. Potenzialmente può essere impiegata per la gestione del dolore di diverse articolazioni, ma presso il Policlinico di Sant’Orsola al momento viene eseguita solo per il trattamento dell’artrosi del ginocchio. In ogni caso, è bene precisare che la TAME rappresenta soltanto una delle diverse terapie potenzialmente impiegabili per la gestione del dolore alle articolazioni, e non è necessariamente indicata per tutti i pazienti che soffrono questo sintomo (per approfondire, leggi il paragrafo “A cosa serve”). È compito degli specialisti ortopedici stabilire quando la terapia è appropriata). Il trattamento viene eseguito in anestesia locale in regime di ricovero breve (in genere, dopo una sola notte di osservazione, il paziente viene dimesso a distanza di 24 ore). La procedura in media richiede da una a due ore per essere completata, a seconda della complessità del caso. La TAME rientra tra le tecniche della radiologia interventistica, una branca della medicina che utilizza dispositivi molto sottili (in questo caso, piccoli cateteri) guidati all’interno del corpo tramite immagini in tempo reale (come radiografie, ecografie o TAC). In questo modo i medici possono raggiungere con estrema precisione i vasi sanguigni coinvolti nel processo infiammatorio, senza necessità di intervenire con procedure più invasive. In cosa consiste Durante la procedura, un catetere (un tubicino flessibile) molto sottile viene inserito in un’arteria. Il punto d’ingresso varia in base al distretto corporeo da trattare: nella maggior parte dei casi si trova a livello dell’inguine, dove passa l’arteria femorale (il principale vaso sanguigno della gamba), oppure in alternativa a livello del polso, dove passa l’arteria radiale (uno dei due principali vasi dell’avambraccio). Attraverso le immagini ottenute in tempo reale tramite radiografia, il catetere viene guidato attraverso il sistema circolatorio fino a raggiunge i piccoli vasi sanguigni che nutrono l’articolazione infiammata. In questi vasi viene quindi effettuata una microembolizzazione selettiva: mediante il catetere si procede, cioè, all’iniezione di una speciale sostanza composta da microparticelle biocompatibili. Tale sostanza ha lo scopo di bloccare parzialmente e temporaneamente il flusso in quei piccoli vasi che alimentano il processo infiammatorio e viene riassorbita fisiologicamente dall’organismo in breve tempo, senza provocare danni. Quando la procedura è mirata al ginocchio (come nel caso dell’artrosi), prende il nome di GAE (acronimo di Genicular Artery Embolization) poiché interessa le arterie genicolate, cioè i piccoli vasi sanguigni che irrorano l’articolazione del ginocchio.

TAVI

In cardiologia questa sigla indica un impianto valvolare aortico transcatetere, intervento mininvasivo che permette di sostituire una valvola aortica danneggiata con una nuova protesi cardiaca. Tale sostituzione può avvenire in due modi: o attraverso un’incisione di qualche centimetro a livello del torace (TAVI Transapicale) oppure con l’impiego di alcuni cateteri (TAVI Transfemorale). In entrambi i casi, la procedura avviene in due fasi. In prima battuta, infatti, viene eseguita una valvuloplastica, ossia una dilatazione (per mezzo di un palloncino) della valvola aortica danneggiata. Solo in un secondo momento si procede all’impianto della protesi valvolare, composta da uno stent (maglia di fili metallici destinata ad ancorare e mantenere in posizione la protesi) e da un meccanismo che regola automaticamente il flusso sanguigno, riportando la situazione alla normalità. La TAVI Transapicale viene realizzata in anestesia generale, mentre la TAVI Transfemorale solo in anestesia locale.

Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita PMA di I° livello

Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) di I livello sono procedure semplici e poco invasive, utilizzate per favorire il concepimento nelle coppie con infertilità lieve o moderata. Queste tecniche si applicano senza manipolazione degli ovociti o degli embrioni e mirano ad ottenere una fecondazione in vivo (all’interno del corpo femminile). Stimolazione ovarica controllata Consiste nella somministrazione di farmaci per indurre lo sviluppo di uno o più follicoli ovarici (gonadotropine). Obiettivo: migliorare le probabilità di ovulazione e sincronizzare il ciclo per altre tecniche, come l’inseminazione intrauterina. Monitoraggio ecografico e ormonale La crescita follicolare viene monitorata tramite ecografie transvaginali e dosaggi ormonali (estradiolo), permettendo di individuare il momento ottimale per i rapporti sessuali mirati o l’inseminazione intrauterina. Inseminazione intrauterina (IUI) Tecnica minimamente invasiva che consiste nell’iniettare il liquido seminale, precedentemente trattato in laboratorio, direttamente nell’utero della paziente, agevolando l’incontro tra spermatozoo e ovocita. È indicata nei casi di lievi alterazioni dello sperma (es. oligozoospermia o astenozoospermia lievi) o, ad esempio, disfunzioni ovulatorie corrette con la terapia. È richiesta l’esecuzione preliminare di un esame chiamato isterosonosalpingografia per verificare la pervietà tubarica bilaterale della donna. Vantaggi: procedura semplice, non invasiva e poco costosa, con basso rischio di complicanze.   Limiti: tasso di successo moderato (10-15 % per ciclo); non adatta ai casi di infertilità grave; consigliabile prima dei 35 anni.

Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita PMA di II° livello

Le tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) di II livello sono più complesse rispetto a quelle di I livello e vengono utilizzate nei casi di infertilità più grave (ad esempio ostruzione tubarica, grave infertilità maschile) o quando si sono verificati fallimenti ripetuti di altri trattamenti. Si parla di fecondazione in vitro, in quanto il processo avviene in laboratorio (fecondazione extracorporea). Una volta recuperati i gameti femminili, ossia gli ovociti (mediante pick-up ovocitario o OPU), e i gameti maschili, cioè gli spermatozoi, mediante raccolta del liquido seminale, si procede con una delle seguenti tecniche: FIVET (fecondazione in vitro embryo transfer): spermatozoi ed ovociti vengono posti insieme in una piastra con terreno di coltura adatto, permettendo agli spermatozoi di penetrare l’ovocita in modo naturale. ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo): un singolo spermatozoo viene selezionato e iniettato direttamente all’interno dell’ovocita. Viene riservata ai casi di grave infertilità maschile, come l’astenozoospermia e/o la teratozoospermia severa.    Il programma di procreazione medicalmente assistita con fecondazione extracorporea comprende varie fasi: La terapia di stimolazione ovarica verrà valutata con il medico durante la visita di programmazione della terapia. La terapia inizierà a domicilio con la somministrazione delle gonadotropine per l’induzione della crescita follicolare multipla. La paziente si presenterà presso i nostri ambulatori per il primo controllo ecografico e dosaggio ematico dell’estradiolo nel giorno indicato. La risposta ai farmaci verrà valutata dai medici con monitoraggi ecografici e prelievi ematici seriati. Il numero di controlli ecografici ed ormonali varia da paziente a paziente, la media è di circa 3-4 nell’arco del periodo di trattamento. La durata media complessiva dell’intera terapia gonadotropinica è di mediamente due settimane. Quando i follicoli raggiungono il diametro ottimale, alla paziente viene somministrata la terapia per l’induzione della maturazione ovocitaria. Il prelievo degli ovociti viene programmato circa 34-36 ore dopo. Il prelievo degli ovociti (pick up ovocitario o OPU) viene eseguito mediante aspirazione follicolare transvaginale ecoguidata, in anestesia (sedazione cosciente o sedazione profonda). Gli ovociti prelevati verranno inseminati in vitro, previa preparazione del campione di liquido seminale del proprio partner (fecondazione omologa) o donato (fecondazione eterologa) mediante adatte tecniche di trattamento. È possibile che l'inseminazione debba essere eseguita con tecnica ICSI (inseminazione intracitoplasmatica dello spermatozoo) se ritenuto necessario. Gli embrioni verranno mantenuti in coltura per un numero di giorni variabile tra 2 e 6 fino al momento dell’eventuale transfer. Il numero di embrioni da trasferire in utero verrà valutato in base alle caratteristiche della paziente e degli embrioni ottenuti. Il transfer degli embrioni viene eseguito in regime ambulatoriale. Eventuali embrioni sovrannumerari, se ritenuti idonei, verranno crioconservati. Nel caso di ovociti sovrannumerari, se ritenuti idonei, saranno crioconservati. Nel caso di rischio elevato di sindrome da iperstimolazione ovarica, gli ovociti e/o gli embrion i saranno crioconservati e si procederà a scongelamento, eventuale inseminazione e transfer embrionale in un ciclo successivo.  

Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita PMA di III° livello

Le tecniche di III livello sono procedure chirurgiche avanzate utilizzate per il recupero di spermatozoi in caso di infertilità maschile severa, come nei casi di azoospermia (assenza di spermatozoi nell’eiaculato). Queste tecniche sono spesso utilizzate quando altre opzioni di trattamento come l’inseminazione artificiale o la FIVET/ICSI non sono praticabili a causa della mancanza di spermatozoi nel seme. Le due principali tecniche di III livello per il recupero degli spermatozoi sono TESE e MESA. TESE (Testicular Sperm Extraction) La TESE è una procedura chirurgica che consiste nell’aspirazione di spermatozoi direttamente dai testicoli. Viene generalmente utilizzata in pazienti con azoospermia non ostruttiva, dove la produzione di spermatozoi è compromessa, ma gli spermatozoi sono ancora presenti a livello testicolare. Procedura: Il paziente viene sottoposto ad anestesia Viene pratica una piccola incisione nel testicolo per prelevare una porzione di tessuto testicolare Il tessuto prelevato viene esaminato in laboratorio per identificare gli spermatozoi, che possono essere utilizzati per la FIVET o l’ICSI. MESA (Microsurgical Epididymal Sperm Aspiration) La MESA è una tecnica microchirurgica utilizzata per prelevare spermatozoi dall’epididimo, una struttura che trasporta gli spermatozoi prodotti nei testicoli. Viene utilizzata nei casi di azoospermia ostruttiva, dove c’è un blocco nelle vie seminali che impedisce agli spermatozoi di raggiungere l’eiaculato, ma la produzione di spermatozoi è comunque normale a livello testicolare (ad esempio infertilità post-chirurgica, malformazioni congenite dei dotti deferenti). Procedura: Il paziente viene sottoposto ad anestesia Viene effettuata una piccola incisione nell’area epididimale per aspirare gli spermatozoi attraverso un microscopio chirurgico Gli spermatozoi prelevati vengono utilizzati immediatamente per una tecnica di ICSI per fecondare gli ovociti   Per ulteriori informazioni consultare anche la pagina dell’SSD Andrologia (Prof. F. Colombo).

Tenolisi per dito a scatto

La tenolisi rappresenta una delle principali procedure chirurgiche impiegate nel trattamento del dito a scatto. L’intervento, effettuato in regime di anestesia locale, consiste nella sezione ed apertura del legamento posto alla base del dito, la puleggia tendinea.

Back to top