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Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

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Elettrochemioterapia

L’elettrochemioterapia è una particolare trattamento per la cura dei tumori che utilizza gli impulsi elettrici per aumentare l’efficacia dei farmaci chemioterapici. Tali farmaci, infatti, uccidono le cellule tumorali penetrando al loro interno durante il processo di riproduzione cellulare. L’elettrochemioterapia utilizza gli impulsi elettrici proprio per velocizzare questo passaggio. Quando una cellula viene esposta ad un campo elettrico, infatti, la sua membrana subisce una modifica, che permette alle sostanze chemioterapiche di penetrare molto più rapidamente al suo interno. In altre parole, i farmaci incontrano meno “resistenza” da parte delle cellule tumorali e vengono quindi assorbiti meglio dalla lesione cancerosa. Sfruttando tali vantaggi, l’elettrochemioterapia impiega solitamente una dose molto più bassa di farmaci rispetto al trattamento normale. In genere la procedura viene eseguita in regime di Day Hospital, prevede l’anestesia generale o locale e non è dolorosa, anche se la soglia di tolleranza varia da paziente a paziente. La somministrazione del farmaco chemioterapico avviene per via orale o endovenosa, mentre gli impulsi elettrici sono generati da un elettrodo applicato direttamente sulle cellule tumorali.

Embolizzazione

L’embolizzazione è un trattamento mini-invasivo che viene praticato per limitare o bloccare il flusso sanguigno nei vasi anomali. La procedura prevede l’utilizzo di un catetere flessibile, che deve essere inserito per via percutanea (solitamente il punto di accesso è localizzato in una vena del braccio o dell’inguine) e poi guidato delicatamente fino al vaso sanguigno danneggiato. Una volta raggiunto il punto da trattare, viene quindi iniettato un materiale embolizzante in modo da bloccare il flusso del vaso colpito. L’intervento, che di solito richiede l’ausilio di strumenti di imaging e a raggi X (e che quindi può prevedere l’iniezione di un mezzo di contrasto), si conclude infine con la rimozione del catetere.

Emi-tiroidectomia

L’emi-tiroidectomia è un intervento chirurgico che consiste nella rimozione di una parte della tiroide, solitamente malata. Questa piccola ghiandola endocrina, situata nel collo e responsabile della produzione di diversi ormoni importanti per il metabolismo corporeo, è infatti formata da due due lobi a forma di cono, collegati tra loro da una sottile porzione di tessuto (detta istmo). L’emi-tiroidectomia prevede l’asportazione di uno dei due lobi e dell’istmo. L’operazione viene eseguita in regime di anestesia generale, dura all’incirca un’ora e comporta l’apertura di un’incisione di qualche centimetro alla base del collo. Attraverso tale incisione i chirurghi rimuovono i tessuti tiroidei malati, preservando il nero laringeo (una struttura importante per la voce e la deglutizione) e le paratiroidi, ghiandole che influiscono sulla regolazione del livello di calcio. Negli ultimi anni, inoltre, l’operazione viene eseguita prestando sempre maggior attenzione alle conseguenze estetiche, cercando di limitare il più possibile la visibilità della cicatrice.

Emodialisi

L’emodialisi è una terapia sostitutiva che depura il sangue nei pazienti con insufficienza renale, rimuovendo liquidi in eccesso e prodotti di scarto dell’organismo quando i reni non sono in grado di svolgere questa funzione.  Si tratta di un trattamento depurativo extracorporeo: il sangue viene prelevato dal corpo, fatto passare in una macchina chiamata dializzatore che svolge la funzione di rene artificiale, e poi restituito depurato al paziente. All’interno del dializzatore, il sangue passa attraverso una membrana semi-permeabile, che consente il passaggio selettivo delle sostanze: i prodotti di scarto e i liquidi in eccesso vengono così rimossi, mentre le componenti utili del sangue vengono trattenute. Questo processo avviene grazie all’azione del liquido di dialisi, una soluzione sterile con una composizione simile a quella del plasma, che scorre al di fuori delle membrane favorendo lo scambio di sostanze.  La procedura viene eseguita in ospedale con il supporto di personale sanitario e dura circa quattro ore.  Prima di iniziare le sedute di trattamento, deve essere realizzato un accesso vascolare. La fistola artero-venosa è la prima scelta per l’accesso vascolare in emodialisi: si crea chirurgicamente un collegamento diretto tra un’arteria e una vena, solitamente al braccio, permettendo un flusso sanguigno più rapido e robusto. Questo accesso è il più duraturo e offre un minor rischio di complicazioni, ma richiede alcune settimane per maturare prima di poter essere utilizzato. Altre opzioni sono il graft, una soluzione artificiale utilizzata quando le vene non sono idonee, e il catetere venoso centrale, impiegato soprattutto come soluzione temporanea. Durante il trattamento il paziente è collegato al dializzatore attraverso due aghi inseriti nell’accesso vascolare. La seduta di emodialisi si effettua generalmente tre volte a settimana (come detto, dura circa quattro ore), durante le quali il paziente può leggere, riposare o guardare la TV. Il personale sanitario monitora costantemente i parametri vitali per prevenire effetti indesiderati come cali di pressione o crampi. A fine seduta, gli aghi vengono rimossi e il paziente può tornare alle sue attività quotidiane.

Endortesi

L’endortesi è una tecnica chirurgica mini-invasiva per la correzione del piede piatto. L’intervento prevede l’inserimento nel piede (a livello del seno del tarso) di un dispositivo costituito da un cilindro e da una vite, entrambi realizzati in materiale bioriassorbibile. La procedura, eseguita generalmente in anestesia locale, va ripetuta su entrambi i piedi e dura all’incirca una quarantina di minuti.

Enucleazione prostatica con laser

L’enucleazione prostatica è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di un adenoma prostatico, ossia di una porzione della prostata ingrossata a tal punto da schiacciare e ostruire l’uretra. Si tratta di una tecnica endoscopica, che si avvale dell’utilizzo di un apposito strumento dotato di luce, telecamera e di una fibra laser. Tale dispositivo viene inserito attraverso l’apertura dell’uretra e guidato delicatamente fino alla prostata. Grazie alla telecamera montata in punta, infatti, il chirurgo è in grado di seguire direttamente su un monitor l’avanzamento dell’endoscopio. Quando lo strumento è giunto in posizione, viene quindi attivata una fibra laser ad Holmio (tecnica HOLEP) o a Thullio (tecnica THULEP) in modo da sezionare la porzione di prostata in eccesso e sospingerla in vescica. Una volta completato questo passaggio viene quindi introdotto il morcellatore, dispositivo che permette l’asportazione del tessuto prostatico tagliato. Nella maggior parte dei casi i frammenti di tessuto così rimossi vengono inviati in laboratorio per un’analisi istologica. Tale esame L’intervento dura in genere tra i 40 e i 60 minuti e viene solitamente eseguito in anestesia spinale, sebbene talvolta sia comunque possibile ricorrere all’anestesia generale.

Exeresi

L’exeresi consiste nell’asportazione chirurgica completa di una lesione, di una formazione patologica, di una neoplasia, un tessuto, un organo o un corpo estraneo. Tale asportazione viene solitamente praticata attraverso un’incisione nella cute per mezzo di un bisturi e sotto l’effetto dell’anestesia locale. La procedura ha una durata variabile a seconda delle dimensioni e della sede della formazione che deve essere rimossa (in genere tra i 45 minuti e le due ore) e può essere seguita da una plastica ricostruttiva dell’area sottoposta ad intervento.  

Facoemulsificazione

La facoemuslificazione è un intervento chirurgico di estrazione della cataratta. Il procedimento è semplice ma piuttosto delicato: il chirurgo oftalmologo apre un piccolo taglio (circa 2-3 millimetri) nella camera anteriore dell’occhio, e vi introduce la sonda del facoemuslificatore, una strumentazione ad ultrasuoni che ha il compito di frantumare il cristallino colpito da cataratta. Un sistema automatico di irrigazione e aspirazione ha il compito di rimuovere il cristallino frantumato. Una vola conclusa questa operazione, viene inserito al suo posto un cristallino artificiale di ultima generazione (IOL). La maggior parte dell’involucro del cristallino (la cosiddetta capsula) viene lasciata al suo posto proprio perché serve da supporto al cristallino artificiale. L’intero intervento dura in media una ventina di minuti e viene solitamente eseguito in anestesia locale.

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