Dismotilità intestinale cronica

Cos'è 

Per motilità intestinale si intende la funzione che consente al cibo di progredire lungo il tratto gastrointestinale. È regolata dai muscoli e nervi propri dell’intestino e dal sistema nervoso “autonomo” dell’organismo, cioè quella parte di sistema nervoso che non è soggetto al controllo volontario dell’individuo. Il termine dismotilità intestinale cronica indica dunque le alterazioni della motilità intestinale che persistono nel tempo.

Come si manifesta 

I sintomi comuni della dismotilità intestinale possono includere dolore addominale, nausea, vomito. Tali fastidi sono in genere conseguenti all’ingestione di cibo, ma posso essere presenti anche a digiuno. La sintomatologia può determinare una riduzione dell’alimentazione e lo sviluppo di malnutrizione, configurando perciò un quadro di insufficienza intestinale cronica. 

Origine 

Due fattori tendono a svolgere un ruolo nella dismotilità intestinale: le alterazioni della muscolatura dell'intestino (alterazione nota come miopatia) o dei segnali nervosi che regolano la funzione dei muscoli dell’intestino (neuropatia). Spesso possono essere presenti entrambe le alterazioni.

La dismotilità intestinale cronica è classificata come psuedo-ostruzione intestinale cronica (PSO o acronimo inglese CIPO, chronic intestinal pseudo-obstruction) quando sono presenti segni radiologici di intestino dilatato oppure come dismotilità enterica (acronimo inglese ED, enteric dysmotility) quando non sono presenti caratteristiche radiologiche di un intestino dilatato. Rientrano nella definizione di dismotilità intestinale cronica anche i quadri di gastroparesi, dove l’alterazione della motilità è limitata allo stomaco.

Gastroparesi, CIPO ed ED sono classificate come primaria/idiopatica, quando nessuna causa può essere dimostrata, o secondaria, quando sono dovute a malattie gastrointestinali o sistemiche note, sporadiche o genetiche, o ad altri fattori noti, come ad esempio gli effetti collaterali di farmaci.

La CIPO è nell’elenco delle malattie rare riconosciute dal SSN.

La malattia primaria esordisce nella prima infanzia o nella seconda o terza decade di vita. Le forme secondarie possono comparire a qualsiasi età.

Come si accerta 

La diagnosi di motilità intestinale si basa su indagini mirate a valutare lo svuotamento dello stomaco, il transito del contenuto intestinale e la motilità intestinale. Si tratta di indagini radiologiche (radiografie senza e con mezzo di contrasti, TAC, risonanza magnetica), manometriche (dell’intestino tenue, del colo e ano-rettale, che vengono eseguite con sonde di diametro di pochi millimetri) ed endoscopiche (gastroscopia, colonscopia: nel corso di queste ultime vengono eseguite anche biopsie “profonde” della parete intestinale, finalizzate a indagini istologiche che consentano di studiare la muscolatura ed il sistema nervoso dell’intestino.

Trattamenti 

Cambiamenti nella dieta, farmaci cosiddetti “procinetici” ed alcuni interventi chirurgici (in pazienti accuratamente selezionati) possono aiutare a migliorare la funzione intestinale e ad alleviare i sintomi legati alla dismotilità intestinale.

Quando la dismotilità intestinale cronica si complica con insufficienza intestinale, va effettuata la terapia con nutrizione parenterale domiciliare che, nella maggior parte dei casi, si rende necessaria per tutta la durata di vita. In alcuni casi, lo sviluppo di complicanze potenzialmente letali legate all'insufficienza intestinale e alla nutrizione parenterale a lungo termine pone l’indicazione al trapianto di intestino. Pertanto è importante che il paziente venga seguito da centri di riferimento esperti, per assicurare una appropriata assistenza medica e sanitaria che consenta la prevenzione di complicanze gravi.

Considerato l’elevato impatto della patologia sulla sfera emotiva e in generale sulla qualità di vita, presso il Policlinico di Sant’Orsola il paziente può giovarsi di un percorso psicologico.

I bambini affetti da dismotilità intestinale cronica che raggiungono l'età adulta devono transitare per le cure mediche a centri per l’insufficienza intestinale dell’adulto.

La sopravvivenza a lungo termine, la qualità di vita e l’inserimento del paziente in ambito sociale e lavorativo dipendono dalla gravità della sintomatologia e dall’appropriatezza della gestione medica e sanitaria.