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Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

156 Risultati
Infiltrazioni intralesionali nel cuoio capelluto

Le infiltrazioni intralesionali consistono nella somministrazione di corticosteroidi attraverso una siringa da 1 ml con ago da 30 Gauge. Nell’area da trattare viene iniettato triamcinolone acetonide in corrispondenza del derma medio, a distanza di circa 0,5-1 cm l’uno dall’altra.

Iniezione intravitreale di farmaci anti VEGF o cortisonici

Le intravitreali sono iniezioni di farmaci che vengono praticate direttamente attraverso la sclera (la parte bianca dell’occhio). Attraverso un’apposita siringa, infatti, il farmaco viene somministrato direttamente nel corpo vitreo, il liquido gelatinoso che riempie l’occhio e che è a contatto con la retina. Queste iniezioni vengono praticate in sala operatoria in condizioni di sterilità e sotto anestesia topica (l’occhio viene anestetizzato mediante colliri). Per questo motivo sono generalmente indolori e molto rapide. L’intervento è seguito da alcune visite di controllo, e a seconda dei trattamenti le iniezioni possono essere ripetute nel tempo.

Inseminazione intrauterina

L’inseminazione intrauterina è una tecnica di procreazione assistita (PMA) di primo livello, il cui scopo consiste nel facilitare l’incontro tra i gameti maschili e femminili (rispettivamente ovociti e spermatozoi) all’interno della tuba. Il liquido seminale, infatti, viene rilasciato direttamente all’interno dell’utero della paziente tramite un apposito catetere, inserito per via vaginale. Tale procedura tenta di rispettare il più possibile il normale processo di concepimento, tanto da essere considerata la più semplice e la meno invasiva tra le tecniche di PMA. L’IUI (acronimo che viene dall’inglese “Intra-Uterine Insemination”) può essere sia omologa che eterologa. Nel primo caso il liquido seminale proviene direttamente dal partner, mentre nel secondo si utilizza lo sperma di un donatore. In entrambi i casi si compone di tre passaggi principali: controllo delle ovaie ed (eventuale) induzione alla superovoluzione, preparazione del liquido seminale e inseminazione vera e propria. Il trattamento, infatti, può essere eseguito con o senza induzione alla superovulazione. Nel primo caso si attende la normale fase di ovulazione del ciclo mestruale, mentre nel secondo si cerca di stimolare le ovaie a produrre più di un follicolo (in genere 3 o 4) in modo da aumentare le possibilità di fecondazione. Per ottenere questo risultato vengono somministrati appositi farmaci a partire dai primi giorni del ciclo mestruale. Il liquido seminale viene raccolto attraverso masturbazione dopo alcuni giorni di astinenza, e deve essere adeguatamente trattato in laboratorio in modo da concentrare gli spermatozoi mobili. Una volta pronto, lo sperma viene depositato direttamente all’interno dell’utero. La procedura di inseminazione è semplice e indolore, ed è molto simile ad una comune visita ginecologica.

Instillazioni endovescicali con BGC o chemioterapici

L’instillzione endovescicale è una procedura terapeutica che viene eseguita per prevenire o limitare la recidiva di un tumore superficiale della vescica. Consiste nella somministrazione di farmaci (chemioterapici o biologici come il BCG) direttamente all’interno della vescica, attraverso un catetere vescicale appositamente posizionato. In genere vengono eseguite più instillazioni a cadenza prima settimanale e poi mensile, ma lo schema può variare in base alle caratteristiche del tumore e al farmaco usato. La procedura può essere eseguita in regime ambulatoriale (e quindi senza necessità di ricovero), è molto veloce e in genere non dolorosa. Il catetere vescicale, infatti, viene inserito attraverso l’uretra e guidato delicatamente fino alle vescica. Se il paziente non ha urinato la vescica viene completamente svuotata prima di procedere con la somministrazione del farmaco. Una volta terminata l’instillazione, infine, il catetere viene rimosso.

Intervento chirurgico di artroprotesi di ginocchio

Questo intervento consiste nella sostituzione delle superfici articolari del ginocchio con due protesi, costruire con materiali studiati per ottenere la massima tolleranza dei tessuti intorno all’impianto. L’ancoraggio delle protesi può essere ottenuto sia con cemento acrilico, che ne permette una immediata stabilità, sia con tecniche senza cemento. Tali scelte sono rimesse allo staff chirurgico, che giudica in base all’età del paziente e alle condizioni del suo scheletro. L’intero intervento viene eseguito in anestesia locale.

Intervento chirurgico per instabilità della spalla

L’instabilità della spalla provoca episodi di lussazione spontanea oppure sensazione di fuoriuscita della spalla e/o dolore alla spalle e al braccio durante alcuni movimenti. L’intervento chirurgico in genere si rende necessario se le terapie mediche e riabilitative non portano a un completo recupero della mobilità e della forza del braccio o ad un’attenuazione del dolore, e consiste nella riparazione delle lesioni con la sutura e/o con la reinserzione dei legamenti sull’osso.

Intervento chirurgico per lesione della cuffia dei rotatori

Le infiammazioni e lesioni dei tendini che formano la cuffia dei rotatori provocano dolore alla spalla e al braccio, e in alcuni casi limitano la mobilità e la forza dell’arto. L’intervento chirurgico in genere si rende necessario se le terapie mediche e riabilitative non risultano in grado di raggiungere alcun miglioramento, e può essere eseguito con tecnica tradizionale a cielo aperto o con tecnica artroscopica (che si avvale di speciali microscopi e permette di non aprire chirurgicamente la spalla). In entrambi i casi l’operazione viene eseguita in anestesia locale e consiste di fatto nella riparazione delle lesioni tramite suture e/o reinsezione dei tendini sull’osso.

Intervento di Fontan o Connessione Cavo-polmonare Totale

L’intervento di Fontan è una complessa procedura chirurgica eseguita per palliare alcune gravi malformazioni cardiache congenite accomunate dalla presenza di un’unica camera ventricolare funzionante e, quindi, dall’incapacità del cuore di pompare adeguatamente il sangue ai polmoni e al corpo.  Ideata alla fine degli anni ’70 da Francis Fontan e poi estesamente modificata a più riprese, l’operazione viene realizzata in tappe successive attraverso diversi interventi chirurgici eseguiti tra il periodo neonatale e i cinque/otto anni di età.  Il risultato finale prevede la connessione diretta della vena cava superiore e della vena cava inferiore alle arterie polmonari senza l’interposizione di una camera ventricolare: in questo modo il sangue povero di ossigeno raggiunge i polmoni senza passare dal cuore, mentre l’unica camera ventricolare riceve sangue ossigenato dai polmoni e lo pompa in aorta. Tale peculiare assetto cardiocircolatorio prende il nome di “circolazione di Fontan”.  In Italia si stima che vi siano circa 4.000 persone con circolazione di Fontan. L’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola ne segue attivamente circa 250 e rappresenta uno dei centri di riferimento a livello nazionale e internazionale.

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