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Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

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Intervento di Ross

L’Intervento di Ross consiste in una sorta di doppia sostituzione della valvola aortica e di quella polmonare, due strutture che regolano il passaggio del sangue rispettivamente dal ventricolo sinistro all’aorta e dal ventricolo destro all’arteria polmonare. Si tratta di un intervento particolarmente delicato che viene effettuato in regime di circolazione extracorporea e a cuore fermo. La procedura è piuttosto complessa, in quanto prevede la sostituzione della valvola aortica danneggiata con la valvola polmonare dello stesso paziente e, contemporaneamente, la ricostruzione della via di efflusso destro con una valvola polmonare da un donatore o con una protesi biologica.

Isterectomia radicale

L’isterectomia radicale è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione dell’utero e della cervice uterina. Nella maggior parte dei casi vengono rimossi anche gli annessi (tube e ovaie) e i linfonodi pelvici. Presso il Policlinico di Sant’Orsola tale operazione viene eseguita per via addominale, ossia lavorando sull’addome della paziente. Nel corso degli anni le innovazioni tecnologiche hanno permesso di sviluppare diverse tecniche per eseguire questa operazione. • Isterectomia radicale a cielo aperto (o laparotomica). Si tratta della via tradizionale e, oggigiorno, meno utilizzata, in quanto particolarmente invasiva. In questo caso, infatti, l’asportazione degli organi genitali viene portata a termine aprendo un’incisione di diversi centimetri nell’addome. Attraverso questa apertura i chirurghi operano direttamente sull’utero e sulle strutture vicine. • Isterectomia radicale laparoscopica. A differenza della chirurgia laparotomica, l’approccio laparoscopico non prevede l’apertura di un’unica grande incisione, ma bensì la creazione di fori di più piccole dimensioni (sempre a livello dell’addome) attraverso cui i medici infilano i propri strumenti. L’intervento viene quindi portato a termine grazie all’ausilio di uno strumento ottico flessibile dotato di luce e telecamera. Grazie a questo dispositivo, che è collegato ad un monitor presente in sala operatoria, i chirurghi possono procedere alla rimozione degli organi. • Isterectomia radicale robotica. Questa tecnica segue lo stesso principio della procedura laparoscopica: gli strumenti necessari all’operazione, in altre parole, vengono sempre inseriti nel corpo del paziente attraverso piccole incisioni aperte sull’addome. A differenza di quest’ultima, tuttavia, l’operazione viene portata a termine grazie all’ausilio di bracci robotici, controllati dai chirurghi tramite un’apposita consolle, e offre quindi risultati più precisi. Il team medico che ha in cura la paziente sceglie l’approccio migliore tenendo conto del suo stato di salute e delle caratteristiche della patologia che ha reso necessario l’intervento. In ogni caso, l’operazione viene eseguita in anestesia generale e può avere una durata variabile tra una e due ore, anche se i tempi si possono allungare per le procedure di preparazione.

Isteroannessiectomia

L’isteroannessiectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione dell’utero e degli annessi uterini, ossia delle ovaie e delle tube uterine. Può essere monolaterale (se riguarda solo un’ovaia e la relativa tuba) oppure bilaterale (se prevede l’asportazione di entrambe le ovaie e le tube). L’operazione prevede l’anestesia generale e può essere eseguita due diverse tecniche chirurgiche. La procedura laparotomica prevede l’apertura di un’unica ampia incisione a livello del basso addome, e permette ai chirurghi di lavorare “a cielo aperto” sui genitali della paziente. L’intervento, in questo caso, è solitamente più veloce, ma richiede dei tempi di recupero più lunghi. La procedura laparoscopica, al contrario, è solitamente meno invasiva, in quando non comporta l’apertura chirurgica della parete addominale: gli strumenti vengono inseriti attraversi piccoli fori praticati sulla parete addominale, e i medici portano a termine l’operazione grazie all’ausilio di uno speciale strumento dotato di telecamera (il laparoscopio, per l’appunto).

Legatura e sezione delle vene spermatiche

La legatura e sezione delle vene spermatiche è un intervento chirurgico che può essere eseguito per il trattamento del varicocele, patologie caratterizzata da un’anomala dilatazione delle vene presenti nella sacca scortale. L’operazione prevede la “chiusura” e la rimozione delle vie sanguigne interessate, e può essere eseguita con due differenti tecniche chirurgiche • Via laparotomica. Si tratta dell’opzione tradizionale ma oggi meno utilizzata, in quanto maggiormente invasiva. L’intervento viene eseguito “a cielo aperto”, ossia praticando un’incisione di diversi centimetri nella zona inguinale e agendo direttamente sulle vene. • Via laparoscopica. Rispetto all’opzione “a cielo aperto”, questa tecnica è meno impattante. Le vene, infatti, vengono chiuse e sezionate per mezzo del laparoscopio, uno strumento flessibile e dotato di luce e telecamera che viene inserito attraverso una piccola incisione La scelta del tipo di intervento spetta al chirurgo e viene presa in base alle condizioni generali di salute e alle caratteristiche della patologia. In entrambi i casi, comunque, l’intervento viene tendenzialmente eseguito in anestesia locale (anche se a volte è necessario ricorrere all’anestesia generale). La procedura, nel suo complesso, dura dai 30 ai 45 minuti.

Linfoadenectomia inguinale

La linfoadenectomia inguinale è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione dei linfonodi inguinali, piccoli organi a forma di fagiolo che si trovano nell’inguine del paziente. Tali organi possono essere interessati da metastasi tumorali, ossia dalla diffusione di cellule provenienti da altri organi e dal conseguente sviluppo di neoformazioni benigne o maligne al loro interno. In genere la procedura viene eseguita in anestesia locale, ma in alcuni casi è necessario ricorrere all’anestesia generale. A seconda delle condizioni di salute del paziente e alla posizione dei linfonodi, l’asportazione può essere portata a termine con due diverse tecniche chirurgiche: • Per via laparotomica. Si tratta dell’operazione tradizionale ma oggi meno utilizzata, in quanto maggiormente invasiva. L’intervento viene eseguito “a cielo aperto”, ossia praticando un’incisione di diversi centimetri nella zona inguinale e rimuovendo direttamente i linfonodi. • Per via laparotomica. Rispetto all’opzione “a cielo aperto”, questa tecnica è meno impattante. I linfonodi, infatti, vengono asportati per mezzo del laparoscopio, uno strumento flessibile e dotato di luce e telecamera che viene inserito attraverso una piccola incisione.

Litotrissia endoscopica con ureterorenoscopia flessibile (RIRS)

La litotrissia endoscopica è una tecnica chirurgica per la rimozione dei calcoli renali che si basa sull’utilizzo di un ureterorenoscopio, strumento lungo e flessibile dotato di luce e telecamera. Tale dispositivo medico, che è collegato ad un monitor presente in sala e permette quindi allo staff medico di osservare in tempo reale l’intervento, viene inserito attraverso l’uretra e da qui guidato fino all’uretere, il condotto che collega il rene alla vescica. Una volta localizzato il calcolo da asportare, vengono quindi inserite delle speciali sonde che, sfruttando la tecnologia laser, sono in grado di frantumare il “sassolino”. I frammenti, infine, devono essere rimossi attraverso appositi strumenti, detti cestelli. Al termine della procedura, che viene eseguita in regime di anestesia locale, il chirurgo provvede ad inserire un drenaggio temporaneo e un tutore per proteggere l’uretere.

Litotrissia extracorporea (ESWL)

La litotrissia extracorporea a onde d’urto (ESWL) è una procedura non invasiva impiegata per il trattamento della calcolosi renale. Si avvale dell’utilizzo del litotritore, un’apposita apparecchiatura che genera onde d’urto capaci di frammentare i calcoli. Una volta che sono rotti in piccoli pezzi, questi sassolini vengono poi espulsi attraverso l’urina. La procedura è molto semplice e in genere viene ben tollerata, tanto da non richiedere alcuna sedazione. Il paziente viene fatto sdraiare appoggiando il fianco su un cuscino pieno d’acqua. Il trattamento può durare dai 30 ai 60 minuti, ma non sempre è sufficiente una seduta per frammentare completamente i sassolini. In alcuni casi, infatti, sono necessarie più litotrissie extracorporee per risolvere definitivamente il problema

Lobectomia polmonare

La lobectomia è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di un lobo del polmone. Al pari di altri organi, i polmoni sono composti da diverse sezioni anatomiche, ognuna con un proprio compito specifico, che prendono il nome di lobi. Il polmone sinistro è diviso in due lobi, quello destro in tre. In presenza di una lesione (ad esempio di una tumore benigno o maligno oppure di un’infezione), può essere necessario rimuovere il lobo interessato dalla patologia al fine di preservare le sezioni sane del polmone. Questo tipo di intervento viene svolto in anestesia generale e può durare da un’ora e mezza fino a quattro ore. Può essere eseguito con due approcci distinti: in toracotomia o in video-torascopia (VATS). Nel primo caso l’intervento prevede l’apertura di un’unica ampia incisione di circa 20 centimetri a livello del torace, e il paziente viene intubato. La seconda tecnica, invece, si basa sulla creazione di più incisioni di piccole dimensioni (in genere non più ampie di 2-3 centimetri): attraverso queste aperture i chirurghi possono inserire e manovrare gli strumenti all’interno della parete toracica, orientandosi grazie alle immagini inviate su un monitor da un’apposita telecamera dotata di fonte luminosa. I tempi di recupero variano in base all’approccio utilizzato. L’operazione condotta in video-torascopia (VATS) risulta in genere meno invasiva, a tal punto che nella maggior parte dei casi il paziente viene dimesso entro due o tre giorni dall’intervento. In caso di toracotomia, invece, il recuperò sarà più lento tanto da richiedere fino a sei giorni di degenza. La scelta della tecnica chirurgica, in ogni caso, spetta allo staff medico, che decide in base alla natura, alle caratteristiche e alla localizzazione della lesione da rimuovere e alle condizioni generali di salute del paziente. In entrambi i casi, comunque, insieme al lobo vengono rimossi anche i linfonodi vicini per evitare una diffusione dell’infezione o del tumore

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