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Rimozione di unghia, matrice ungueale o plica ungueale

La rimozione di unghia, matrice ungueale o plica ungueale è un intervento chirurgico di rimodellamento delle unghie dei piedi. L’operazione viene solitamente eseguita in regime ambulatoriale (quindi senza necessità di ricovero) e in anestesia locale con puntura alla base del dito interessato. In media richiede dai 30 ai 45 minuti. Una volta ultimate le procedura di preparazione, il personale medico procede con l’asportazione dell’unghia e della matrice, la struttura che genera la lamina ungueale e che si trova sotto la pelle. In alcuni casi viene rimossa anche una parte di plica ungueale, ossia di quella porzione di cute che circonda l’unghia e ricopre la matrice.

Salpingectomia

La salpingectomia è un’operazione chirurgica che consiste nell’asportazione delle salpingi, ossia delle tube uterine. Può essere monolaterale (se riguarda solo una delle due tube) oppure bilaterale. Nel primo caso, se l’altra salpinge rimane funzionante, l’intervento non ha conseguenze sulla fertilità della paziente. Nel secondo, al contrario, la donna non ha più possibilità di rimanere incinta. L’operazione prevede l’anestesia generale e può essere eseguita in due diverse tecniche chirurgiche. • La procedura laparotomica prevede l’apertura di un’unica ampia incisione a livello del basso addome, e permette ai chirurghi di lavorare “a cielo aperto” sui genitali della paziente. L’intervento, in questo caso, è solitamente più veloce, ma richiede dei tempi di recupero più lunghi. • La procedura laparoscopica, al contrario, è solitamente meno invasiva, in quando non comporta l’apertura chirurgica della parete addominale: gli strumenti vengono inseriti attraversi piccoli fori praticati sulla parete addominale, e i medici portano a termine l’operazione grazie all’ausilio di uno speciale strumento dotato di telecamera (il laparoscopio, per l’appunto).

Sclero-embolizzazione

La sclero-embolizzazione è una procedura ambulatoriale che ha lo scopo di ostruire uno o più vasi sanguigni contenuti nella sacca scrotale. L’operazione viene eseguita in regime di anestesia locale e sotto costante controllo radiografico, e dura all’incirca una ventina di minuti. Il catetere angiografico destinato a chiudere le vene dilatate viene infatti inserito a livello dell’inguine o del braccio e poi posizionato delicatamente grazie all’utilizzo dei raggi X. L’iniezione di un mezzo di contrasto, inoltre, permette di studiare la circolazione venosa e stabilire quali vasi è necessario chiudere. Tale occlusione avviene mediante il rilascio di spirali metalliche e/o con di sostanze sclerosanti. In quest’ultimo caso, una volta conclusa l’iniezione, un laccio emostatico viene applicato alla base dei testicoli per circa 10 minuti, con lo scopo di evitare il riflusso delle sostanze.

Segmentectomia

La segmentectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di un segmento polmonare, ossia di una parte dei polmoni. Al pari di altri organi, infatti, i polmoni possono essere suddivisi in diverse sezioni anatomiche. I segmenti polmonari, in particolare, sono unità anatomo-chirurgiche indipendenti dal punto di vista della ventilazione e della vascolarizzazione. In presenza di una lesione (ad esempio di un tumore benigno o maligno allo stato iniziale, oppure di un’infezione) all’interno di una di queste porzioni del polmone, i medici possono decidere di rimuovere il segmento polmonare in modo da arrestare la diffusione della patologia e preservare così il tessuto sano. Questo tipo di intervento viene svolto in anestesia generale. Può essere eseguito con due approcci distinti: in toracotomia o in video-torascopia (VATS). Nel primo caso l’intervento prevede l’apertura di un’unica ampia incisione di circa 20 centimetri a livello del torace, e il paziente viene intubato. La seconda tecnica, invece, si basa sulla creazione di più incisioni di piccole dimensioni (in genere non più ampie di 2-3 centimetri): attraverso queste aperture i chirurghi possono inserire e manovrare gli strumenti all’interno della parete toracica, orientandosi grazie alle immagini inviate su un monitor da un’apposita telecamera dotata di fonte luminosa. I tempi di recupero variano in base all’approccio utilizzato. L’operazione condotta in video-torascopia (VATS) risulta in genere meno invasiva, a tal punto che nella maggior parte dei casi il paziente viene dimesso entro due o tre giorni dall’intervento. In caso di toracotomia, invece, il recuperò sarà più lento tanto da richiedere fino a sei giorni di degenza. La scelta della tecnica chirurgica, in ogni caso, spetta allo staff medico, che decide in base alla natura, alle caratteristiche e alla localizzazione della lesione da rimuovere e alle condizioni generali di salute del paziente.

Shunt Porto-sistemico intraepatico transgiugulare (Tips)

Si tratta di una procedura terapeutica che utilizza radiazioni ionizzanti e permette di creare una comunicazione tra il sistema portale e il sistema arterioso venoso generale, allo scopo di ridurre l’ipertensione della vena porta (ipertensione portale). L’intervento viene eseguito in sala angiografica e prevede la sedazione profonda del paziente. Attraverso una vena (solitamente la giugulare interna destra) un apposito catetere viene introdotto e poi fatto scorrere fino ad arrivare ad una vena sovraepatica. A questo punto i medici creano un collegamento tra la vena porta ostruita e la vena cava, inserendo uno stent (ovvero una rete metallica flessibile). In sostanza, è come se si costruisse un “tunnel” nel tessuto epatico, creando in questo modo un canale di scolo per aggirare il punto di ostruzione e permettere al sangue di defluire per una via alternativa.

Sostituzione della valvola mitrale

Come è facilmente intuibile anche dal nome, l’intervento prevede la sostituzione della valvola mitrale (la struttura anatomica che regola il passaggio del sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro del cuore) danneggiata con una protesi biologica o meccanica. L’operazione chirurgica, che solitamente viene eseguita in anestesia generale, può essere eseguita con procedure diverse a seconda dell’età e delle condizioni di salute del paziente. L’intervento può infatti avere un approccio invasivo oppure “a cuore aperto”, ed essere eseguito a cuore fermo o battente (anche se viene sempre utilizzata la circolazione extracorporea). Anche la scelta del tipo di protesi è influenzata dalla storia clinica e dallo stile di vita del paziente: le protesi meccaniche, infatti, offrono una maggiore durata nel tempo ma devono essere associate ad una terapia anticoagulante, al contrario delle protesi biologiche (realizzate con tessuti di provenienza animale) che tuttavia sono maggiormente soggette ad usura.

Sostituzione della valvola tricuspide

Come è facilmente intuibile anche dal nome, l’intervento prevede la sostituzione della valvola tricuspide (la struttura anatomica che regola il passaggio del sangue dall’atrio destro alla valvola destra) danneggiata con una protesi biologica. L’operazione chirurgica, che solitamente viene eseguita in anestesia generale, può essere eseguita con procedure diverse a seconda dell’età e delle condizioni di salute del paziente. L’intervento può infatti avere un approccio invasivo oppure “a cuore aperto”, ed essere eseguito a cuore fermo o battente (anche se viene sempre utilizzata la circolazione extracorporea).

Surrenectomia

La surrenectomia è un intervento chirurgico che consiste nella rimozione di uno o di entrambi i surreni, le ghiandole endocrine situate sopra i reni e responsabili della produzione di diversi ormoni di fondamentale importanza per la regolazione del metabolismo, del sistema immunitario e della pressione sanguigna.  La surrenectomia può essere unilaterale (asportazione completa di una delle due ghiandole), bilaterale (rimozione completa di entrambi i surreni), parziale (asportazione esclusivamente di una parte della ghiandola surrenale) o allargata ad altri organi circostanti coinvolti nella patologia.  L’operazione può essere eseguita con due diverse tecniche chirurgiche: Surrenectomia cielo aperto (o laparotomica). Si tratta della via più tradizionale e, oggigiorno, meno utilizzata, in quanto particolarmente invasiva. In questo caso, infatti, la rimozione della milza viene portata a termine aprendo un’incisione di diversi centimetri nell’addome. Attraverso questa apertura i chirurghi operano direttamente sull’organo.  Surrenectomia laparoscopica. A differenza della chirurgia laparotomica, l’approccio laparoscopico non prevede l’apertura di un’unica grande incisione, ma bensì la creazione di fori di più piccole dimensioni (sempre a livello dell’addome) attraverso cui i medici infilano i propri strumenti. L’intervento viene quindi portato a termine grazie all’ausilio di uno strumento ottico flessibile dotato di luce e telecamera. Grazie a questo dispositivo, che è collegato ad un monitor presente in sala operatoria, i chirurghi possono procedere alla rimozione.  La scelta del tipo di intervento e dell’approccio da seguire viene operata dal chirurgo in base allo stato di salute del paziente e alle caratteristiche della condizione patologica che ha reso necessario l’intervento. La tecnica laparoscopica, in ogni caso, risulta essere di gran lunga quella più utilizzata.  In entrambi i casi, comunque, l’intervento viene eseguito in anestesia generale e può durare dai 45 minuti alle due ore. 

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