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Biopsia sotto guida colposcopica

La biopsia sotto guida colposcopica è una procedura medica che consente di esaminare in dettaglio il tessuto del collo dell'utero. L’esame prevede il prelievo di alcuni campioni di tessuti e la loro analisi in laboratorio per determinare la presenza di condizioni patologiche. La procedura è simile a quella di un esame ginecologico di routine. Dopo aver invitato la paziente a sdraiarsi su un lettino ginecologico, il medico posiziona il colposcopio, un apposito strumento ottico, all’ingresso della vagina. Spesso lo specialista applica anche una soluzione di acido acetico sulla superficie del collo dell’utero per rendere più evidenti le aree anomale: queste ultime appaiono infatti di colore bianco dopo l’applicazione dell’acido acetico. Una volta individuate le aree sospette, il medico preleva piccoli campioni di tessuto dalla superficie del collo dell'utero utilizzando strumenti speciali, come una pinza da biopsia. Questi campioni vengono quindi inviati in anatomia patologica per le analisi istologiche. La procedura può causare una sensazione di pressione o crampi lievi. Dopo la biopsia potrebbe verificarsi un leggero sanguinamento, che di solito tende comunque a diminuire entro pochi giorni.

Biopsia transgiugulare

La biopsia transgiugulare consiste nel prelievo, mediante l’utilizzo di aghi sottili, di campioni di tessuto da analizzare in laboratorio. Il radiologo, dopo aver anestetizzato il paziente, procede con un catetere attraverso la vena giugulare interna e, una volta giunto in prossimità del fegato, preleva un piccolo frammento dell’organo. Il tessuto viene poi inviato in laboratorio per l’analisi citologica e istologica. La procedura viene eseguita con l’assistenza del cito-patologo che esamina, in tempo reale, la consistenza del prelievo: se il materiale prelevato al primo passaggio non viene considerato adeguato è necessario effettuare, durante la stessa seduta, un secondo prelievo.

Biopsia transrettale della prostata

La biopsia transrettale consiste nel prelievo di 8 o più frammenti di tessuto prostatico, che vengono poi analizzati in laboratorio con un esame istologico in modo da escludere o confermare la presenza di alterazioni. L’esame prevede generalmente che il paziente sia sdraiato su un fianco con le ginocchia raccolte verso il petto, e viene portato a termine mediante l’utilizzo di una sonda ecografica adeguatamente lubrificata con gel, sulla quale viene fissato un supporto per l’introduzione dell’ago. Dopo aver eseguito l’anestesia locale, che può provocare una sensazione di bruciore della durata di pochi secondi, si procede all’esecuzione dei prelievi. L’esame istologico viene eseguito presso il servizio di Anatomia Patologica del Policlinico e il suo esito è consegnato al momento del ritiro del referto.

Calorimetria indiretta

La calorimetria indiretta è un esame non invasivo che consente di misurare, attraverso l’utilizzo di un apposito strumento, il dispendio energetico basale di un individuo. Il BBE (dall’inglese “Basal Energy Expenditure, ossia il dispendio energetico a riposo) indica il quantitativo di calorie necessarie allo svolgimento delle funzioni vitali dell’organismo.  Il test viene effettuato in condizioni ambientali controllate (temperatura, luminosità e rumorosità), con paziente disteso su di un lettino con testiera inclinata di 30 gradi. La procedura è semplice, assolutamente indolore e ben tollerata. Il paziente è invitato a sdraiarsi su un lettino per tutta la durata dell’esame (che richiede in media tra i 30 e i 40 minuti): sul suo viso viene collocato un casco di plexiglas trasparente, dotato di un’apertura per permettere un continuo ricambio di ossigeno e collegato ad una pompa che convoglia l’aria espirata fino allo strumento deputato all’analisi. Solitamente anche i soggetti claustrofobici riescono a portare a termine il test senza particolari difficoltà grazie alle dimensioni e alla trasparenza del casco.

Campo Visivo

L’esame del campo visivo consente di rappresentare graficamente la porzione di spazio che l’occhio è in grado di vedere mentre lo sguardo è concentrato su un punto fisso. Viene eseguito in ambiente buio e la durata dell’esame varia da trenta a quarantacinque minuti in funzione del programma scelto per gli approfondimenti diagnostici. Dopo aver bendato un occhio, l’ortottista chiede al paziente di concentrarsi sulla sorgente luminosa che si trova al centro di una cupola, tenendo nel frattempo in mano un pulsante. Nel corso del test, alcune luci si accendono a intermittenza in varie zone della cupola: ogni qual volta il paziente vede una di queste luci deve spingere il pulsante. È importante che, nel corso di tutta la durata del test, lo sguardo rimanga concentrato sulla stessa sorgente luminosa e non si perda a cercare le luci intermittenti nella cupola. Una volta terminato, l’esame viene ripetuto per l’occhio precedentemente bendato.

Capillaroscopia

Si tratta di un esame non invasivo che permette di osservare la circolazione del sangue nei capillari. La procedura è molto semplice e breve (in tutto la capillaroscopia dura una decina di minuti). Le dita del paziente, adeguatamente cosparse di olio di cedro per migliorare la visibilità, vengono attentamente osservate al microscopio, in particolare la zona della cute che circonda le unghie. In quest’area, infatti, i capillari sono più evidenti e quindi meglio analizzabili.

Cateterismo cardiaco

Questo esame invasivo prevede l’inserimento di un catetere all’interno dei vasi e delle cavità del cuore, in modo da studiare le funzionalità cardiovascolari e individuare eventuali anomali. Tale catetere può essere inserito nella vena o nell’arteria femorale o, ancora, in altri vasi sanguigni collocati nel gomito, nel collo o nell’ascella. Una volta dentro, il catetere viene guidato delicatamente fino alle varie cavità del cuore, dove per prima cosa si procede con la misurazione della pressione e con alcuni prelievi di sangue. In un secondo momento, poi, attraverso lo stesso catetere viene iniettato un liquido visibile ai raggi X per studiare la funzionalità di ciascuna cavità cardiaca. Al termine dell’esame il catetere può essere ritirato e il foro di ingresso viene medicato. L’intera procedura avviene in anestesia locale.

Cisto uretrografia minzionale

La Cisto Uretrografia Minzionale è un’indagine radiologica che permette di studiare l’apparato urinario e che si basa sul riempimento della vescica con un mezzo di contrasto. Per prima cosa il paziente viene fatto sdraiare in posizione supina (a pancia in su). Attraverso l’uretra viene inserito un catetere, un sottile tubicino sterile che ha il compito di introdurre il mezzo di contrasto all’interno della vescica. A riempimento completato il radiologo provvede ad eseguire radiografie in diverse posizioni (nello studio dell’incontinenza urinaria femminile anche in posizione eretta). Infine, l’esame viene completato con la rimozione del catetere e lo studio della fase minzionale. L’esame non prevede il ricorso all’anestesia e non è doloroso (anche se il posizionamento del catetere può risultare lievemente fastidioso). Per i bambini particolarmente sensibili e non collaboranti, tuttavia, possono essere applicate delle apposite attrezzature di immobilizzazione, in modo da permettere lo svolgimento della cisto uretrografia in assoluta sicurezza.

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