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Trattamenti

Approfondisci alcune delle principali prestazioni terapeutiche del Policlinico

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HIPEC (Hyperthermic Intraperitoneal Chemotherapy)

L'HIPEC (Hyperthermic Intraperitoneal Chemotherapy) è un approccio che combina la chirurgia citoriduttiva, in cui si rimuovono tutte le lesioni tumorali visibili, con la somministrazione di una chemioterapia ad alte temperature direttamente nella cavità addominale della paziente.L’approccio chirurgico è laparotomico, con un’incisione longitudinale sull’addome.  Si tratta di una procedura eseguita in anestesia generale. La durata complessiva è variabile e dipende dall’estensione della malattia e dalla complessità della chirurgia 

Impianto di contropulsatore aortico

Il contropulsatore aortico è un supporto meccanico per il ventricolo sinistro del cuore, che viene impiantato nell’aorta per aumentare la portata cardiaca e quindi ripristinare il corretto flusso sanguigno. Tecnicamente il dispositivo si compone di un catetere con palloncino, che viene inserito nell’arteria femorale e condotto fino all’aorta discendente (il vaso che porta il sangue a gran parte dell’organismo). A questo punto il catetere viene collegato ad una consolle esterna che consente di gonfiare e sgonfiare il palloncino in modo sincrono con l’attività cardiaca.

Impianto di filtro cavale

I filtri cavali sono dispositivi meccanici formati da maglie metalliche che servono a impedire ad eventuali emboli provenienti dagli arti inferiori di raggiungere l’arteria polmonare. Tali strumenti, che possono essere rimovibili o non rimovibili, vengono inseriti nella vena femorale o in quella giugulare interna e poi condotti con un catetere fino alla vena cava inferiore.

Impianto di protesi peniena

La protesi peniena è un dispositivo medico che viene impiantato chirurgicamente nei soggetti affetti da grave deficit erettile. Quest’operazione, infatti, viene considerata l’ultima soluzione in pazienti che non rispondono in modo soddisfacente a nessun’altra terapia. Esistono diversi tipi di protesi peniene, distinte in due categorie principali: malleabili e idrauliche. Le prime consistono in una coppia di cilindri di vario materiale che conferiscono al pene uno stato di rigidità parziale o permanente sufficiente ad avere un rapporto sessuale. A seconda della loro consistenza e rigidità, possono distinguersi in malleabili (caratterizzata da maggiore consistenza ma anche da uno scarso comfort per il paziente, in quanto il pene rimane in pratica sempre eretto) e soffici, realizzate cioè in silicone morbido che consente al pene di assumere a riposo una posizione più naturale. Le protesi idrauliche, invece, sono dei dispositivi più complessi. I cilindri, in questo caso, sono cavi e collegati attraverso dei tubicini ad un serbatoio che contiene dell’acqua sterile e ad una pompa, posizionata all’interno dello scroto. Ogni volta che desidera avere un’erezione, il paziente può premere il tasto della pompa e azionare così il meccanismo: l’acqua passerà dal serbatoio ai cilindri, aumentando così il volume del pene. Una volta concluso l’atto sessuale, il pene può tornare a riposo facendo nuovamente defluire l’acqua nel serbatoio. L’intervento viene eseguite in anestesia generale e locale e consiste sostanzialmente nell’impianto dei cilindri all’interno dei corpi cavernosi (nel caso di protesi idrauliche l’intervento è molto più complesso, perché prevede di inserire tutte le componenti del macchinario nella sacca scrotale). L’intera procedura dura all’incirca un’ora e mezza – due ore. La protesi non modifica la sensibilità del pene (le vie nervose infatti non vengono interessate) né il piacere provato durante l’atto sessuale. Inoltre la protesi non ostacola l’eiaculazione e la funzione urinaria non è visibile in fase di erezione (ad eccezione delle protesi malleabili, che pur non alterando la forma del pene lo mantengono in costante erezione).

Induzione del travaglio di parto

L’induzione del travaglio di parto (o parto indotto) è un trattamento impiegato per avviare il travaglio quando non inizia spontaneamente o in condizioni di particolari necessità. Consiste nella somministrazione di farmaci o nell’impiego di manovre volte a dilatare il collo dell’utero e a stimolare la comparsa di contrazioni.  Esistono più modalità per indurre il travaglio di parto: la scelta dell’opzione migliore dipende dal quadro clinico generale.  Se il collo dell’utero è già dilatato e disteso, ad esempio, la metodica più efficace consiste nella rottura delle membrane (che si ottiene mediante una semplice visita ostetrica) e nella somministrazione per via endovenosa del farmaco ossitocina.  In caso contrario (mancata dilatazione) è necessario preparare preliminarmente il collo dell’utero mediante la somministrazione di farmaci o l’impiego di mezzi meccanici come il catetere di Foley (un catetere sottile dottato di palloncino che viene inserito attraverso il canale cervicale per poi essere gonfiato) o di candelette che si dilatano lentamente.  In genere tutte queste soluzioni risultano lievemente o per nulla fastidiose. L’induzione rappresenta in ogni caso un processo lento: dal trattamento all’effettivo inizio del travaglio possono passare diverse ore o anche un paio di giorni. Nell’esperienza del nostro ospedale, l’induzione del travaglio di parto ha successo e conduce a un parto vaginale nel 90% dei casi. Per il restante 10% delle pazienti si rende invece necessario un taglio cesareo.   

Infiltrazioni intralesionali nel cuoio capelluto

Le infiltrazioni intralesionali consistono nella somministrazione di corticosteroidi attraverso una siringa da 1 ml con ago da 30 Gauge. Nell’area da trattare viene iniettato triamcinolone acetonide in corrispondenza del derma medio, a distanza di circa 0,5-1 cm l’uno dall’altra.

Iniezione intravitreale di farmaci anti VEGF o cortisonici

Le intravitreali sono iniezioni di farmaci che vengono praticate direttamente attraverso la sclera (la parte bianca dell’occhio). Attraverso un’apposita siringa, infatti, il farmaco viene somministrato direttamente nel corpo vitreo, il liquido gelatinoso che riempie l’occhio e che è a contatto con la retina. Queste iniezioni vengono praticate in sala operatoria in condizioni di sterilità e sotto anestesia topica (l’occhio viene anestetizzato mediante colliri). Per questo motivo sono generalmente indolori e molto rapide. L’intervento è seguito da alcune visite di controllo, e a seconda dei trattamenti le iniezioni possono essere ripetute nel tempo.

Inseminazione intrauterina

L’inseminazione intrauterina è una tecnica di procreazione assistita (PMA) di primo livello, il cui scopo consiste nel facilitare l’incontro tra i gameti maschili e femminili (rispettivamente ovociti e spermatozoi) all’interno della tuba. Il liquido seminale, infatti, viene rilasciato direttamente all’interno dell’utero della paziente tramite un apposito catetere, inserito per via vaginale. Tale procedura tenta di rispettare il più possibile il normale processo di concepimento, tanto da essere considerata la più semplice e la meno invasiva tra le tecniche di PMA. L’IUI (acronimo che viene dall’inglese “Intra-Uterine Insemination”) può essere sia omologa che eterologa. Nel primo caso il liquido seminale proviene direttamente dal partner, mentre nel secondo si utilizza lo sperma di un donatore. In entrambi i casi si compone di tre passaggi principali: controllo delle ovaie ed (eventuale) induzione alla superovoluzione, preparazione del liquido seminale e inseminazione vera e propria. Il trattamento, infatti, può essere eseguito con o senza induzione alla superovulazione. Nel primo caso si attende la normale fase di ovulazione del ciclo mestruale, mentre nel secondo si cerca di stimolare le ovaie a produrre più di un follicolo (in genere 3 o 4) in modo da aumentare le possibilità di fecondazione. Per ottenere questo risultato vengono somministrati appositi farmaci a partire dai primi giorni del ciclo mestruale. Il liquido seminale viene raccolto attraverso masturbazione dopo alcuni giorni di astinenza, e deve essere adeguatamente trattato in laboratorio in modo da concentrare gli spermatozoi mobili. Una volta pronto, lo sperma viene depositato direttamente all’interno dell’utero. La procedura di inseminazione è semplice e indolore, ed è molto simile ad una comune visita ginecologica.

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