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Urinocoltura

L’urinocoltura è un esame diagnostico di laboratorio che serve a identificare la presenza di batteri o altri microrganismi patogeni nelle urine: viene quindi eseguito per valutare se è in corso un’infezione del tratto urinario.  Similmente all’esame delle urine, viene eseguito raccogliendo un campione di urina che viene poi inviato al laboratorio per la coltura microbiologica, procedura che consente di far crescere eventuali batteri presenti così da poterli poi identificare e quantificare. A differenza dell’esame standard delle urine, che fornisce indicazioni generali, l’urinocoltura permette di identificare con precisione eventuali infezioni e l’agente che le provoca. I due esami, in ogni caso, sono spesso complementari. Per eseguire l’urinocoltura è importante raccogliere un campione di urina pulito e rappresentativo, seguendo le indicazioni fornite dal personale sanitario. In genere si consiglia di raccogliere il campione di mitto intermedio, cioè di iniziare a urinare nel water, poi raccogliere una porzione di urina in un contenitore sterile, previa detersione di mani e genitali. Queste accortezze evitano contaminazioni esterne che potrebbero rendere inaccurati i risultati.

Uro TC

Si tratta di un particolare tipo di Tac con mezzo di contrasto che viene eseguito per studiare nel dettaglio le condizioni e la funzionalità dell’apparato urinario. L’esame unisce la tecnica della Tomografia computerizzata, che permette di ottenere immagini delle sezioni anatomiche interne (in questo caso dei reni, degli ureteri e della vescica) grazie all’impiego dei raggi X, a quella dell’urografia, è totalmente indolore e dura all’incirca una quindicina di minuti. La procedura è molto semplice. Per prima cosa il paziente viene invitato a indossare l’apposito camice fornito dallo staff medico e, con l’aiuto di un tecnico, a distendersi correttamente sul lettino (la posizione corretta è sdraiato a pancia in su con le braccia semiflesse sopra la testa). A questo punto il medico radiologo somministra per via endovenosa il mezzo di contrasto, che di norma impiega qualche minuto a raggiungere le vie urinarie e può provocare una sensazione temporanea di sapore metallico in bocca. Una volta concluse le procedure di preparazione, il paziente viene lasciato solo in sala, pur rimanendo sotto costante controllo del tecnico e del radiologo che seguono l’esame dietro un apposito vetro. Prima dell’inizio dell’esame vero e proprio, il lettino scorre all’interno del tubo radiogeno, un macchinario aperto sia davanti che dietro all’interno del quale vengono eseguite le scansioni.

Uro Risonanza Magnetica (Uro-RMN)

Si tratta di un particolare tipo di risonanza magnetica con mezzo di contrasto che consente di studiare nel dettaglio le condizioni e la funzionalità dell’apparato urinario. L’esame unisce la tecnica della risonanza magnetica - che permette di permette di ottenere immagini tridimensionali delle strutture anatomiche interne dell’addome (in questo caso dei reni, degli ureteri e della vescica) utilizzando campi magnetici e onde radio - a quella dell’urografia. La procedura è molto semplice. Per prima cosa il paziente viene invitato a indossare l’apposito camice fornito dallo staff medico e, con l’aiuto di un tecnico, a distendersi correttamente sul lettino (la posizione corretta è sdraiato a pancia in su con le braccia semiflesse sopra la testa). A questo punto il medico radiologo somministra il mezzo di contrasto, che di norma impiega qualche minuto a raggiungere le vie urinarie e può provocare una sensazione temporanea di sapore metallico in bocca. Una volta concluse le procedure di preparazione, il paziente viene lasciato solo in sala, pur rimanendo sotto costante controllo del tecnico e del radiologo che seguono l’esame dietro un apposito vetro. L’indagine dura all’incirca una quindicina di minuti ed è totalmente indolore.

Urodinamica invasiva

L'urodinamica invasiva è un esame diagnostico di secondo livello che studia il funzionamento della vescica e dell'uretra, valutando sia la fase di riempimento che la fase di svuotamento vescicale (e quindi la capacità di immagazzinare e rilasciare l'urina). L’esame viene definitivo “invasivo” perché prevede il posizionamento di un catetere vescicale, di una sonda rettale e di elettrodi adesivi da applicare sul perineo. Attraverso il catetere si esegue un riempimento controllato della vescica, mentre gli altri strumenti consentono di valutare il comportamento del detrusore (il muscolo principale della vescica). Non appena il paziente avverte lo stimolo, infine, lo si fa urinare all’interno di un contenitore in modo da raccogliere informazioni sull’effettiva capacità di svuotamento della vescica.   In genere l’esame non richiede più di 30-60 minuti.

Urografia

Si tratta di un’indagine radiologica che consente lo studio dell’apparato urinario e che viene solitamente eseguita in regime ambulatoriale (e quindi senza necessità di alcun ricovero). Tale esame prevede la somministrazione per via endovenosa di un mezzo di contrasto visibile ai raggi X e dura all’incirca un’ora. La procedura richiede che il paziente si distenda a pancia in su sull’apposito lettino, dove viene effettuata una prima radiografia frontale dell’addome. Altre immagini vengono raccolte dopo la somministrazione del mezzo di contrasto, e in alcuni casi l’esame può essere valutato anche con lo studio della minzione.

Vaginoscopia

La vaginoscopia è un particolare tipologia di esame endoscopico che permette di analizzare le condizioni delle pareti interne della vagina. L’indagine viene eseguita attraverso un isteroscopio, dispositivo medico molto sottile dotato di telecamera (che trasmette le immagini ad un monitor in tempo reale) e di una fonte luminosa. Se necessario, l’isteroscopio consente anche di effettuare una biopsia prelevando campioni di tessuto. L’esplorazione delle pareti vaginali può essere completata con l‘uso di coloranti, per evidenziare la presenza di eventuali anomalie. Si tratta di un esame non doloroso (anche se l’introduzione dell’isteroscopio può causare un po’ di fastidio), che non prevede il ricorso all’anestesia.

Valutazione Ortottica

La valutazione ortottica prevede l’esecuzione di test volti a determinare lo stato della funzionalità visiva sia nel bambino che nell’adulto. Ha una durata che può variare da venti a quarantacinque minuti, durante i quali si procede con la misurazione dell’acutezza visiva, di un eventuale deviazione latente o manifesta e con la valutazione della motilità oculare, della convergenza, dell’ampiezza accomodativa e della stereopsi (senso della tridimensionalità). Può documentare le alterazioni della motilità oculare mediante il Test di Hess-Lancaster e la percezione dei colori mediante l’esame del senso cromatico.

Valutazioni funzionali del flusso cardiaco

Con tale termine indichiamo una serie di modi di misurare la capacità di flusso delle coronarie, ossia la possibilità, per il sangue, di scorrere liberamente senza incontrare ostacoli. In particolare, distinguiamo due criteri di valutazione. Il primo è indicato con la sigla FFR e misura il rapporto tra la capacità di flusso della coronaria del paziente e la capacità massima di una coronaria normale. Il primo di questi due valori può essere facilmente misurato durante una coronarografia, inserendo un apposito strumento nel punto delle coronarie da analizzare. Se da questo rilevamento risulta un FFR pari o vicino a 1.0 il flusso di sangue del paziente è da considerarsi normale e quindi non soggetto a restrizioni gravi. Viceversa, se il valore di questo indicatore è più basso di 0.75 si può verificare un’ischemia miocardica e quindi una coronaropatia.

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