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Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

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Toracentesi ecoguidata

Si tratta di una procedura a cui si ricorre per drenare il liquido o il gas in eccesso presente nella cavità pleurica, lo spazio compreso tra i due foglietti di pleura (membrana che avvolge i polmoni). È un trattamento semplice e piuttosto veloce, dato che raramente richiede più di un quarto d’ora. Dopo aver adeguatamente preparato il paziente, infatti, lo staff medico provvede ad inserire nella schiena un apposito ago in modo da raggiungere la cavità pleurica. Tale procedura avviene sotto guida ecografica e in regime di anestesia locale. Il liquido in eccesso viene quindi estratto attraverso una siringa e, in alcuni casi, inviato in laboratorio per le analisi.

Trabulectomia

La trabulectomia è l’intervento chirurgico più comune per contrastare i danni provocati dal Glaucoma. Questa operazione, infatti, ha l’obiettivo di creare una via alternativa per il deflusso dell’umore acqueo, in modo da abbassare la pressione interna dell’occhio. In particolare, la Trabulectomia prevede di creare un piccolo "canale di scarico" sotto la congiuntiva, in una zona normalmente coperta dalla palpebra superiore.

Trabulectomia Laser Selettiva

La Trabulectomia Laser Selettiva è un intervento chirurgico che punta a contrastare i danni provocati dal Glaucoma. Questa operazione, in particolare, agisce sul trabecolato, la zona dell’occhio dove di solito si forma l’ostacolo che poi impedisce il deflusso dell’umore acqueo. L’azione del laser ha l’obiettivo di allargare le maglie del trabecolato, in modo da ripristinare il deflusso e abbassare di conseguenza la pressione interna dell’occhio. Solitamente l’intervento dura pochi minuti ed è totalmente indolore.

Trapianto allogenico di cellule staminali

Il trapianto di cellule staminali è una procedura terapeutica che consiste nella rinfusione di cellule staminali emopoietiche, e che viene eseguita per permettere la somministrazione di chemioterapia o radioterapia ad alte dosi. In caso di trapianto allogeno, in particolare, le cellule vengono prelevate da un donatore sano e trapiantate nel paziente malato. A volte il donatore viene individuato nel fratello, nella sorella o in un altro parente, se questi ha caratteristiche tessituali compatibili. In alternativa è possibile ricercare un donatore esterno nel Registro dei donatori di cellule staminali. Le cellule staminali emopoietiche possono essere considerate le progenitrici delle cellule del sangue, ovvero dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. Le cellule staminali vengono infatti prodotte nel midollo osseo, il tessuto spugnoso che si trova all’interno di alcune ossa del nostro corpo. Nel corso del loro ciclo di vita, possono dividersi e formare altre cellule staminali oppure maturare e dare origine ai globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Sulla superficie delle cellule staminali sono presenti diverse classi di proteine (gli antigeni dei leucociti umani, HLA). Il successo del trapianto allogenico dipende, in buona misura, dalla classe di queste proteine (il tipo HLA). Maggiore è la compatibilità tra gli antigeni del donatore e quelli del ricevente, maggiore è la probabilità che il procedimento vada a buon fine. Una volta stabilità la compatibilità attraverso normali esami del sangue, si procede con il prelievo delle cellule staminali dal donatore. Tale fase, detta di “raccolta”, può essere eseguita in due modalità: Prelievo da sangue periferico. Tale tecnica è meno invasiva ma necessità di una terapia di preparazione. In condizioni normali, infatti, nel sangue periferico le cellule staminali sono presenti in quantità limitata. Il loro numero viene quindi aumentato attraverso la somministrazione di un apposito farmaco sottocute. Una volta raggiunto il livello ottimale, si procede con l’aferesi: il sangue viene quindi prelevato da una vena del braccio o attraverso un catetere venoso centrale e trattato da un separatore cellulare in grado di estrarre le cellule staminali, prima di essere re-immesso nel circolo del paziente. La procedura viene solitamente eseguita in regime di day-hospital e dura dalle 4 alle 6 ore. Prelievo da midollo osseo. La procedura, che viene eseguita in anestesia generale e dura all’incirca un’ora, prevede l’inserimento di un apposito ago nel midollo osseo contenuto nel bacino. Attraverso questo dispositivo, infatti, i medici possono prelevare una parte del midollo, che deve essere poi pulito dalle tracce di sangue e dai frammenti di tessuto osseo. Prelievo da cordone ombelicale. Il prelievo può avvenire anche al momento del parto, senza alcun rischio per la madre o il bambino. Le cellule staminali, infatti, vengono prelevate dal sangue del cordone ombelicale e della placenta In ogni caso, le cellule staminali così raccolte vengono quindi congelate per poi essere riutilizzate nel momento opportuno. A questo punto è possibile procedere con la seconda fase, detta “di condizionamento”. Il paziente, in altre parole, può essere sottoposto a uno o più cicli di chemioterapia e/o radioterapia. Tali trattamenti vengono somministrati presso il Policlinico in regime di ricovero, e durano in media dalle 3 alle 4 settimane. A distanza da uno o due giorni dal termine della fase di condizionamento è possibile portare a termine il trapianto, procedendo con l’infusione delle cellule staminali crioconservate. Le cellule vengono iniettate attraverso un catetere venoso centrale precedentemente posizionato, come se si trattasse di una comune trasfusione di sangue. Durante quest’ultimo passaggio il paziente può avvertire nausea, vampate di calore e cattivo sapore in bocca. Più raramente possono anche manifestarsi effetti collaterali più importanti, come febbre, brividi, sbalzi di pressione e, nei casi più gravi, insufficienza respiratoria.

Trapianto autologo cellule staminali prelevate dal midollo osseo

Il trapianto di cellule staminali è una procedura terapeutica che consiste nella rinfusione di cellule staminali emopoietiche, e che viene eseguita per permettere la somministrazione di chemioterapia o radioterapia ad alte dosi. In caso di trapianto autologo, in particolare, le cellule vengono prelevate dal midollo osseo del paziente, che è quindi allo stesso tempo donatore e ricevente. Le cellule staminali emopoietiche possono essere considerate le progenitrici delle cellule del sangue, ovvero dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. Le cellule staminali emopoietiche vengono infatti prodotte nel midollo osseo, il tessuto spugnoso che si trova all’interno di alcune ossa del nostro corpo. Nel corso del loro ciclo di vita, possono dividersi e formare altre cellule staminali oppure maturare e dare origine ai globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il trapianto autologo ha quindi inizio con il prelievo delle cellule staminali, che avviene nella fase di “raccolta”. La procedura, che viene eseguita in anestesia generale e dura all’incirca un’ora, prevede l’inserimento di un apposito ago nel midollo osseo contenuto nel bacino. Attraverso questo dispositivo, infatti, i medici possono prelevare una parte del midollo, che deve essere poi pulito dalle tracce di sangue e dai frammenti di tessuto osseo. Le cellule staminali vengono quindi congelate per poi essere riutilizzate nel momento opportuno. A questo punto è possibile procedere con la seconda fase, detta “di condizionamento”. Il paziente, in altre parole, può essere sottoposto a uno o più cicli di chemioterapia e/o radioterapia. Tali trattamenti vengono somministrati presso il Policlinico in regime di ricovero, e durano in media dalle 3 alle 4 settimane. A distanza da uno o due giorni dal termine della fase di condizionamento è possibile portare a termine il trapianto, procedendo con l’infusione delle cellule staminali crioconservate. Le cellule vengono iniettate attraverso un catetere venoso centrale precedentemente posizionato, come se si trattasse di una comune trasfusione di sangue. Durante quest’ultimo passaggio il paziente può avvertire nausea, vampate di calore e cattivo sapore in bocca. Più raramente possono anche manifestarsi effetti collaterali più importanti, come febbre, brividi, sbalzi di pressione e, nei casi più gravi, insufficienza respiratoria.

Trapianto autologo cellule staminali prelevate dal sangue periferico

Il trapianto di cellule staminali è una procedura terapeutica che consiste nella rinfusione di cellule staminali emopoietiche, e che viene eseguita per permettere la somministrazione di chemioterapia o radioterapia ad alte dosi. In caso di trapianto autologo, in particolare, le cellule vengono prelevate dal sangue del paziente, che è quindi allo stesso tempo donatore e ricevente. Le cellule staminali emopoietiche possono essere considerate le progenitrici delle cellule del sangue, ovvero dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. Le cellule staminali emopoietiche vengono infatti prodotte nel midollo osseo, il tessuto spugnoso che si trova all’interno di alcune ossa del nostro corpo. Nel corso del loro ciclo di vita, possono dividersi e formare altre cellule staminali oppure maturare e dare origine ai globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il trapianto autologo ha quindi inizio con il prelievo delle cellule staminali, che oggigiorno viene eseguito con tecnica di aferesi, ossia estraendola dal sangue del paziente. Tuttavia in condizioni normali tali cellule sono presenti solo in piccolissima quantità nel circolo venoso periferico: per questo motivo prima di procedere con il prelievo è necessario eseguire la “fase di mobilizzazione”. Nei giorni precedenti il prelievo vengono quindi somministrati farmaci in grado di stimolare la crescita del numero di cellule staminali presenti nel sangue periferico. Una volta raggiunto il livello ottimale, si procede con l’aferesi: il sangue viene quindi prelevato da una vena del braccio o attraverso un catetere venoso centrale e trattato da un separatore cellulare in grado di estrarre le cellule staminali, prima di essere re-immesso nel circolo del paziente. La procedura viene solitamente eseguita in regime di day-hospital e dura dalle 4 alle 6 ore. Le cellule staminali così raccolte vengono quindi congelate per poi essere riutilizzate nel momento opportuno. A questo punto è possibile procedere con la terza fase, detta “di condizionamento”. Il paziente, in altre parole, può essere sottoposto a uno o più cicli di chemioterapia e/o radioterapia. Tali trattamenti vengono somministrati presso il Policlinico in regime di ricovero, e durano in media dalle 3 alle 4 settimane. A distanza da uno o due giorni dal termine della fase di condizionamento è possibile portare a termine il trapianto, procedendo con l’infusione delle cellule staminali crioconservate. Le cellule vengono iniettate attraverso un catetere venoso centrale precedentemente posizionato, come se si trattasse di una comune trasfusione di sangue. Durante quest’ultimo passaggio il paziente può avvertire nausea, vampate di calore e cattivo sapore in bocca. Più raramente possono anche manifestarsi effetti collaterali più importanti, come febbre, brividi, sbalzi di pressione e, nei casi più gravi, insufficienza respiratoria.

Trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche

Il trapianto di cellule staminali è una procedura terapeutica che consiste nella rinfusione di cellule staminali emopoietiche, e che viene eseguita per permettere la somministrazione di chemioterapia o radioterapia ad alte dosi. In caso di trapianto autologo, in particolare, le cellule vengono prelevate dal midollo osseo del paziente, che è quindi allo stesso tempo donatore e ricevente. Le cellule staminali emopoietiche possono essere considerate le progenitrici delle cellule del sangue, ovvero dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. Le cellule staminali emopoietiche vengono infatti prodotte nel midollo osseo, il tessuto spugnoso che si trova all’interno di alcune ossa del nostro corpo. Nel corso del loro ciclo di vita, possono dividersi e formare altre cellule staminali oppure maturare e dare origine ai globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il trapianto autologo ha quindi inizio con il prelievo delle cellule staminali, che avviene nella fase di “raccolta” da sangue periferico. Il numero di cellule staminali circolanti viene aumentato attraverso la somministrazione di un apposito farmaco sottocute. Una volta raggiunto il livello ottimale, si procede con l’aferesi: il sangue viene quindi prelevato da una vena del braccio o attraverso un catetere venoso centrale e trattato da un separatore cellulare in grado di estrarre le cellule staminali, prima di essere re-immesso nel circolo del paziente. A questo punto è possibile procedere con la seconda fase, detta “di condizionamento”. Il paziente, in altre parole, può essere sottoposto a un ciclo di chemioterapia e/o radioterapia. A distanza da uno o due giorni dal termine della fase di condizionamento è possibile portare a termine il trapianto, procedendo con l’infusione delle cellule staminali crioconservate. Le cellule vengono iniettate attraverso un catetere venoso centrale precedentemente posizionato, come se si trattasse di una comune trasfusione di sangue. Durante quest’ultimo passaggio il paziente può avvertire nausea, vampate di calore e cattivo sapore in bocca. Più raramente possono anche manifestarsi effetti collaterali più importanti, come febbre, brividi, sbalzi di pressione e, nei casi più gravi, insufficienza respiratoria.

Trapianto di fegato

L’intervento chirurgico consiste nella sostituzione del fegato irreversibilmente malato con un fegato sano prelevato da un donatore. Si tratta di un’operazione relativamente comune, la cui riuscita permette il recupero di una soddisfacente qualità di vita. Esistono tre principali tipologie di trapianto. Nella maggior parte dei casi il fegato viene prelevato da un donatore deceduto, nel caso in cui quest’ultimo abbia espresso preventivamente la volontà di donare o l’assenso arrivi dalla sua famiglia. Più raramente il trapianto è reso possibile dalla disponibilità di un donatore vivente: in questo caso solo una parte del fegato sana viene prelevata e trapiantata nel paziente (l’operazione sfrutta la capacità dell’organo di rigenerarsi fino a raggiungere una funzionalità epatica adeguta). Infine, il trapianto può essere eseguito mediante tecnica Split-Liver: tale metodica consiste nella divisione del fegato in due porzioni funzionalmente autonome e trapiantabili in due donatori diversi, per esempio una in un adulto e l’altra in un bambino. Il centro del Sant’Orsola è stato fra i primi a valutare efficacia e sicurezza di questa tecnica impiegata su due adulti. Una volta stabilita la necessità del trapianto, il paziente viene sottoposto ad una lunga serie di controlli e inserito in una lista d’attesa in base alla sua gravità. La compatibilità tra paziente e donatore dipende dal gruppo sanguigno e dalle dimensioni corporee, che devono essere simili. L’intervento viene eseguito in anestesia generale e dura diverse ore.

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